LA POLEMICA Denuncia in procura contro labbattimento delledificio "È il primo esempio in cemento armato" Ma la soprintendenza: "No e non è vincolato" -------------------------------------------------------------------------------- "ITALIA Nostra" prova a disinnescare le cariche di dinamite sotto lex Pastifico Costa di via Bettoni, sulla Portuense. E lo fa con un esposto alla procura di Roma, che ha aperto un fascicolo sul caso del mulino novecentesco destinato a lasciare il posto a una palazzo di otto piani e 200 appartamenti. Larchitetto Mirella Belvisi, consigliera nazionale dellassociazione ambientalista, denuncia «numerose irregolarità» negli atti che porteranno «allabbattimento» di questo esempio di archeologia industriale. Acquisito dal Campidoglio nel 1928, il fabbricato è stato per anni usato come deposito comunale e, in parte, destinato a ospitare il Museo del cinema di José Pantieri, i cui materiali (5mila pellicole, molte dei quali del muto; manifesti; macchinari cinematografici) sono imballati e attendono ora di essere portati altrove. Ma nel 2001 il Comune ha ceduto il mulino a privati. Lesposto riprende alcuni punti della lettera attraverso cui, lo scorso ottobre, "Italia nostra" chiedeva alla Soprintendenza statale di fermare le ruspe. In particolare, il fatto che ledificio è inserito (al numero 202) della "Carta storica archeologica monumentale e paesistica" stilata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni culturali; e che, quindi, lopera dellingegner Giovanni Sleiter (1976-1953, progettista a lungo attivo a Roma e autore di villini, banche e caserme) è entrata a far parte della "Carta della qualità" del nuovo piano regolatore. Ebbene, secondo la denuncia, del riconosciuto pregio delledificio non si fa menzione nella relazione inserita nellaccordo di programma che acconsente alla demolizione richiesta dal proprietario. "Italia nostra" esibisce inoltre i documenti che certificano la data certa di costruzione: «anno 1900». E chiede che lo Stato ponga il vincolo poiché - scrive larchitetto Belvisi - «è il primo esempio di edificio in cemento armato a Roma e uno dei primi in Italia». Il soprintendente ai Beni architettonici, Federica Galloni, citata nellesposto, precisa: «La soprintendenza statale non è competente su questo caso. Lex Pastificio Costa non è vincolato, come testimonia la lettera lasciata dal mio predecessore che, peraltro, ha precisato che mancano anche presupposti per far partire una procedura di vincolo». E sul primato del cemento armato dellingegner Sleiter, larchitetto Galloni non è daccordo: «Non è vero che è il più antico a Roma e, soprattutto, non è lunico di quegli anni».