Diedi l'ordine. Fra il profondo silenzio, la pesante lastra si sollevò. La luce brillò nel sarcofago. Ci sfuggì dalle labbra un grido di meraviglia, tanto splendida era la vista che si presentò ai nostri occhi: l'effigie d'oro del giovane re fanciullo». Con queste parole, Howard Carter, archeologo ed egittologo inglese, racconta i secondi che precedettero, nel 1922, la scoperta della mitica tomba del faraone Tutankhamon. Una scoperta che, grazie anche all'alone di leggenda (con maledizioni annesse) che la ammanta ancora oggi, occupa un posto speciale nella storia dell'archeologia e ha contribuito a "mitizzare" la figura dell'archeologo. In realtà, a sentire chi è dell'ambiente, questa professione rimane estremamente affascinante, ma oggi, al di là di certi (ancora attuali) richiami romantici, deve fare i conti con problemi molto "terreni", su tutti la "sicurezza" del posto di lavoro (quella sì... "mitica", nel senso di quasi irraggiungibile). Attualmente in Italia, secondo una stima dell'Ana (Associazione nazionale archeologi) si contano circa 5mila archeologi in attività. «Questa professione - osserva il presidente dell'Ana, Tsao Cevoli -è davvero bellissima, ma offre scarsi sbocchi occupazionali stabili. L'area del precariato è rilevante: la maggior parte dei giovani archeologi è impiegata con contratti a tempo determinato o a progetto o come partite Iva, in scavi di urgenza. Chi va avanti è animato da forti motivazioni. Le gratificazioni riguardano soprattutto gli aspetti professionali e personali, molto meno quelli economici. Alla base di tutto c'è l'emozione della scoperta, anche di quella non clamorosa, che però contribuisce ad aggiungere un piccolo pezzo al puzzle della storia. Per fare questo lavoro occorrono tanta passione, buone doti di manualità, curiosità, disponibilità ad imparare e a viaggiare». L'archeologia è la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali rimaste. È una disciplina complessa, suddivisa in diverse specialità (preistorica, classica, orientale, medievale, subacquea, sperimentale...). Ma chi è e cosa fa l'archeologo? L'Isfol ne dà questa definizione: «L'archeologo è un professionista impegnato nel recupero, nella conservazione e nella valorizzazione dei siti e dei reperti storici ed artistici. Le sue principali aree di attività sono: a) lo scavo, che riguarda i giacimenti e i manufatti culturali, anche subacquei. Le attività di scavo si distinguono in: scavi di programmazione, generalmente affidati in concessione ad istituti universitari e finalizzati alla conoscenza di un'area, e scavi di urgenza, avviati in seguito al ritrovamento di aree e reperti di interesse archeologico nel corso di attività di vario genere (come la costruzione di strade o edifici, ndr), generalmente organizzati e diretti da un funzionario della Soprintendenza e affidati a professionisti privati; b) la catalogazione, l'inventariazione, la schedatura e l'ordinamento dei reperti; c) la valorizzazione e la promozione di materiale archeologico, attraverso un percorso museale e la realizzazione di cataloghi o altri testi a carattere didattico e scientifico; d) la didattica; e) la ricerca e lo studio, che possono riguardare l'accertamento e la definizione dell'identità culturale del bene, gli strumenti di programmazione, l'organizzazione e la tutela». La professione non è riconosciuta da alcuna legge (e ciò è paradossale in un Paese ad alta densità di beni archeologici come il nostro) e non è inquadrata in un albo. Per quanto riguarda l'inserimento lavorativo, il grosso degli archeologi è assorbito da cooperative e società private, qualcuno resta in Università, mentre l'accesso alle Soprintendenze (che dovrebbero costituire lo sbocco più naturale ma non lo sono... altro paradosso italiano) è di fatto bloccato. «Per entrare a lavorare nelle Soprintendenze come ispettore archeologico - osserva Maria Grazia Fichera, funzionaria della Direzione generale per i Beni archeologici - bisogna superare un concorso pubblico. Il problema è che di concorsi non se ne fanno. L'ultimo è stato indetto, per pochi posti, nel 2000 e al momento non sembra che ve