MILANO DA CAMBIARE IL progetto. L'assessore Maurizio Cadeo ha proposto di chiudere piazza Duomo sul lato di palazzo Carminati e di trasferire il monumento a Vittorio Emanuele II Coro di "no" all'assessore Cadeo. Sgarbi: simbolo democratico, Artioli: l'ipotesi mi fa paura II punto condiviso è che ci sia da mettere ordine. Dai bivacchi ai chioschi, dalle bancarelle ai piccioni: e si possono aggiungere, come suggerisce l'assessore Vittorio Sgarbi, la luce «poco calda», il cantiere della Fabbrica del Duomo, i lastricati del pavimento rotti qua e là. Fa discutere invece l'idea lanciata, a mo' di provocazione, dall'assessore all'Arredo Urbano, Maurizio Cadeo, che poi in piazza del Duomo sia necessario anche un intervento radicale. Magari riprendendo il progetto di Ignazio Gardella, che fin dalla fine degli anni '80 aveva pensato di chiudere la piazza sul lato che guarda a palazzo Carminati, come poi avrebbe dovuto essere nel progetto originario dell'architetto Mengoni. C'è dell'altro: Cadeo si è spinto fino ad ipotizzare l'eliminazione della statua di Vittorio Emanuele che, nel caso della creazione di una quinta del tipo di quella progettata da Gardella, romperebbe la visuale sulla Cattedrale. Sgarbi non ci sente: «Sarebbe come spostare il Papa dal Vaticano. Al di là di tutto, abbiamo lì vicino anche una Galleria dedicata a Vittorio Emanuele. Cosa facciamo, poi? Le cambiamo il nome? E comunque, Vittorio Emanuele è anche un simbolo democratico del rapporto Stato e Chiesa. Toglierlo per fare posto a una iconostasi significherebbe tentare di ripristinare una unità di potere spirituale e temporale che oggi non esiste più». E non ci sente neppure il capogruppo leghista, Matteo Salvini: «Per noi, i Savoia sono la rovina di Milano e del Paese. Ma quella statua è un pezzo di storia e noi difendiamo tutti i pezzi della storia della nostra città. Soprattutto quando si pensa di sacrificarla in.nome del bar e del profitto». Non si sbilancia il soprintendente Alberto Artioli: «Di sicuro, è una prospettiva che mi spaventa e che innescherebbe polemiche a catena. Ma non dico mai di no a priori, anche perché il problema di piazza Duomo non è quello». Quale, invece? «Bisogna fare ordine e definire una volta per tutte l'uso della piazza. Bisogna trovare una soluzione ai bivacchi sui gradini della Cattedrale, al problema dei piccioni, agli ambulanti che vendono di tutto, ai tendoni delle varie iniziative. Ogni tanto un assessore inventa un'ordinanza, prende un'iniziativa: poi si ritorna daccapo e il problema è sempre lì». Un po' quello che sostiene anche il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri: «Le premesse sono ottime, come sono state altre volte. Ma non possiamo fermarci alle premesse. E, se davvero decidiamo di ordinare piazza Duomo, poniamoci in maniera seria e costruttiva il tema della Galleria». Più severo il presidente della Commissione Arredo urbano, Fabrizio de Pasquale: «Mi pare che anche questo progetto rientri nella politica degli annunci usata da troppi amministratori nel corso degli anni. Si pensa in grande e poi non si fa manutenzione ordinaria: cominciamo a eliminare i bivacchi e a spiegare alle comunità di stranieri che non si fa il pic-nic sui gradini...». L'idea di Sgarbi è che «in piazza Duomo non bisogna aggiungere nulla. Bastano pochi soldi e semplici interventi di aggiustamento». Sgarbi si concentra sull'illuminazione: «I lampioni sono molto belli, ma la luce è poco calda, quindi vanno in fretta sostituite le lampade. Piuttosto, si aggiungano lampioni come questi anche in piazzetta Reale e si dia luce a palazzo Carminati che, senza le scritte, è diventato inerte e spento». Anche Pierfrancesco Majorino, dell'Ulivo, condivide la necessità di «qualificare di più la piazza, cominciando a togliere bancarelle e transenne» e propone, per questo, «di animarla con pochi eventi all'anno ma di grande livello». Secondo Majorino «andrebbe meglio organizzato l'uso di tutto il centro, perché si potrebbero trasferire altrove le attività che oggi sono impropriamente ospitate in piazza Duomo».