«Anche nella laguna di Venezia va garantita la legalità». Italia Nostra scrive al governo e alla soprintendenza. E invita a verificare le «illegittimità» dei cantieri del Mose emerse negli ultimi mesi. «Chiediamo di intervenire al più presto», scrive il presidente della sezione veneziana Alvise Benedetti, «per la chiusura immediata e l'abbattimento delle opere eventualmente illegittime». La lettera-diffida è stata inviata ieri ai ministri delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, a quello dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e al vicepresidente e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. «Per quanto ci consta, le aree di produzione dei cassoni del Mose», scrive Benedetti, «non hanno avuto l'autorizzazione richiesta per legge né della soprintendenza né della commissione di Salvaguardia». Le opere senza autorizzazione sarebbero, secondo Italia Nostra, i due cantieri di prefabbricazione dei cassoni di fondazione a Pellestrina nord (Santa Maria del Mare) e Pellestrina sud (Ca' Roman) e poi la «piarda» di lavorazione e stoccaggio in bocca di porto di Malamocco, a ridosso dell'oasi del Wwf degli Alberoni. «Visto il forte impatto ambientale dei cantieri del Mose», conclude la lettera, «vi chiediamo di intervenire al più presto». Non si placa dunque la polemica sui lavori per la grande opera. Negli ultimi giorni la vicenda dei cantieri «illegittimi» è tornata alla ribalta della cronaca. Il sindaco Cacciari ha chiesto ai suoi uffici una relazione aggiornata sullo stato delle autorizzazioni. La soprintendenza ha ribadito per iscritto che quei due cantieri di cui uno, a Santa Maria del Mare, occupa su spiaggia e mare una superficie di quasi duecentomila metri quadrati non sono mai stati autorizzati. «Non ce n'era bisogno», replicano al Consorzio Venezia Nuova, «perché si tratta di opere provvisorie, in sabbia, che saranno rimosse alla fine dei lavori». Fatto sta che il paesaggio, a Santa Maria del Mare e Ca' Roman, è stato modificato. Nella bocca di porto di Chioggia, a ridosso dell'oasi naturalistica gestita dalla Lipu, è stata «tagliata» una fetta di spiaggia e ristretta la bocca di porto per realizzare il porto rifugio. Lavori importanti anche al Lido. Anche qui i varchi sono stati ristretti, con la creazione dell'isola artificiale davanti a Sant'Erasmo, il porto rifugio a Punta Sabbioni, le spalle a San Nicolò. I canali sono stati scavati e la corrente ha aumentato la velocità. Una situazione che secondo il Comune non è adeguatamente monitorata. Per questo il sindaco Massimo Cacciari ha consegnato al presidente del Consiglio, Romano Prodi, la scorsa settimana, due dossier con tutte le contestazioni ai lavori. Documenti che sono stati inviati anche ai ministeri. Ma nulla si muove, e intanto i lavori procedono.