«Ver-go-gna, ver-go-gna». Francesco Garibaldi diventa uomo sandwich. Condensa la propria rabbia di ex proprietario in un tazebao che indossa sopra labito scuro e la cravatta. Insieme con il fratello Ciro, urla e non si dà pace. Chiede di parlare con il vicepremier, ma viene snobbato. Per questo alza la voce, aiutandosi con un megafono: «Vergogna, comunisti». Lunico che gli si avvicina e lo abbraccia è il presidente Nichi Vendola. È il saluto di due vecchi amici. Poi, ognuno per la propria strada. Il governatore raggiunge i rappresentanti delle istituzioni, Francesco Garibaldi continua a protestare. Insieme con lui cè anche un manipolo di volontari. Hanno portato volantini e manifesti. Il ritornello è sempre lo stesso: «La storia non si espropria. È stata ignorata la Costituzione, sono stati violati gli accordi e calpestati i diritti». Francesco Garibaldi ribadisce la sua tesi di sempre: il governo ha raggirato i proprietari. «L8 novembre - spiega - il ministro aveva detto che, dopo qualche giorno, ci saremmo visti a Roma. Sono passati sei mesi. Rutelli mi costringe a gridare perchè si nega al dialogo. Non è un comportamento dignitoso ed educato». Non mancano i momenti di tensione. Quando Francesco Rutelli, insieme con i rappresentanti delle istituzioni locali e delle imprese che si sono aggiudicate lappalto, lascia il foyer del teatro per entrare nel cantiere, le forze dellordine erigono un muro umano per non lasciar passare nessuno. Francesco e Ciro Garibaldi provano però a forzare. «I proprietari siamo noi, non cè stata limmissione nel possesso», gridano. Dalle retrovie piovono insulti di ogni tipo agli uomini di governo. «Comunisti, giacobini». E ancora: «È il primo esproprio di azienda nel dopoguerra. Vergogna. Peggio dellUnione sovietica». Alla protesta di Ciro e Francesco Garibaldi, figli di Vittoria Messeni Nemagna, si unisce quella dellaltra parte della famiglia. Per loro parla lavvocato Ascanio Amenduni. Piuttosto che scendere in piazza, ha preferito irrobustire il fascicolo processuale aperto alla Corte europea dei diritti delluomo. Ieri ha trasmesso a Strasburgo un altro articolo di Repubblica. «Il ministro per i beni e le attività culturali - ha scritto lavvocato Amenduni - procede alla consegna del Teatro alle imprese aggiudicatici dellappalto, senza che vi sia stata né una formale immissione nel possesso, né la liquidazione dellindennità di esproprio (è stata depositata solo una stima demaniale, ma manca il finale provvedimento prefettizio), né, tantomeno, la messa a disposizione di alcuna somma». Il legale dei tre quarti della proprietà è tornato a contestare lesproprio. «Per la sua genesi, ed ora pure per le sue modalità esecutive - ha detto - continua a mostrare di aver violato ogni regola generica di civiltà giuridica, oltre che il diritto al rispetto dei propri beni stabilito dallarticolo 1 del primo Protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti delluomo. La beffa è che lo Stato ha conseguito il possesso del teatro, e può darvi accesso al ministro Rutelli, non in forza della normale procedura di immissione, ma in esecuzione del protocollo dintesa del 21 novembre 2002, inadempiuto dagli enti pubblici obbligati». (r.lor.)
Bari - Urla contro il ministro Rutelli: Esproprio comunista
Francesco Garibaldi, ex proprietario del Teatro Massimo di Palermo, protesta contro l'esproprio del teatro. Con il fratello Ciro, urla e manifesta contro il governo, accusandolo di aver raggirato i proprietari. Il governatore raggiunge i rappresentanti delle istituzioni, mentre Francesco Garibaldi continua a protestare con un gruppo di volontari. I manifestanti portano volantini e manifesti con il ritornello "La storia non si espropria". Francesco Garibaldi ribadisce la sua tesi di sempre: il governo ha raggirato i proprietari. Il ministro Rutelli si rifiuta di dialogare con lui. I proprietari si sentono ingiustamente trattati e gridano "Siamo noi, non cè stata limmissione nel possesso".
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