ne siano altri in vista». I concorsi non si fanno perché mancano le risorse per finanziarli. Attualmente, secondo una stima dell'Aria, per le Soprintendenze lavorano circa 250 archeologi, che hanno competenze su vastissime fette di territorio (e, infatti, nonostante la buona volontà, non riescono a tenere tutto sotto controllo). Alcuni di essi sono stati assunti alla fine degli anni '70 e a breve andranno in pensione, ma non si sa se verranno sostituiti. Eppure ci sarebbero "frotte" di giovani capaci e di belle speranze pronti a subentrare. Nell'interesse proprio e dell'Italia, che dovrebbe valorizzare meglio (anche per un fatto di rendita economica, non solo culturale) un patrimonio archeologico che non ha eguali nel mondo. IDENTIKIT Giovane, laureata e di «passaggio» Donna (72), intorno ai 30 anni (oltre il 50 ha tra i 28 e i 32 anni), laurea con il vecchio ordinamento (64,2), prevalentemente in Lettere classiche con indirizzo archeologico (67,8) oppure in Conservazione dei beni culturali (26,7), contratto da precario. È questo l'identikit dell'archeologo-tipo tracciato dal primo (e unico) censimento sulla professione realizzato (a fine 2005) dall'Associazione nazionale archeologi. I dati che emergono, spiega una nota, «parlano chiaro: quello dell'archeologo è un lavoro soprattutto di "passaggio ".... A causa dell'estrema discontinuità e precarietà del lavoro in questo settore, provocata anche dall'intermittenza degli stanziamenti pubblici, la maggioranza degli archeologi è costretta a svolgere parallelamente altri lavori e abbandona la professione (55,2) dopo al massimo tre anni, quasi sempre per tentare di diventare insegnante nella scuola pubblica». Il settore di studi più diffuso è l'archeologia classica (58,1), con a seguire quella medievale (16,5) e preistorica-protostorica (12,1). Il censimento ha svelato una realtà ormai consolidata: la professione non è più solo legata ai grandi scavi effettuati dalle Università e finalizzati alla ricerca scientifica. La maggior parte degli archeologi lavora, infatti, per società e cooperative private (45,2) in scavi legati alla realizzazione di grandi opere. Quindi per conto delle Università (21,2) e per il ministero dei Beni culturali e le Soprintendenze (19,2). Per quanto riguarda, infine, infine, il tipo di contratto, il 26,3 si qualifica come collaboratore occasionale, il 24,7 come collaboratore a progetto, il 14,8 come libero professionista, l'8,8 come titolare o socio di una società o di una cooperativa. I lavoratori dipendenti raggiungono il 4,6 nel privato e il 3,6 nel pubblico. Giovanni, turismo e divulgazione Archeologo e divulgatore. Gabrielle Rossoni, 41, è tutte e due le cose: fa l'archeologo ma, attraverso una sua società, cerca di "portare" le scoperte dell'archeologia al grande pubblico. Diploma di liceo classico, laurea in Lettere con indirizzo in archeologia alla Sapienza di Roma, dottorato di ricerca nella stessa Università, Rossoni è specializzato in Archeologia orientale (sumeri, assiri, fenici...). «Ho iniziato a coltivare questa passione per l'antichità da piccolo, per cultura familiare, grazie ai miei genitori che mi portavano a vedere musei e siti archeologici. Dopo il liceo ho deciso di iscrivermi a Lettere, riempiendo il piano di studi di esami archeologici. Una volta laureato ho fatto quattro anni di dottorato di ricerca». Durante la sua attività professionale, Rossoni ha avuto modo di lavorare in Italia e all'estero, in particolare (per 12 anni) negli scavi della mitica Ebla, in Siria. L'archeologia, però, non è troppo remunerativa, da qui la scelta di avviare un'attività parallela. «Nel 2000 ho fondato una società, Associazione Flumen, che offre servizi di vario tipo per il turismo culturale. Ad esempio sono appena tornato dall'Armenia dove ho accompagnato un gruppo alla visita di alcuni siti archeologici. Tra gli altri, lavoriamo da tempo con il Touring club italiano». Dal 2001 è coordinatore di alcuni importanti scavi, condotti dall'Università La Sapienza, presso un insediamento fenicio a Mozia, un'isola vicina alla Sicilia, in provincia di Trapani. «La mia professione? A