Milano. Sono ore disperate per l'orchestra Verdi di Milano. Per salvarla dal fallimento si stanno mobilitando in modo bipartisan tantissimi personaggi della cultura ambrosiani e non solo, grandi giornali, alcuni istituti bancari, siti internet, fino a semplici melomani innamorati dell'orchestra di Largo Mahler. Purtroppo si parla di 20 milioni di passivo e di orchestrali senza stipendio da più di 4 mesi. «Servono subito 5 milioni», si sgola il suo direttore, Luigi Corbani. «La nostra proposta è che lo Stato ne metta 3, uno la Regione, 800 mila il Comune e 250 mila la Provincia. Si tratta di una quota sensibilmente inferiore rispetto a quanto versato ad altre istituzioni in rapporto al ricavato dai biglietti». L'agonia della Verdi è in effetti paradossale: perché è uno dei (pochi) simboli prestigiosi della Milano post tangentopoli, perché sul suo palco si alternano da quattordici anni direttori di fama mondiale e perché è un'istituzione culturale che fa un'eccellente programmazione e ha un rapporto tra costi artistici e costi di gestione invidiabile. Eppure, la classe politica sembra continuare a fare spallucce. O meglio: l'altro ieri, proprio da Milano, il ministro Rutelli ha assicurato che «non abbandoneremo i lavoratori dell'orchestra Verdi». Anzi. «Per non trovare una soluzione tampone e ritrovarci poi con lo stesso problema fra sei mesi, si è deciso in accordo con Regione, provincia e comune di incaricare il professor Severino Salvemini della Bocconi di analizzare la situazione reale della Verdi, prima di intervenire». Secondo Rutelli, infatti, l'orchestra essendo privata non è soggetta alla vigilanza del ministero, quindi può venir salvata solo nel rispetto delle leggi. Il che tradotto significa che «esiste una difficoltà di erogazione dei finanziamenti pubblici perché non sono stati pagati i contributi ai lavoratori e, di fronte a pendenze di questo tipo, la legge non lo consente». In realtà, quel che dice il ministro non è esattamente vero. Ad esempio per il teatro San Carlo di Napoli, indebitato e con gli stessi problemi di contributi Enpals, lo stato è intervenuto eccome. Ma soprattutto, esattamente un anno fa, appena insediato, fu proprio Rutelli a dimezzare il contributo straordinario di un milione di euro a favore della Verdi stanziato qualche settimana prima dal predecessore Buttiglione. Un taglio a 500mila euro che il leader della Margherita motivò con la promessa che nel triennio 2007-2009 sarebbe arrivato un contributo adeguato di 9milioni (3 per anno). Eppure, siamo quasi a metà maggio 2007, e né si sono ancora visti i 500mila euro del 2006 (bloccati da marzo in Corte dei conti), né il decreto per i 3 milioni del 2007, nonostante il parere unanime delle commissioni cultura di Camera e Senato. Giusto per dare qualche numero: nel 2006, i contributi pubblici alla Verdi sono stati il 6 per cento del bilancio, appena 340mila euro a fronte di ricavi propri pari a 5 milioni 200mila euro. Cioè un contributo assolutamente non adeguato all'attività sinfonica di un'orchestra che fa circa 200 concerti l'anno e che subisce una forbice tra contributi pubblici e introiti privati talmente squilibrata da non avere eguali al mondo (per capirsi: in 14 anni i soci e gli amici della Verdi che hanno dato dei soldi senza poterli detrarre dal reddito se non in misura limitatissima, hanno versato 10 milioni di euro, mentre tutti i contributi pubblici messi assieme hanno ammontato ad appena 8 milioni e mezzo). In ogni parte del mondo lo Stato interviene, o direttamente o indirettamente. Non esiste struttura che non abbia contributi pubblici, a dimostrazione che il buco della Verdi non è frutto di malagestione ma di una cronica penuria di contributi pubblici. Non avendo santi in paradiso, infatti, è stata per anni e anni snobbata dalle istituzioni, che hanno preferito foraggiare ben più noti carrozzoni musicali specie nel centrosud. Per capirsi: nel 2004 gli incassi della Verdi sono stati di 1.573mila euro, quasi come tutte le 13 orchestre Ico (Istituzioni Concertistico Orchestrali) italiane, che sommate hanno incassato circa 1,6 milioni. In sostanza: la Verdi da sola ha un pubblico pari a circa il 95 di quello totale delle Ico. E tuttavia: lo Stato ha dato alle Ico quasi 12 milioni contro 361mila alla Verdi. Incredibile. E non fa nulla se ci lavorano dentro duecento professionisti apprezzati in tutto il mondo. Evidentemente, mentre la casa brucia, continuano a contare di più le amicizie e il solito capitalismo di relazione. In attesa della grottesca due diligence del professor Salvemini...