Anche quest'anno la Settimana della Cultura, indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, annovera interessanti iniziative volte alla conoscenza «delle ricchezze archeologiche della Puglia. Anche quest'anno all'orinai nono appuntamento manca quella che è stata certamente una delle istituzioni più rappresentative della regione: il Museo Archeologico della Provincia di Bari. Ai problemi che ancora affliggono questo Museo, chiuso ormai dal 1994, la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Università di Bari, d'intesa con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia, ha sentito l'urgenza di dedicare una giornata di riflessione (E. Museo Archeologico della Provincia di Bari tra conservazione e innovazione. Archeologi e amministratori a confronto, Bari 19 maggio, ore 9.30, Cinema Tieatro Kursaal Santalucia), aperta a tutta la cittadinanza, cui parteciperanno numerosi archeologi e amministratori, i quali hanno risposto con grande disponi-bilità e senso di responsabilità all'invito loro rivolto. In questi ultimi anni varie sono state le vicende legate a quello che può essere considerato un nodo increscioso della tradizione culturale barése e certamente non meno critico di filtri che preoccupano la cittadinanza, come quelli del prestigioso Teatro Petruzzelli in rovina e dell'ex-teatro ed ex-cinema Margherita, degradato gioiello di architettura liberty sul lungomare urbano. Nell'attesa degli sviluppi di un progetto, imponente quanto complesso, di cui è stata data notizia dall'attuale presidente della Provincia Vincenzo Divella, l'Istituzione universitaria da me diretta intende farsi portavoce di una esigenza avvertita non soltanto localmente ma anche - e forse soprattutto - in campo nazionale e internazionale, da parte di quella comunità scientifica che per professione, attraverso la ricerca, l'insegnamento, la divulgazione - a fianco dell'altra comunità nazionale deputata alla tutela e alla conservazione - opera nel settore archeologico e per la quale il Museo di Bari costituisce ognuna risorsa negata. L'esigenza è quella, innanzitutto, di essere debitamente informata sull'argomento, diversamente da quanto finora sia stato fatto, e di essere, coincidentemente e concretamente, coinvolta attraverso una partecipazione costrut-tiva, in un progetto che si presenti come effettivamente culturale dai vari punti di vista possibili e che, in ogni caso, parta da un'idea largamente condivisa di «configurazione museale». La Scuola di specializzazione in Archeologia dell'Università di Bari, ubicata nella facoltà di Lettere e Filosofia, è stata istituita nel 1993, con l'obiettivo di formare, in maniera completa e approfondita, studiosi qualificati negli indirizzi di Archeologia Preistorica, Classica e Medioevale. Nel corso di tre anni, oltre a frequentare le lezioni tenute da docenti di diverse Facoltà, oggi ben 24, gli specializzandi sostengono un periodo di addestramento tecnico-pratico, consistente in attività di scavo e di tirocinio presso Soprintendenze Archeologiche e Musei. Annualmente vengono organizzati visite guidate a siti archeologici e Musei, seminati e conferenze, viaggi dì studio in Italia e all'estero. Finora sono stati diplomati 223 dottori, provenienti da varie regioni italiane e gli iscritti attuali sono circa 80. Non è necessario, dunque, sottolineare quanto sia limitante la privazione di un contatto diretto con i materiali archeologici nel luogo in cui si svolge l'attività istituzionale di una Scuola quale è quella di Bari e quali possano essere gli ostacoli nella ricerca e nella didattica più generalmente universitaria a causa della chiusura del più importante Museo della Provincia. Alla luce anche della nostra esperienza universitaria, auspico dunque che Bari torni presto ad avere un Museo Archeologico provinciale, correttamente impostato e adeguato ad un capoluogo della portata della città, il quale rappresenti al meglio l'archeologia del territorio e che di questo costituisca il principale polo dì riferimento scientifico,didattico, culturale, turistico. E soltanto attraverso una sinergia tra le più specifiche competenze della Provicnia, delle Soprintendenze e dell'Università credo si possa giungere a un risultato tanto efficace da costituire una effettiva, proficua novità per Bari sotto vari aspetti, aprendo un ampio ventaglio di prospettive inedite nella storia dell'archeologia barese. Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Università di Bari