Le prime difficoltà tecniche per la struttura dellimmobile. Coinvolta una ditta di Altamura Tra gli operai dentro il rudere "Lavoreremo anche di notte" La ridotta mobilità interna sarà un problema tuttaltro che irrilevante da superare Tutti i ponteggi dovremo trasferirli dentro, dove cè la platea, caricandoceli sulle spalle -------------------------------------------------------------------------------- Lavori in corso. «Di giorno e di notte, se sarà necessario» spiegano i rappresentanti delle due ditte che si aggiudicano la gara dappalto per ricostruire il teatro Petruzzelli. Sono quelli della romana Sac e del consorzio Conscoop di Forlì, che affida il compito di rimboccarsi le maniche allEdilcoop, pure forlivese, e allInternazionale di Altamura, una società che ha più di ventanni di vita e il cui presidente, Vito Giuseppe Giustino, festeggia il suo cinquantacinquesimo compleanno con unimpresa da fare tremare i polsi. Del resto a distanza di sedici anni dal rogo, non cè chi ormai scommetterebbe un centesimo sul fatto che entro la fine di novembre 2008 il politeama ritornerà agli antichi splendori. Ma Giustino assicura di non aver paura: «Tranquilli, ce la faremo». Ieri la consegna delle chiavi del cantiere, dopo che venerdì era stato il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli a benedire il "pronti, via". Saranno spesi qualcosa come 24 milioni di euro nei prossimi diciotto mesi: più o meno 1 milione 333 mila euro ogni trenta giorni. Un manipolo di operai fa capolino dallingresso di via Cognetti, si guarda attorno, armato di rastrelli comincia a sradicare le erbacce: era da un paio danni che da queste parti, non ci metteva piede unanima. Alcuni tecnici vanno avanti e indietro con una piantina tra le mani: larea, raccontano, sarà recintata. Una recinzione che circonderà tutto lisolato e che era stata in parte rimossa. Per i pedoni - manovali o progettisti che siano, non altri - si materializzerà soltanto un ingresso: quello lungo via XXIV Maggio, che corre parallela a via Cognetti. Ma un accesso sarà aperto anche per i soci del circolo Unione e per quanti dovranno raggiungere il foyer. Poi, più niente. Quattro saranno invece, i passi carrai: per il su e giù dei camion. Due le aree, allinterno di quello che adesso potrebbe essere ribattezzato come il quadrato della rinascita, destinate al deposito dei materiali. Lo stesso perimetro entro cui ancora non è chiaro se saranno tirate su una o due gru. Sono, questi, i primi passi della "operazione cantierizzazione", come si definisce in termini tecnici, e che in una ventina di giorni dovrebbe permettere «ad un centinaio di operai» di darsi da fare perché il sipario sia alzato per giovedì 6 dicembre: il giorno di san Nicola, quello dellinaugurazione, affidata alla bacchetta magica del maestro Muti. Il conto, alla buona, delle forze che scenderanno in campo lo fa il geometra Paolo Lorusso, braccio destro di Giustino. Non vuole né potrebbe entrare in chissà quale dettaglio, ma una cosa ci tiene a precisarla: «La sicurezza di chi sgobberà, sarà tenuta costantemente sotto controllo». Né potrebbe essere diversamente giacché «non è esagerato dire che abbiamo gli occhi del mondo addosso» scherza un muratore. Un altro fa gli scongiuri, e aggiunge: «Sempre che in queste ore qualcuna delle aziende escluse non decida di fare ricorso». Battute per esorcizzare timori e possibili rancori, che aleggiano come fantasmi del palcoscenico. Già, il palcoscenico. «Lidea vincente» utilizzata per sbaragliare gli avversari, come la chiama Giustino. Sarà più grande di quattordici metri quadrati rispetto a quello che era stato realizzato. Più grande di quello della Scala di Milano. Più grande di quello della Fenice di Venezia. Ma arriverà il momento in cui saranno celebrate le "trovate" architettoniche del Petruzzelli riveduto e corretto. Come stanno le cose piuttosto, il capo dellInternazionale si preoccupa di fare sapere che non si muove nei panni del pesce fuor dacqua fra calcinacci e impalcature: «Lultima fatica a Bari, è stato il rifacimento della biblioteca provinciale De Gemmis». Quanto a questa, di fatica, vuole che ai baresi non sfugga perfino un attimo della messa in scena: «Sì, perché di tre mesi in tre mesi faremo il punto a proposito dello stato di avanzamento delle opere. Massima serietà e massima trasparenza» insiste, orgoglioso, mentre dalla vecchia palizzata infradiciata dalla pioggia spunta lobiettivo di una telecamera o di una macchina fotografica, tenuti pazientemente alla larga. «Siamo gente disponibile, daccordo. Però non esageriamo. Fra una settimana probabilmente, avremo messo a fuoco tutto quello che cè da fare e potremo soddisfare la vostra curiosità». Il traffico di via Cognetti scorre caotico come al solito, non più del solito. Nessuno si accorge che il pachiderma rosso e malconcio, sta per essere restituito ad unesistenza meno grama. Intanto sinfittiscono i conciliaboli di quelli impegnati ad organizzare addirittura il più piccolo dei particolari prima di dare il via libera a questa che ha tutta laria di essere una gioiosa macchina da guerra. «La ridotta mobilità interna sarà un problema tuttaltro che irrilevante, da superare». La pancia del Petruzzelli è inviolabile: nemmeno un tre ruote ci riuscirebbe. «Non possiamo mica oltrepassare i muri come se fossimo spettri». No, non si può. «Tutti i ponteggi, per esempio, dovremmo trasferirli dentro, dove cè la platea, caricandoceli sulle spalle. Oppure potremmo servirci di un nastro trasportatore. In una maniera o nellaltra una soluzione la troveremo, non ci sono dubbi». Ma è mezzogiorno: lora della pausa pranzo. «Spostiamoci allombra. Ne riparliamo fra un po».