Ci sono voluti quasi cento anni per dare una casa alle opere che nel 1914 Léontine Gruvelle, vedova di Giuseppe De Nittis, ha lasciato in eredità a Barletta, città natale dell'artista: il Palazzo della Marra, sede della Pinacoteca intitolata al pittore, degna cornice per l'arte del figlio più famoso della città pugliese. Come è noto, l'artista nato a Barletta nel 1846, morì a soli 38 anni a Saint-Germain en Laye, al culmine della fama. "In piena giovinezza, in pieno amore, in piena gloria, come gli eroi e i semidei", scrisse nell'epitaffio Dumas figlio. Non gli erano mancati riconoscimenti internazionali, aveva frequentato la Parigi intellettuale e mondana di cui divenne il cantore raffinato e geniale, nel suo salotto si potevano incontrare la principessa Matilde Bonaparte e il conte Primoli, Zola e Oscar Wilde. Nel '74 aveva partecipato alla prima mostra degli Impressionisti presso il fotografo Nadar, ma a differenza di loro la sua fama, grandissima in vita, si spense rapidamente. Nell'atelier. Alla sua morte nell 'atelier del villino di Rue de Viète, era rimasta gran parte delle sue opere più belle, certamente le più care, oltre a studi e quadri non finiti. La giovane moglie che doveva provvedere anche al figlio Jacques, fu costretta a vendere alcuni dipinti comprati dal pittore o regalati da amici come Degas, Manet, Morisot e Caillebotte, conservando solo quelle del marito, convinta del loro valore artistico. Léontine consegnando a Barletta il patrimonio che aveva custodito gelosamente, affidava alla città il compito di perpetuare la memoria dell'artista De Nittis. Espletate tutte le complesse procedure per il trasferimento del lascito, il comune si trovò proprietario di 146 quadri, 65 fra disegni e incisioni di vario tipo, oltre a lettere e libri che sistemò provvisoriamente nei locali di una scuola elementare, quindi in alcune sale del palazzo San Domenico, fino a che nel '43 per motivi di sicurezza il corpus non venne trasferito a Castel del Monte. Alla fine della guerra seguì un lungo periodo di abbandono, poi, restaurato il Castello di Barletta nel '92, venne allestita un'esposizione delle opere, sempre in attesa di un'adeguata collocazione stabile. Individuata nel Palazzo della Marra, già residenza aristocratica degli Orsini, fin dalla metà del '500, passata ai Della Marra nel '600, quindi ai Faggiani e acquistata nel '58 dallo Stato. Un sontuoso edificio barocco in terra di Bari, sulla strada un tempo delle Carrozze, con una grande loggia affacciata sul mare, scaloni e corti interne, fregi, affreschi, soffitti lignei decorati, ma bisognoso di severi interventi di risanamento e restauro, progettati e realizzati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E si arriva al 2006 quando ultimati i lavori, il palazzo viene dato in concessione al Comune per collocarvi la collezione De Nittis. L'anno scorso il primo parziale inizio di attività con una mostra dedicata a De Nittis e Tissot che ha riscosso un notevole successo di pubblico, quest'anno l'apertura totale del palazzo con l'inaugurazione al secondo piano della Pinacoteca De Nittis. Il piano inferiore, destinato a mostre temporanee, ospita fino al 15 luglio, la mostra Zandomeneghi De Nittis Renoir - I pittori della felicità (catalogo Skira). Vedi al secondo piano. Anima della Pinacoteca De Nittis, nonché curatrice della guida, Emanuela Angiuli che ha lavorato per anni con passione e competenza alla realizzazione del progetto di valorizzazione dell'uomo più straordinario che la città abbia espresso "perché ne conservi la fama e il valore", come diceva Léontine nel suo testamento. Se tutto De Nittis è al secondo piano del palazzo, gli spazi del primo piano accolgono la sua eredità, indagano il ruolo ricoperto a Parigi come "pittore della vita moderna" e i rapporti con pittori