Il quarto ponte sul canal Grande che unirà piazzale Roma alla ferrovia, sarà posato tra giugno e luglio e sarà di un color rojofuego, rosso fuoco. A dirlo non è più il sindaco o l'assessore ai Lavori pubblici, che sulle date di quest'opera non osano più sbilanciarsi, ma lo stesso progettista Santiago Calatrava. C'è da fidarsi? Diamogli credito un'ultima volta, poiché l'artefice della cantierizzazione è il professor Giorgio Romaro, lo stesso che ha contribuito alla realizzazione della cittadella olimpica di Atene, firmata dall'architetto valensano. Sul colore rosso, invece, c'è la certezza non solo perché nel cantiere in banchina dell'Azoto di Porto Marghera si presenta con questo aspetto, ma perché è stato uno dei dettagli su cui il progettista si è impuntato fin dall'inizio. Per i puristi della venezianità ciò potrà essere forse una delusione, ma è anche vero che nessuno ha sollevato obiezioni durante i numerosi passaggi che il progetto ha avuto prima dell'approvazione definitiva. In verità, a vederlo montato, questo ponte suscita una certa ammirazione. Molto più grande di come lo si possa immaginare, sembra lo scheletro di un grande animale preistorico lungo quasi 100 metri, che con le sue 74 "vertebre" in acciaio, faceva apparire insignificanti il progettista e il sindaco che ci camminavano sopra. Una volta allestito e illuminato con la giusta luce sarà quell'opera d'arte del ventesimo secolo che a Venezia mancava. Chi credeva di avere finalmente una spiegazione sulla moltiplicazione dei tempi e dei costi ancora una volta non ha avuto soddisfazione. Nonostante le domande precise, anche questa volta non si è capito a chi debbano risalire le responsabilità di un lavoro durato cosi a lungo rispetto al previsto. Sia Cacciari che Calatrava hanno rimarcato l'handicap derivante dalla legge Merloni che non consente a chi appalta un'opera pubblica di scegliere il migliore sul mercato. «Sono felice ed emozionato - ha detto Calatrava - di vedere quest'opera conclusa. Per me è un onore fare qualcosa in una città straordinaria come Venezia, ma sono anche convinto che questo ponte servirà molto a Venezia, aprirà una nuova via». Avrebbe pensato di trovare difficoltà simili quando propose questo progetto, nel lontano 1996? «Un po' me l'aspettavo che avrei trovato difficoltà, sapevo che il procedimento amministrativo sarebbe stato, lungo e laborioso. Sono però amareggiato per il fatto che in una città eccezionale si costruisca con procedimenti amministrativi normali. Non riesco a comprendere come per Venezia non abbiano trovato gli strumenti tecnico-amministrativi per scegliere i migliori costruttori. Sarebbe stato necessario fare una preselezione delle imprese: in questo caso è stata scelta l'impresa generale che a sua volta ha scelto l'impresa di carpenteria metallica. Io non ho avuto voce in capitolo hi tutto questo». Ma qual è il suo ruolo in questo progetto? «Il mio compito è stato quello di ingegnere nella fase della progettazione, ma la direzione dei lavori l'hanno avuta altri e poi la mia missione è diventata di consulenza artistica e architettonica alla direzione lavori. Mi sono state date ingiustamente delle responsabilità che non ho». Tra il 2005 e il 2006 la Lorenzon (carpenteria metallica) ha dovuto riprogettare e ricostruire da capo i conci che si trovano alle estremità perché "sottodimensionati..." «Non lo sapevo, ma le ripeto, non ho fatto io il direttore dei lavori». E le polemiche relative alle fondazioni che non sarebbero abbastanza solide? «Le fondazioni le ho progettate io personalmente e i calcoli sono stati verificati da tre studi d'ingegneria diversi. Tranquilli, non sono appoggiate sul fango, ma su uno strato duro e non possono cedere. Quanto alla proposta del tunnel sottomarino suggerita dal mio amico Creazza, non fu il Comune a rifiutare la soluzione perché ritenuta troppo costosa. La rifiutai io, perché le fondazioni erano sufficienti. E sulla polemica legata all'ovovia per i disabili? Si dice che fu Calatrava a prevedere che le carrozzine andassero in vaporetto. «Guardi, io faccio questo lavoro da 28 anni e il 90 per cento delle mie costruzioni sono opere pubbliche. All'epoca secondo le indicazioni del Comune sembrava che si volesse che i disabili si servissero del vaporetto, tanto che erano previste inizialmente anche delle aree attrezzate. Anche in questo caso non è una questione che mi riguarda, perché è una fase successiva alla progettazione. Adesso vorrei solo tirare una linea su tutte queste cose che non sono andate per il verso giusto e pensare a questo ponte finalmente al suo posto».
Calatrava: I ritardi del ponte non sono colpa mia
Il quarto ponte sul Canal Grande che unirà piazzale Roma alla ferrovia, sarà posato tra giugno e luglio e sarà di un colore rosso fuoco. Il progettista Santiago Calatrava ha confermato che il colore rosso è stato scelto fin dall'inizio. Il ponte, che sarà lungo quasi 100 metri, sarà composto da 74 "vertebre" in acciaio. Il progettista ha anche affermato che il ponte servirà molto a Venezia, aprirà una nuova via. Il professor Giorgio Romaro, che ha contribuito alla realizzazione della cittadella olimpica di Atene, ha lavorato come ingegnere nella fase della progettazione e come consulente artistico e architettonico alla direzione dei lavori.
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