Alla fine ci toccherà perfino essere grati a questi quattro sconsiderati che hanno scelto la fontana della Barcaccia per smaltire una sbronza. Non perché abbiano qualche particolare merito, tranne forse la suggestione di proporsi come personaggi di una barzelletta (ci sono una russa, un ucraino, un moldavo e un lituano...) teletrasportati in piazza di Spagna da un'improbabile riunione di ex repubbliche sovietiche. Ma certo, la sciagurata ed etilica propensione a scrivere un omaggio all'eternità di Roma, incidendo con un cacciavite il travertino, ha riacceso la nostra attenzione sul patrimonio «esposto si dice così alla pubblica fede». Che ne facciamo della ricchezza che trabocca dalle nostre piazze? Potremmo recintarla con alti cancelli, perché nessuno possa avvicinarsi, trasformando così l'intero centro storico in una selva di gabbie. È solo di pochi anni fa la discussione, estenuante, sul progetto di racchiudere il Pantheon dentro una rete di metallo. E come la mettiamo con i reperti archeologici che spuntano ovunque, non parliamo dell'area dei Fori? Irresistibile magazzino all'aria aperta di souvenir autentici a costo zero. Chiudiamo tutto? Tutti d'accordo: bisogna aumentare la sicurezza. Ma un bel cordone di agenti a proteggere i monumenti romani assorbirebbe l'organico di tutte le forze di polizia, corpo forestale compreso. E le telecamere? «Mettiamo almeno quelle», si propone: certo si tratta di investire milioni di euro questa è la dimensione della spesa in cavi, ottiche e obiettivi quando riusciamo a malapena a fermare lo smottamento del Palatino e non siamo capaci di togliere i tubi Innocenti dalla casa di Augusto. E quando avremo centinaia di monitor che guardano tutto il guarda-bile, avremo le risorse umane per guardare i monitor e intervenire? Conviene tornare alla Barcaccia, consolarsi con il poco danno e magari ricordare che ubriachi, spesso italianis-simi, vandali e inquinamento sono suoi nemici storici: i restauri si susseguono a distanza di pochi anni. Nel 1993 si discusse molto di più della sgargiante tenda di Paolo Portoghesi che inneggiava allo sponsor che sui lavori di tutela della preziosa fontana. In conclusione, come difendiamo tutta questa ricchezza? Forse solo con la consapevolezza del suo valore, trovando le risorse per studiarla e mantenerla in salute, corredandola con didascalie che spieghino anche ai protagonisti di una barzelletta ex sovietica che stavano facendo il bagno in un pezzo della storia di Roma. Il resto, armi, ronde e videotape, sono chiacchiere.
ARMI, RONDE E VIDEOTAPE
La fontana della Barcaccia è stata oggetto di attenzione a causa della presenza di ubriachi e vandali. La questione della sicurezza è stata sollevata, con proposte di aumentare la presenza di agenti e installare telecamere. Tuttavia, si sostiene che queste misure potrebbero essere inefficaci e costose. Si suggerisce di concentrarsi sulla conservazione e sulla didascalia dei monumenti, piuttosto che sulla sicurezza. La Barcaccia è stata oggetto di restauri nel passato, e si può sperare che anche in futuro venga trattata con cura. La consapevolezza del valore storico e culturale dei monumenti è fondamentale per la loro conservazione.
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