Appuntamento al Tar, le udienze sono fissate il 27 giugno e l'11 luglio. Di fronte ai magistrati del tribunale amministrativo, si confronteranno oppositori e sostenitori del Piano paesaggistico regionale. I ricorsi contro la carta della tutela del territorio sono centosessanta: un centinaio proposti al Tar, 62 quelli straordinari al capo dello Stato, di cui due con istanza cautelare. Ma quelle due date potrebbero non essere rispettate, a causa del ritardo con cui la Regione fornirà la documentazione richiesta dai ricorrenti, ovvero gli strumenti tecnici legati alla elaborazione del Ppr e il carteggio con le osservazioni (e relative risposte) proposte dai Comuni. LA TASK FORCE. Ci sono dieci funzionari, interni all'amministrazione regionale, che sono concentrati quasi esclusivamente sui ricorsi, un lavoro che uno di loro definisce «immane», ma necessario. Mentre la squadra dei saggi è composta da sei professionisti: Vincenzo Gemili Irelli, ordinario di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma; Paolo Carrozza, ordinario di Diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; Paolo Urbani, ordinario di Diritto amministrativo all'università di Chieti, Roma Tre e Luiss. Per la Regione sono stati indicati dalla giunta Paola Cannas, direttore generale dell'assessorato dell'Urbanistica; Franco Sardi, direttore generale dell'assessorato Beni culturali e Gian Piero Contu, responsabile del servizio Contenzioso amministrativo dell'area legale. L'APPELLO. Per aumentare le forze in campo e smaltire il carico di documenti, l'assessorato regionale della Pubblica istruzione aveva indetto una selezione per creare un'ulteriore squadra di esperti di "consulenze giuridico-legali", che dovrà assistere l'assessorato nelle fasi di esame, valutazione e definizione delle pratiche e dei ricorsi in materia di paesaggio e verso il Piano. Due giorni fa scadeva il termine per candidarsi, il bando è consultabile nel sito www.regione.sardegna.it. I RICORRENTI. Chi cerca di affondare il Piano? Fra i ricorrenti, ci sono i comuni di Cagliari, Alghero, Olbia, Tempio, Arzachena, Tertenia e Cairo. Poi l'Associazione degli industriali, che lamenta «danni alle imprese per il blocco dell'attività edilizia». Perfino l'Arias, che contesta la norma con la quale si vieta l'affissione pubblicitaria lungo le arterie regionali. Nel lunghissimo elenco di chi si schiera contro la Regione, fra gli altri, c'è anche la società Bonorva Wind Energy (sede a Bolzano) per lo stop imposto ai parchi eolici nell'Isola. Non manca l'associazione che riunisce i campeggiatori della Sardegna, "colpita" - secondo le motivazioni del ricorso - dalla norma che impedisce ai proprietari dei camper di stazionare lungo la costa. I MOTIVI DEL NO. Simili, praticamente identiche le motivazioni dei ricorsi di due Comuni costieri come Cagliari e Olbia, territori dove l'edilizia è una delle parti più importanti del motore economico. Il territorio del capoluogo isolano ricade interamente nell'area vincolata dal Piano: «Il mare, le lagune, il centro storico, tutto rientra nelle norme del Ppr», sottolinea Emilio Floris, sindaco di Cagliari, «dovremo lavorare per costruire un'intesa che ci tuteli da questo esproprio», il Comune del capoluogo si è anche dotato del Piano regolatore, strumento che il Ppr "supera". Conflitto che è all'origine del ricorso. Lo studio legale cagliaritano Contu-Mura, che ha curato il ricorso del comune di Olbia, parla di «eccesso di potere della Regione nei confronti dei Comuni». Il documento, 77 pagine, è già all'esame della Regione. Pasquale Ragnedda, sindaco di Arzachena, uno dei territori a più alta densità turistica dell'Isola, è sicuro: «Il nostro ricorso non potrà non essere accolto, è un documento asciutto e chiarissimo». La situazione del Comune sul quale ricadono quei pochi chilometri dal nome sempre affascinante, Costa Smeralda, è particolare: se da un lato l'atto amministrativo contro la Regione va avanti («Troppi vincoli sulle coste, tutto quello che era stato pianificato nel rispetto dell'ambiente è bloccato», dice Ragnedda), dall'altro si sta elaborando un nuovo Piano urbanistico comunale in linea con i suggerimenti della Regione. «Tuttavia», conclude il sindaco di Arzachena, «sottolineo che qualsiasi osservazione nostra è stata ascoltata ma non accolta dalla Regione». I PRECEDENTI. Nel 1993 vennero approvati dalla Regione i Piani territoriali paesistici. Vennero introdotti il vincolo di inedificabilità assoluta nella fascia dei 300 metri dal mare; il dimezzamento delle volumetrie edificabili nelle zone costiere vicine o sulle coste; la necessità del nulla osta paesaggistico regionale per qualsiasi intervento edilizio nella fascia dei due chilometri dal mare. Le coste e il territorio immediatamente vicino erano stati fino a quel momento governati dai Comuni, senza ingerenze di altro tipo. Talvolta, con quell'allegra tendenza così tipicamente nazionale a concedere imponeni volumetrie per la realizzazione di insediamenti vari, non solo a scopi esclusivamente turistici. Anche in quel caso, la nuova normativa scatenò, di fronte ai giudici del tribunale amministrativo regionale, una serie di ricorsi proposti da amministratori pubblici e imprese private. Nel 2003, il Tar della Sardegna annullò i Piani paesistici.