Almeno un aspetto positivo, in questa campagna elettorale, mi pare di scorgerlo. Sotto la spinta della gente, i candidati sindaco - lo hanno fatto anche recentemente in una riunione al liceo Volta - affontano il tema della cultura in città. Sarà l'effetto delle grandi mostre a Villa Olmo, sarà il riemergere di un interesse che i comaschi hanno sempre coltivato (sia pure senza eccessivo clamore, come è nel loro carattere), sta di fatto che - forse più che in passato - ci si interroga anche sul futuro culturale di Como. Le risposte, ovviamente, differiscono da un candidato, e da un programma, all'altro. Al fondo, tuttavia, mi pare che la questione non possa limitarsi al dilemma se creare una Fondazione che gestisca i grandi eventi o se continuare ad affidarne la programmazione e l'esecuzione al Comune. Certo, si tratta di una scelta non secondaria, ma ho l'impressione che per affrontarla correttamente occorra collocarla all'interno di una questione più complessiva, che, in sostanza, è la definizione del ruolo che vogliamo affidare alla cultura nei prossimi anni. Avendo riguardo da un lato alla dimensione locale, di crescita e sinergia delle tante iniziative meritevoli di supporto, e dall'altro alla dimensione esterna, di respiro almeno nazionale. Se è vero, come molti pensano, che in futuro la cultura dovrà giocare, così come il turismo, un ruolo strategico per la promozione del territorio anche attraverso la valorizzazione del patrimonio che non sempre abbiamo saputo valorizzare, appare tutt'altro che infondasta la richiesta di nuovi, più efficaci strumenti organizzativi, capaci di realizzare davvero il salto di qualità che - a parole - tutti auspicano. a.marinolaprovincia.it