Biltz dei carabinieri a Largo Sermoneta, cinque indagati. Blocco ai cantieri per 1200 posti barca E a Sant'Angelo serrata dei commercianti contro il sequestro degli approdi Bloccati i lavori per realizzare 1200 posti barca a Largo Sermoneta: i carabinieri della stazione di Posillipo hanno sigillato il cantiere di Mergellina, di 1900 metri quadrati, e denunciato cinque persone. L'installazione dei pontili e dei campi boa era stato affidato al consorzio «Ormeggiatori del Lungomare di Napoli» dopo l'approvazione del progetto da parte della Soprintendenza e dall'Autorità portuale. La contestazione dei militari riguarda la conduzione dei lavori, che sarebbero stati condizionati da una relazione tecnica viziata, prodotta dalla stessa società. Il dragaggio del fondale in corso sarebbe stato troppo alto per la profondità della zona. --------------------------- Mergellina: bloccati i lavori. Indagati vertici del consorzio ormeggiatori. Il Comune: capiremo chi ha sbagliato Stavano sbancando il fondale antistante al largo Sermoneta per realizzare approdi: sono intervenuti i carabinieri della stazione di Posillipo che hanno sigillato l'intero cantiere (1900 metri quadrati) e denunciato cinque persone. Si arricchisce così di un nuovo capitolo la vicenda che vede protagonisti gli ormeggiatori napoletani: dopo cinque anni di denunce, ricorsi e interventi delle forze dell'ordine, nei giorni scorsi era stato dato il via ai lavori per l'installazione dei pontili e dei campi boa sul lungomare. Lo specchio d'acqua su cui si affaccia largo Sermoneta era stato affidato al consorzio «Ormeggiatori del Lungomare di Napoli». In quella zona, come previsto dal progetto degli imprenditori, approvato dalla Soprintendenza e dall'autorità portuale, dovevano essere installati pontili in legno. Ma secondo i militari che sono intervenuti ieri mattina, i lavori sarebbero stati condotti in maniera abusiva sulla base di una relazione tecnica viziata, prodotta dalla stessa società. La perizia sottoposta alle autorità portuale prevedeva un intervento in un fondale alto due metri. Ma in quella zona, invece, la profondità non è di più di cinquanta centimetri. Per aggiungere il restante metro e mezzo era da qualche giorno al lavoro una scavatrice che stava sbancando il fondale e depositando il materiale di risulta lungo la scogliera. I carabinieri sono intervenuti bloccando i lavori e denunciando tre rappresentanti del consorzio, il comandante di un moto-pontone per lo sbancamento di sabbia e il geometra che aveva preparato la relazione. Sono stati ritenuti responsabili a vario titolo di danneggiamento del demanio marittimo, violazione alla normativa per la salvaguardia dei beni ambientali, archeologici e paesagistici sottoposti a vincolo e per falso. E le indagini vanno avanti senza escludere ulteriori coinvolgimenti. Ma le accuse non intimoriscono il presidente del consorzio operatori apprododi nautici, Ferdinando Fasano: «Quando imprenditori onesti cercano di investire in progetti utili c'è sempre qualcuno pronto a bloccarti. Per questo la città non decolla. In quella zona, fino a due anni, fa c'erano dei pontili e quindi non è possibile che ci fosse una profondità di cinquanta centimetri. Successivamente, la zona è stata riempita dai massi caduti dalla scogliera. Quindi noi non abbiamo commesso alcun abuso: nei prossimi giorni presenteremo un ricorso». In ogni caso i milleduecento proprietari di piccole imbarcazioni che speravano di trovare un posto barca sul lungomare dovranno aspettare ancora. E resteranno ancora in deposito i pontili di legno acquistati tre anni fa da Fasano e restati da allora inutilizzati. Il rischio, sottolineano i consorzi, è che gli ormeggi tornino nelle mani degli abusivi, come è successo negli anni passati mentre l'iter burocratico per la concessione legale andava avanti tra mille ostacoli. Nell'impresa, tra al'altro, dovrebbero trovare lavoro una ventina di persone. Una situazione che ovviamente preoccupa l'amministrazione comunale. «Anche se la competenza diretta è dell'autorità portuale, il Comune cercherà di accertare i fatti - spiega il vicesindaco Sabatino Santangelo - È probabile che i carabinieri abbiano bloccato i lavori perché si faceva un escavo. In questo caso sarebbero stati necessari un progetto e un'autorizzazione specifica che doveva venire sempre dall'autorità demaniale marittima. Ma ci sarebbe voluto non solo il sì della Soprintendenza, ma anche un passaggio nella commissione edilizia integrata perché il Comune ha sempre un potere di controllo».