L'Afrodite di Morgantina, la magnifica statua alta un paio di metri che il Getty Museurn di Los Angeles ha da una ventina d'anni, tornerà in Italia. Entro l'anno, titolava ieri Repubblica. Questo perché un comitato interdisciplinare e internazionale di esperti sta studiando la dea a Los Angeles per stabilire da dove viene. Per l'Italia viene da Morgantina, Sicilia, non c'è la minima ombra di dubbio (esami della pietra, ad esempio, danno man forte a questa tesi), ma il ritorno forse non sarà così rapido. La scultura è uno dei due caposaldi nella controversia che vede da una parte il ministero per i beni culturali che vuole la restituzione di 46 pezzi del Getty ritenendoli tutti esportati illegalmente, incluso un atleta in bronzo, scultura attribuita a Lisippo pescata nell'Adriatico, dall'altra l'istituto californiano, che è disponibile a riconsegnare 26 opere ma quel bronzo proprio no. Sulla restituzione dell'Afrodite (o della Venere come viene anche chiamata) ieri il ministro Rutelli non ha voluto commentare. Non ha voluto quindi cantare vittoria per l'annunciato ritorno dell'Afrodite, e questo è assai significativo: segno che le trattative sono ancora in fasi difficili. Anche perché è alle battute finali il processo a Roma all'ex curatrice del Getty Marion True, accusata dalle autorità italiane di esportazione illecita di opere d'arte finite poi nell'istituto californiano. Se fosse condannata, scatta la domanda: l'istituto poteva non sapere? Il direttore del Getty, Michael Brand (al tempo della True non c'era, a lui è stato affidato il nuovo corso del museo), ne parla con l'Unità. Allora, restituirete l'Afrodite entro l'anno? «Non penso di poterlo confermare adesso. Credo che la migliore spiegazione che possiamo dare è che abbiamo offerto di trasferire immediatamente alla proprietà italiana la cosiddetta Afrodite. Abbiamo detto che vogliamo concludere lo studio sulla scultura in 12 mesi, cioè entro novembre-dicembre, per cui non voglio dare giudizi anticipati: ci vorranno ancora un paio di mesi per valutare e stabilire i risultati dello studio in corso. Ci interroghiamo sulla provenienza della statua, al momento la risposta si focalizza sulla Sicilia e se non emerge qualcosa di sorprendente la daremo, ma non posso dire che la daremo entro Natale. L'intenzione di restituirla c'è. Noi siamo amanti della verità. Ma capisco che è difficile spiegare le sottigliezze di quel che stiamo facendo». A Roma è in corso il processo a Marion True: lei ha detto a un giornale italiano che lo ritiene un ostacolo alle trattative con l'Italia. «Non direi che il processo è un ostacolo al potenziale ritorno dell'Afrodite, né dico che se c'è il processo noi non restituiamo le opere: dico solo che questo processo è un ostacolo ai buoni rapporti ed è un peccato». L'ex curatrice del Getty deve rispondere di accuse penali e, scusi tanto, non è che il pubblico ministero può interrompere l'azione giudiziaria. Le accuse ci sono. «Capisco il vostro sistema giudiziario, capisco che il processo è una cosa separata dal ministro della cultura. Ma credo ci sia una persona usata come capro espiatorio. Spesso mi viene chiesto perché è così difficile raggiungere un accordo tra noi e l'Italia quando ad esempio il Museo di Boston ha raggiunto un'intesa con voi. È difficile per il processo, perché acuisce i toni, e poi per il «Bronzo» del Getty». Sul bronzo del Getty, passato comunque per il territorio italiano e uscitovi di nascosto, per l'avvocato del ministero italiano ma anche per i carabinieri le prove che sia di provenienza italiana abbondano. «Noi abbiamo presentato documenti molto dettagliati per dire che abbiamo i titoli legali per tenerlo. È stato pescato in acque internazionali». È la vostra linea di difesa. E sugli altri pezzi? Li ridarete tutti? «Dei 46 richiesti (erano 52 ma l'Italia ne aveva tolti 6) abbiamo già proposto di restituirne 26, di cui uno individuato da noi. Ne restano quindi 21. Uno è la cosiddetta Afrodite, uno il "Getty Bronze", degli altri 19 siamo disposti a parlarne e ci aspettiamo di discuterne».