Industria culturale. La bozza di riforma trasferisce le competenze alle Regioni Repetti (Genova): «Così si rischia una riduzione delle risorse» «Non vedo motivi di preoccupazione: abbiamo presentato una bozza di riforma, ne discuteremo e prenderemo in considerazione tutte le modifiche utili». Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, ieri a Milano, sembra sorpreso dalle prime reazioni dei teatri stabili pubblici alla proposta di legge di riforma dello spettacolo dal vivo (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) che affida alle Regioni la progressiva assunzione di responsabilità nella produzione e diffusione degli spettacoli, con il riassetto del sistema dei finanziamenti finora regolato dal Fus. «Vi siete accorti che è cambiata la Costituzione? chiede Rutelli, con riferimento al Titolo V E che ci sono due sentenze della Corte Costituzionale che hanno ricondotto la materia dello spettacolo alla legislazione concorrente?». Cioè alle competenze di Regioni ed enti locali. «Il cambiamento è di ottica complessiva, non di distruzione delle istituzioniaggiunge Elena Montecchi, sottosegretario con delega per lo spettacolo dal vivo. Non è la natura del finanziamento che determina la qualità del teatro. Nella bozza di legge, che sarà portata al Consiglio dei ministri la prima o seconda settimana di giugno, ci sono vincoli di garanzia e di tutela delle singole attività». Allo Stato spetta la definizione dei principi generali cui dovranno attenersi i provvedimenti normativi regionali, il compito di promuovere e sostenere eventi culturali, anche di carattere internazionale, e la promozione di accordi per la coproduzione di spettacoli dal vivo con i Paesi esteri. Oltre a progetti di cofinanziamento tra Stato, Regioni ed enti locali. Per le fondazioni lirico-sinfoniche, invece, in quanto patrimonio artistico e culturale della nazione ed enti regolati dal diritto civile, il Governo viene delegato ad emanare uno o più decreti legislativi per la loro disciplina. «Da tempo si invoca a gran voce una riforma del settore sottolinea Elena Montecchi ora ci siamo. E come avevamo promesso, prima abbiamo aumentato i fondi a disposizione». Che resteranno quelli previsti: 441,3 milioni al Fus nel 2007, 486,8 nel 2008 e 543,8 nel 2009. Più altri 40 milioni all'anno per cofinanziamenti e promozione di grandi eventi. Ma le perplessità restano. Carlo Repetti, direttore del teatro stabile di Genova, ricorda che «il Titolo V non dice che la competenza in materia di spettacolo debba andare tutta alle Regioni. E la stessa Elena Montecchi, poco tempo fa in un convegno, aveva detto che allo Stato avrebbero dovuto rimanere sia le fondazioni liriche sia i teatri stabili, che lei stessa aveva definito la spina dorsale dell'Italia in questo settore. Quando ho letto i dettami della bozza sono rimasto spiazzato. Non dimentichiamo aggiungeche ci sono Regioni ricche e Regioni povere ma soprattutto che in questo modo viene a mancare la salvaguardia dei teatri, non essendoci un vincolo di destinazione dei fondi trasferiti dallo Stato, se per esempio una Regione si trova ad avere problemi con i conti della sanità, è obbligata a tappare questi buchi prima di dare soldi ai teatri. In Francia, Spagna, Gran Bretagna i maggiori teatri nazionali fanno riferimento allo Stato. E gli strumenti legislativi per farlo anche Italia volendo ci sono». Nella sua giornata milanese Rutelli ha parlato anche dei problemi dell'Orchestra Verdi, a rischio chiusura per mancanza di fondi «Non abbandoneremo i lavoratori dell'orchestraha detto su questo non c'è dubbio. Ma il tema della Verdi, un'istituzione che ha grandi meriti, è complesso. Abbiamo deciso di avviare un'analisi obiettiva della situazione reale di bilancio, che affideremo a un professore della Bocconi Poi faremo un piano per salvare la Verdi».
Teatri stabili contesi Rutelli: pronti a discutere
Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha presentato una bozza di riforma dello spettacolo dal vivo che trasferisce le competenze alle Regioni. Il sistema dei finanziamenti attualmente regolato dal Fus verrà riassetto. Il governo ha aumentato i fondi a disposizione per il settore, ma le Regioni potrebbero avere problemi con i conti della sanità e dovranno tappare i buchi prima di dare soldi ai teatri. Il direttore del teatro stabile di Genova Carlo Repetti è preoccupato per la riduzione delle risorse e ha detto che il Titolo V della Costituzione non dice che la competenza in materia di spettacolo debba andare tutta alle Regioni.
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