Iniziati i lavori sulla dimora dello scultore. I rilievi romani saranno ancorati e protetti da videocamere Negli ultimi anni sottratti undici pezzi ma i sei recuperati verranno reinstallati "Lasceremo le tracce delle opere strappate dal muro ma le auto vanno allontanate" -------------------------------------------------------------------------------- Tubi innocenti, teloni, ponteggi, operai al lavoro avvolgono - finalmente - le facciate dello studio Canova, a lungo saccheggiate dai moderni predoni dellarte antica. I lavori in corso restituiranno dignità alla casa romana del grande scultore di Possagno (1757-1822) che trasformò il suo atelier in luogo di lavoro. Ma anche in "opera darte", e questo grazie ai rilievi antichi che fece incastonare nellintonaco. Si tratta di una composizione di marmi romani che ha subìto molto perdite nel corso degli ultimi anni. Ma che il nuovo intervento - voluto dalla proprietà, le famiglie Vitale e Giuliani, e avvallato dalle soprintendenze statali, archeologica e architettonica - vuole salvaguardare da future razzie e dal degrado. Ma anche rilanciare attraverso una campagna di studi. Spiega Laura Donadono, che ha firmato il progetto di restauro delledificio di via Antonio Canova, di fronte allospedale San Giacomo: «I rilievi recuperati dalla guardia di finanza e quelli in possesso della proprietà, in tutto cinque pezzi, saranno rimontati sulla facciata e, insieme con quelli sempre rimasti in situ, messi in sicurezza». Ancorati alla superficie, dunque. E sorvegliati dalle videocamere, installate dalla Sovrintendenza comunale, che hanno dato uno stop ai furti (11 rilievi in tutto). «Parallelamente ai lavori, stiamo portando avanti una ricerca archivistica sul palazzo e sullintervento di Canova: materiale che pubblicheremo in un libro, insieme con la relazione sui restauri». Scene di caccia, fregi, rilievi funerari, busti virili e di divinità, sono stati innanzitutto schedati da Daniela Condilio, archeologa della soprintendenza. E (già eseguite le prove di pulitura) saranno sottoposti a interventi per liberarli dalle croste nere e dai guasti prodotti dalla solfatazione del marmo. Seguendo quel gusto antiquariale mutuato, nella stagione del Neoclassicismo, dalla prassi del Rinascimento, Canova ha assemblato gli antichi marmi sul muro di casa, «ma non a caso, seguendo bensì una logica compositiva che va studiata ed evidenziata», precisa la Donadono. E per i rilievi che mancano allappello? Progettista e archeologi sono daccordo che le tracce della loro presenza non vanno cancellate. Le impronte rimaste nellintonaco, i buchi attraverso cui sono riapparsi i mattoni, non saranno ricoperte: «È certo che evidenzieremo la lacuna anche se ancora è da stabilire quale sarà il trattamento definitivo». La speranza che i marmi rubati possano un giorno essere recuperati, è sempre viva: e allora la "parete archeologica", disegnata da Canova con frammenti romani, sul modello della cinquecentesca facciata interna di villa Medici, avrà già pronta lorma per il reinserimento. Viva è anche la speranza che il cartello stradale infilato in faccia alla grande statua togata presente sullangolo, possa essere spostato. «Sarebbe opportuno che a lavoro ultimato - si augura la Donadono - il Comune ponesse dei "dissuasori" in modo che auto e motorini non parcheggino addosso alla parete restaurato».