MILANO «Il turismo si rilancia partendo dalle infrastrutture». E anche l'economia. Parola del ministro della Cultura, Francesco Rutelli. E Roma indica la strada: «L'Auditorium della musica progettato da Renzo Piano ha generato più di un milione di presenze. Un sostegno importante per l'indotto turistico ed economico della capitale», ha esemplificato il ministro. L'occasione per fare il punto sullo sviluppo dell'industria del turismo in Italia è stata fornita ieri dal forum «Economia e società aperta» organizzato a Milano da università Bocconi e Corriere della Sera. Oltre al ministro, all'incontro dal titolo «Promuovere la cultura a fattore competitivo» hanno partecipato rappresentanti dell'università (Severino Salvemini della Bocconi, Stefano Boeri del Politecnico) e dell'impresa (tra gli altri il presidente Mediaset Fedele Confalonieri e l'amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra). «Come ministro vorrei fare il più possibile per incrementare le infrastrutture a servizio della cultura. In altre parole, si tratta di spendere al meglio i soldi pubblici e attirare investimenti privati», ha detto ancora Rutelli. Secondo il vicepresidente del consiglio «anche la più potente tra le città d'arte al mondo sarebbe destinata al declino se non associasse valori culturali a una vera organizzazione». Sul piano delle infrastrutture un altro degli esempi citato da Rutelli è stato quello di Bilbao: «All'inizio il disegno di ospitare la sede del Guggenheim fu duramente ostacolato dagli operatori dei cantieri navali con scioperi e cortei. Poi ha vinto lo spostamento dei cantieri stessi e la realizzazione del museo. Il risultato è che oggi anche l'attività del porto spagnolo è rinata». Il ministro ha definito fondamentali il ruolo delle imprese e delle fondazioni bancarie nella promozione della cultura. Ma nello stesso tempo è anche la cultura a creare valore per le aziende. Di più: secondo Severino Salvemini dell'università Bocconi «siamo alla vigilia della sostituzione del capitalismo industriale con il capitalismo culturale». «Negli anni passati, la cultura è servita alle imprese soprattutto per esprimere programmi di sponsorizzazioni e di mecenatismo, abbastanza laterali rispetto alle loro logiche di funzionamento. Oggi la cultura ha recuperato nel processo produttivo il ruolo di materia prima», ha spiegato ancora il professore. Di qui la funzione di traino che possono avere le aziende che per prime «hanno imparato a produrre e vendere significati». «Occorre adesso che la leadership di queste imprese permei l'intera collettività ha concluso Salvemini superando le nebbie e le foschie prodotte da decenni di fordismo e di post-fordismo».