PompeiUn orto botanico con le antiche piante e un atto di vandalismo DUE notizie, una buona e una cattiva, da quest'area archeologica così sovraccarica di tesori e malesseri. La prima, sicuramente gradita al pubblico più familiare, è l'apertura di un orto botanico, in una vecchia domus alle spalle del Foro, nel tratto iniziale di via dell'Abbondanza. Ultimo anello di una preziosa campagna di studi e restauri pilotata dall'archeobotanica Anna Maria Ciarallo, che ci ha già restituito una dozzina di splendidi giardini, e persino un vigneto con il marchio doc, ricostruiti con essenze presenti duemila anni fa, quando la coltre di cenere e lapilli piovuta dal Vesuvio seppellì la città e ne sigillò ogni traccia, di vita, questo piccolo recinto di terrazze ed aiuole, segnato da un fondale affrescato che ritrae la lotta tra Ercole e un Centauro, racchiude un campionario di tutte le piante commestibili,; medicinali e ornamentali che arricchivano ville e orti nel 79d.C. Il contraltare di questa delizia è un inquietante episodio avvenuto pochi giorni fa in un cantiere chiuso al pubblico, nella zona di via Noia. In un peristilio che i tecnici stavano restaurando, per reinserire la domus nel circuito di visita, qualcuno ha nottetempo buttato giù una colonna che si innalzava davanti all'ingresso. Sicuramente un'azione dolosa: impossibile accusare il vento, o un cedimento del terreno, hanno stabilito i periti, i vandali, almeno un paio di persone, sì sono arrampicati sul cancello e hanno fatto crollare i rocchi a calci e spintoni. Il movente? Lanciare un avvertimento, un altolà di stampo camorristico, nel linguaggio tipico di quel sottobosco di affari e interessi sporchi o di parte che da anni assedia Pompei e cerca di orientarne la gestione. «Cose che qui succedono spesso. E mai a caso», si sfoga il soprintendente Piero Guzzo, sgranando un lungo elenco di manomissioni, danneggamenti, sabotaggi. L'ultimo è la ripetuta rottura di un congegno contapersone installato nel lupanare appena riaperto per limitare le presenze negli angusti cubicoli. Un apparecchio malvisto da custodi e guide, perché intralciava i tour delle grosse comitive e la possibilità di intascare buone mance. Al terzo guasto in pochi giorni il tornello è stato rimosso. Hanno vinto i sabotatori. A Pompei gli atti malavitosi sono sempre messaggi. L'abbattimento di quella colonna cade infatti in una fase di forte maretta. Un po', le dimissioni, poi rientrate, di Guzzo per difendere l'autonomia del sito e i fondi per gestirlo che derivano dagli incassi: il precedente ministro Buttiglione aveva lasciato a secco le casse stornando oltre 20 milioni di euro, cifra che fortunatamente il suo successore Rutelli si è impegnato a ripristinare. Ma soprattutto la disputa che sì è accesa attorno al progetto di aprire al pubblico una dozzina di case e siti, restaurati. Nuove calami-te d'attrazione che comportano un aumento di vigilanza. I custodi, ormai sott'organico pervia dei pensionamenti non rimpiazzati, puntano a nuove assunzioni. Una settantina: quanto basta a smuovere appetiti e clientele. L'altra idea è di ricorrere invece a concessioni a privati. Un braccio di ferro che rischia di allungare i tempi della decisione, a tutto svantaggio ovviamente dei visitatori. Difficile in questo clima tenere fermo il timone. Ed è un peccato. Perché su altri versanti Pompei, tre milioni e mezzo di visitatori l'anno, non perde affatto colpi. A prosperare è soprattutto l'attività di ricerca, puntellata da molte missioni straniere, che sta riscrivendo la storia, di questo sito, saldando tanti tasselli mancanti. Le novità sono condensate in un saggio, Storia e paesaggi della città antica, firmato da Piero Guzzo e pubblicato da Electa: 75 euro, 250 pagine. Le radici di Pompei, ci spiega questo volume, risalgono ad almeno duemila anni prima di Cristo, epoca degli insediamenti palafitticoli trovati di recente nella valle del Samo. E' dagli abitanti di questi antichi villaggi fluviali, messi in fuga da un'inondazione, che nasce l'ondata migratoria che da vita attorno al settimo secolo a.C. alla città. L'acqua e il fuoco. Una vita racchiusa da due cataclismi.