Casalnuovo resta senza sindaco. Antonio Manna sè dimesso. Per dire che lascia, ha scritto una nota di tre pagine e mezza in cui fa la storia recente della città, i suoi scempi edilizi, le inchieste della Procura di Nola, le mosse della politica. Una sintesi, scrive Manna nella lunga lettera spedita al prefetto Pansa e al presidente del Consiglio comunale di Casalnuovo, che impone «una fondamentale rivisitazione dei rapporti tra i partiti e i gruppi consiliari che mi hanno espresso sindaco e costituiscono il presupposto per garantire la corretta attività dellamministrazione». E allora se ne va. La legge consente a Manna di ripensarci entro 20 giorni, trascorsi i quali la prefettura provvederà a nominare uno o più commissari per amministrare la città. In ogni caso, le dimissioni del forzista Manna non mettono fine al lavoro della commissione daccesso già inviata a Casalnuovo dalla prefettura. Non si interrompe lazione perché il motivo dello scioglimento del Consiglio comunale potrà anche essere diverso da quello delle dimissioni del sindaco, se fosse verificata e accertata lipotesi del condizionamento esterno. «Non mi dimetto, sogno un boulevard», raccontava Manna nel febbraio scorso. Lo sognava al posto dei binari della ferrovia, nella città dei due rioni fuorilegge cresciuti in tre anni sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno avesse voglia di vedere. Nessuna Dia, né certificati, né documenti, ma cera la luce e cera lacqua. Il sindaco che sfilò nel corteo che gridava slogan contro di lui, aspettava le demolizioni previste per giugno, e aveva cambiato la giunta comunale il 20 marzo scorso «formata da assessori esperti, convinto di poter perseguire gli obiettivi». La nuova giunta non ha tenuto neppure due mesi. Negli ultimi tre giorni, non è riuscita mai a riunirsi per discutere della variante al piano regolatore su cui aveva presentato uninterpellanza il consigliere Servillo (An). Una delibera di giunta che autorizzava migliaia di nuovi metri cubi di edifici da costruire - tra cui il famoso boulevard - e disapprovata da tutti i capigruppo, eccetto Forza Italia e una lista civica. Lannullamento chiesto sbatte sulle riunioni saltate per la mancanza degli assessori, e ora arrivano le dimissioni di Manna. «Finalmente. Erano un atto dovuto. Avrebbe dovuto farlo già da tempo», dice Tommaso Pellegrino, il segretario della commissione bicamerale antimafia che è presidente dei Verdi in Campania; con lassessore provinciale Francesco Emilio Borrelli aggiunge: «Laugurio è che Manna non ritorni sui suoi passi permettendo di scegliere nuovi rappresentanti dopo il necessario periodo di commissariamento». Poche ore prima delle dimissioni, Rifondazione aveva chiesto con il segretario provinciale Di Martino un commissario ad acta per le demolizioni.