Nuovi progetti in laguna. Cacciari: aiuti o così si muore La città cerca un rilancio tra alto artigianato e terziario avanzato. Rutelli: sì a finanziamenti -------------------------------------------------------------------------------- DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - Non era Carnevale e non cera la Biennale. Eppure nello scorso fine settimana a Venezia il contatore dei turisti ha fatto tilt oltrepassando la quota record di 150mila al giorno, quasi tre volte gli abitanti. Lo ha raccontato il sindaco Massimo Cacciari: «La situazione è drammatica: o creiamo nuove linee per il trasporto dei veneziani e raddoppiamo il numero di vigili e gli addetti alle pulizie oppure non ce la facciamo». Un grido di dolore raccolto dal vicepremier Francesco Rutelli, anche lui al convegno allisola della Certosa sul futuro della Serenissima, che ha annunciato misure nella prossima Finanziaria «per evitare di soffocare Venezia sotto il peso del turismo mordi e fuggi». Visto che il ticket dingresso crea problemi di compatibilità con la normativa comunitaria, si affaccia lipotesi di un contributo governativo che sarà messo a punto da una commissione incaricata di studiare limpatto turistico nelle città darte. Ma gli aiuti esterni possono risolvere solo parzialmente il problema. A Venezia ogni anno 1.500 residenti fuggono per liberarsi dalla pressione fisicamente insostenibile attorno a San Marco, con il corredo ossessivo delle maschere tipiche fatte in Cina e dei cappellini made in Pakistan. È un modello economico che tende a distruggere il valore della città trasformandola in un lunapark e che oltretutto si sta rivelando contagioso: il virus della monocultura del turismo di basso profilo continua a conquistare spazio nel centro di Firenze e di Roma. Per sconfiggerlo il vicepresidente di Confindustria e neo presidente di Telecom Pasquale Pistorio ha proposto una ricetta mirata alla nascita di una "Laguna Valley": industrie hi-tech, innovazione, ricerca, tecnologie ambientali e terziario avanzato per far tornare gli abitanti a quota 170mila, come 50 anni fa. «In 10 anni possiamo arrivare a 200-300 società con 50-100 dipendenti", ha calcolato Pistorio. «Entro il 2025 si può ottenere il 20 per cento del Pil veneziano dallindustria hi-tech». Un primo embrione di questa alternativa economica è venuto fuori nel convegno organizzato dallIstituto europeo di design per festeggiare lapertura della sua nuova sede nellisola della Certosa. La società che ha avuto lappalto delloperazione, di cui fa parte anche una delle icone italiane della vela, Giovanni Soldini, ha utilizzato le antiche fabbriche di munizioni per creare attorno alla produzione e manutenzione dei velieri uneconomia che si fa forte della presenza dellIstituto europeo di design e dellarea archeologica del parco urbano in cui da tre anni sono impegnati i volontari di Legambiente. E tutto attorno, sparsi nella Laguna, nelle isole fino a ieri abbandonate, fioriscono i rimandi al nuovo modello lanciato da Pistorio. A San Servolo cè la Venice International University, un campus universitario che accoglie studenti, ricercatori e professori provenienti da ogni parte del mondo. A Poveglia è nata lisola multimediale. A Mazzorbo è stata recuperata unantica cantina per rilanciare un vitigno locale, luva dorone, che dà un bianco secco, con i profumi della laguna. A SantErasmo si sta rilanciando il carciofo violetto, difeso da un presidio Slow Food, che prende il nome dallisola. A San Francesco nel deserto, lantico convento è diventato un luogo aperto a varie esperienze di meditazione. A Torcello, sotto il flusso turistico di massa, resiste unisola attenta allintreccio tra arte e uso delle materie prime tradizionali.