Animatore da museo sembra un paradosso. O uno stratagemma. Il museo è una noia, classi intere di bambini vorrebbero rincorrersi nei corridoi, più lunghi sono meglio è, mentre devono stare dritte sull'attenti, sbuffano e si spalmano sulle teche che non si devono toccare. Ecco quindi che alla mostra sbarca l'animatore. Per far conoscere l'arte e la scienza, i musei formano guide speciali. Accompagnano i visitatori, tutti, non solo i bambini, e accantonano la spiegazione frontale. Non ascoltano le domande, le fanno. Invitano a fare ipotesi, inscenano discussioni e spettacoli teatrali, guidano esperimenti. Mentre il progetto europeo "Didart" sta lavorando alla definizione e al riconoscimento della figura dell'animatore da museo (in gergo, "operatore didattico museale"), fioriscono i master in Comunicazione e didattica per musei, come le agenzie che formano alla Guida d'intrattenimento. E alcuni musei italiani stanno già sperimentando la figura dell'animatore. E' il caso del Mart di Rovereto, dell'Explora di Roma e del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. In quest'ultimo oggi gli animatori sono settanta. «E' un ottimo metodo per facilitare l'esperienza conoscitiva del visitatore», spiega Maria Xantoudaki, direttrice dei Servizi educativi del Leonardo da Vinci, aggiungendo: «È l'apice della modalità interattiva di visita, su cui noi puntiamo con i nostri numerosi laboratori, e che ancor più favorisce il coinvolgimento del pubblico». L'animatore, quindi, «incoraggia a mettere in gioco le proprie conoscenze e a scoprirne di nuove». A entrare in contatto con gli oggetti storici, a ragionare sui fenomeni scientifici, sulle vite degli autori, a costruire oggetti con le mani. La preparazione richiesta per animare le collezioni è sempre più specializzata. E' preferibile avere una laurea, l'inglese è d'obbligo, come la frequentazione dei corsi di formazione ad hoc. Forniti internamente dai musei o da agenzie specializzate. Gli aspiranti animatori studiano pedagogia e tecniche di comunicazione. Come parlare in pubblico senza annoiare, come muovere il corpo. Spesso sono inclusi corsi di tecnica teatrale, dizione e attività manuali. A scegliere questa strada sono soprattutto neolaureati. L'età media va dai venticinque ai trent'anni, giovani in cerca di una professione o al suo inizio. Aspiranti attori di teatro, dottorandi in materie umanistiche e scientifiche, insegnanti in erba disposti a fare i turni, a lavorare nei week end e soprattutto nei giorni di festa. Il tutto, in media, per 15 euro all'ora. Nella maggior parte dei casi, infatti, l'animazione museale è ancora un secondo lavoro, fatto per passione o per arrotondare, «un lavoro d'appoggio», spiega Massimo Abamonte, guida-animatore e responsabile della formazione presso il Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. Abamonte però è ottimista: «Ci auguriamo che nel tempo quella dell'animatore possa diventare una figura professionale in grado di rappresentare un vero e proprio lavoro». Già fin d'ora, tuttavia, è un'occupazione che «sta prendendo sempre più piede», spiega Paolo Lanfi dell'associazione Alekos, che forma guide e animatori nel campo dei musei artistici: «Noi riceviamo moltissimi curricula, sempre il triplo delle richieste rispetto ai venti posti disponibili in ogni nostro corso».
Le mostre sono noiose. Al museo con l'animatore
Il museo è un luogo dove le classi intere di bambini vorrebbero rincorrersi, ma è anche un luogo dove l'animatore da museo può fare la sua figura. L'animatore è un operatore didattico museale che accompagna i visitatori e accantonando la spiegazione frontale. Invita a fare ipotesi, inscenare discussioni e spettacoli teatrali, guidare esperimenti. Il progetto europeo "Didart" sta lavorando alla definizione e al riconoscimento della figura dell'animatore da museo. Alcuni musei italiani stanno già sperimentando la figura dell'animatore, come il Mart di Rovereto, l'Explora di Roma e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.
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