e scultori della seconda metà dell'Ottocento in modo da riportare "da Barletta" il pittore entro la grande stagione artistica europea. Un allestimento curato nei dettagli, arredi moderni ed eleganti, sofisticati sistemi di sicurezza e climatizzazione, sobrie didascalie, servizi adeguati accompagnano nelle sale il visitatore nel percorso alla scoperta di un grande artista a cominciare dalla stagione giovanile. I paesaggi e le prime esperienze della "Scuola di Resina" a Napoli, segue Parigi dove arriva a vent'anni, la città di Napoleone III e dei boulevards del barone Haussmann, dell'Opera Garnier e di Baudelaire, che si anima giorno e notte, i riti mondani delle corse di cavalli, la neve, l'amata Léontine oggetto ideale e cangiante dei suoi dipinti, i ritratti dans le monde della società elegante. Sulla base degli appunti del pittore, dei documenti, delle foto d'archivio conservate dagli Alinari e dal Museo d'Orsay, viene ricostruita la sua immagine di artista e di uomo, la sua felicità ricreata attraverso le persone e i luoghi che amò. "Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell'aria e del cielo nella loro intima natura... E' con il loro cielo che io mi raffiguro i paesi dove sono vissuto: Napoli, Parigi, Londra. Li ho amati tutti. Amo la vita, amo la natura. Amo tutto ciò che ho dipinto", scriveva nel suo "Taccuino" ristampato per l'occasione (Electa). Primo piano. Curata da Tulliola Sparagni e Emanuela Angiuli, la mostra al primo piano presenta circa 80 opere fra dipinti, disegni, pastelli e grafiche di Zandomeneghi, De Nittis e Renoir, "i pittori della felicità". Si segnalano di De Nittis Paesaggio, Primavera, Veli e sete, di Zandomeneghi Risveglio, Al caffè, Bavardage, Torso di giovane donna, di Renoir Le chapeau épinglé, Paysage de Cagne, Nu allongé. Il titolo nasce dall'idea di far riflettere sul rapporto di amicizia e stima che lega tre artisti molto diversi fra loro, due transfughi dall'Italia a Pargi. Come De Nittis anche Federico Zandomeneghi (1841-1917), figlio d'arte e patriota ha un percorso geografico complesso. Veneziano per nascita, toscano per formazione, parigino per scelta, milanese per riscoperta critica. Come De Nittis anche Zandò, come viene chiamato a Parigi dove giunge nel 1874, condivide l'avventura impressionista, è amico di Degas, di Pissarro, è testimone di nozze di Renoir e come lui lavora per Durant-Ruel, ma quando viene trovato morto a Parigi è un pittore dimenticato e i quadri rimasti nel suo studio, messi all'asta, vengono comprati dai mercanti. Un cono d'ombra da cui l'artista emergerà solo negli anni Trenta. Ragazze sconosciute. La mostra di Barletta mette a confronto i tre artisti, puntando l'attenzione su Zandomeneghi (dopo la mostra di anno scorso a Roma), il pittore che non ritrae le dame della società mondana, ma sconosciute fanciulle alla toilette, giovani fioraie dai capelli fulvi, modiste, cuoche, amiche al caffè, spesso utilizzando felicemente il pastello. Per favorire l'incontro dei tre artisti che riflettono sugli stessi temi e respirano la stessa atmosfera, viene proposto un percorso tematico. I paesaggi mediterranei di De Nittis accanto a quelli di Gif, "un piccolo paradiso... in fondo al mondo" di Zandomeneghi e a quelli di Cagne-sur-Mer con i colori del Midi di Renoir, che si animano di giovani presenze femminili. Le periferie, i parchi, l'aria di campagna che si respira alle porte di Parigi, piene di orti e giardini, dove si muove fra mussole e pizzi un universo di "fanciulle in fiore", nature morte e pittura di fiori, pittura dal vero che ritrae la società borghese del tempo con taglio fotografico e colori smaglianti, fino al nudo, l'eterna pietra di paragone di ogni pittore. 1 nudi quotidiani di Zandomenegni, estranei all'esostismo orientale, i nudi caldi e rotondi di Renoir.