-------------------------------------------------------------------------------- Non conosco gli antenati di Donatone; ma anche se li conoscessi, mi guarderei bene dal rispondere a tono: gli lascio tutto il (de) merito delliniziativa, che lo qualifica da sola. Osservo soltanto che laggressività e il massimalismo che lui esprime sono diventati da anni lunica immagine dellassociazione da lui presieduta, come sanno in molti. Perciò per ora preferisco non raccogliere i suoi tentativi ripetuti di diffamazione a mezzo stampa, limitandomi a qualche commento sugli spunti "culturali" delle sue affermazioni. La mia critica a certe posizioni di Italia Nostra trae spunto da ben radicati equivoci culturali ai quali lassociazione è rimasta ancorata, sia a Napoli che altrove. Cito fra tutti la posizione assunta recentemente da Carlo Ripa di Meana, il quale ha denunciato come colpevole tutta larchitettura moderna - che pure dichiara di sostenere - a suo dire incompatibile con la tutela dei centri storici, dimostrando con evidenza il manicheismo e il razzismo culturale di una certa intellighenzia italiana. Sono invece persuaso - e con me credo la grande maggioranza degli studiosi e dei cultori di architettura italiani - che la caratteristica fondamentale dei nostri centri storici sia da sempre la stratificazione, operata per secoli con attenta sensibilità, e che nello spirito di tale istanza storica vadano educate le nuove leve dellarchitettura e dellingegneria, affinché sia possibile un intervento colto e sensibile, anche - se e dove ciò dovesse essere necessario, cioè proprio nei casi "dettati dallinteresse pubblico" - nel centro storico di Napoli e non solo nel deserto delle periferie, dove vorrebbe confinarlo loscurantismo piccolo borghese di certi sedicenti "difensori" dei beni culturali. Purché però - e a questo scopo gioverebbe anche lattenzione, se fattiva e responsabile e non sospettosa e retriva, di associazioni come Italia Nostra - tale inserimento fosse appunto educato e sensibile. Ecco perché non ho apprezzato lauditorium di Niemeyer a Ravello; non solo per le ragioni urbanistiche difese anche da Italia Nostra, ma anche per quelle propriamente architettoniche. In quel caso, come ho spiegato, le regole urbanistiche vietavano espressamente la realizzazione di simile tipologia; tuttavia, anche se si fosse voluto modificarle, si trattava di operare un inserimento delicato e non gestuale, sensibilmente attento alla conformazione dei luoghi e non deliberatamente provocatorio ed estraneo, come il progetto telefonico dellarchitetto brasiliano. Le capisce queste ragioni più complesse, Donatone-Italia Nostra? Io temo di no, perché il problema di fondo rimane sempre lo stesso: siamo al mondo per esercitare e suscitare intelligenza, e affermare un obiettivo di qualità e di partecipazione responsabile, non per fare dietrologia, gettare fango, alimentare sospetti e non portare alcun contributo fattivo, come opera una certa cultura del "no", di cui egli si fa paladino