me piace moltissimo: ogni volta che sono impegnato in uno scavo ho come la sensazione di fare un salto indietro nel passato, nelle nostre radici». Dopo la laurea meglio gli stage Per accedere alla professione di archeologo occorre frequentare l'Università. I corsi di laurea dedicati sono quelli triennali della classe 13 (lauree in Scienze dei beni culturali) e biennali della classe 2S (lauree specialisti che in Archeologia). L'offerta didattica per questo tipo di studi è distribuita in tutta Italia (anche se i singoli corsi di laurea hanno denominazioni diverse), tuttavia alcuni Atenei sono più specializzati di altri per certi insegnamenti (al riguardo è utile visionare la banca dati dell'offerta formativa degli Atenei italiani sul sito del ministero dell'Università e Ricerca: www.miur.it). Volendo, si può andare oltre il classico modulo 32. «Chi desidera proseguire gli studi dopo la laurea biennale -osserva Daniele Manacorda, docente di Metodologia della ricerca archeologica all'Università di Roma Tre - ha di fronte due strade: frequentare una Scuola di specializzazione o tentare di ottenere un dottorato di ricerca. Le competenze dell'archeologo sono ampie e multidisciplinari: gli insegnamenti spaziano, dunque, dagli studi umanistici alle attività operative e applicative. Durante il percorso universitario gli studenti hanno anche la possibilità di svolgere esperienze sul campo, che si rivelano molto utili per la loro formazione. Io consiglio anche di fare degli stage all'estero perché aprono gli occhi». Osservando i piani di studi di alcuni Atenei, la multidisciplinarietà della professione emerge con evidenza: le materie vanno dal greco al latino, dalla storia romana a quella medievale, dalla papirologia alla topografia antica, dalla museologia al diritto amministrativo, dalla metodologia della ricerca archeologica all'architettura del paesaggio, dalla paleontologia alla geologia. Insomma, di tutto e di più. Per quanto riguarda le lingue, è opportuna la conoscenza dell'inglese (se si riesce anche del tedesco e del francese). Da sottolineare, comunque, che l'archeologia è una delle poche scienze (forse l'unica) in cui "conta" molto anche l'italiano.
Avvenire
16 Maggio 2007
Scava scava ma si trova quasi solo precariato
MA
Mauro Cereda
Avvenire
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
la Repubblica · 16 Mag 2005
VILLA GREGORIANA: orrida ed amena
Corriere della Sera · 17 Mag 2005
La grande architettura? Puntiamo sulle periferie
Adnkronos · 17 Mag 2005
MOSTRA: ROMA, 'LE ULTIME ORE DI ERCOLANO'
la Repubblica · 17 Mag 2005
Palazzo Barberini, i militari restano. Lasciano il pianterreno ma vogliono tenere il piano nobile. Più la casina Savorgnan
l'Unità · 17 Mag 2005
Adriano architetto della pace mondiale. Intervista all'archeologo Bernard Andreae
Secolo d'Italia · 17 Mag 2005
Ripercorrendo la strada dei Templari. Nasce un museo dedicato ai cavalieri del celebre ordine religioso-militare
Centonove · 16 Mag 2005
PONTE - un gruppo di società collegate concorre alla costruzione
Fonte non specificata · 18 Mag 2005
"NEWSLETTER ABB" n 1 (maggio 2005) - ASSOCIAZIONE RANUCCIO BIANCHI BANDINELLI
Eddyburg · 18 Mag 2005
Sicilia - Autostrada Ficuzza: Schifani e l'autostrada senza capo né coda
Eddyburg · 18 Mag 2005
Legambiente contro Italia Nostra?!
la Repubblica · 19 Mag 2005
La "mala educacion" del turista Accademia, scempio graffiti
la Repubblica · 19 Mag 2005
Le decisioni solitarie del Soprintendente
l'Unità · 19 Mag 2005
Il Museo Artistico Industriale che non esiste
Punto.com · 19 Mag 2005
Il merchandising? Per il momento non abita qui. Nei musei è flop dei gadget. Arriva la "cura" MoMa
Italia Oggi · 19 Mag 2005
Merchandising, musei italiani bocciati
Eddyburg · 19 Mag 2005
L'ultimo regalo alla speculazione immobiliare
Corriere della Sera · 19 Mag 2005
Legambiente contro Italia Nostra: Siete vecchi
Il Messaggero · 19 Mag 2005
In due anni potrebbero arrivare nei ministeri oltre 200 dirigenti assunti senza concorso
il Sole 24 Ore · 19 Mag 2005
La stretta via della legalità
L'Eco di Bergamo · 19 Mag 2005
Abbiamo in progetto la biblioteca digitale italiana