Per allietare la vista durante i pasti, il proprietario della casa cosiddetta dei «Pittori al lavoro» - si tratta però della domus sino a qualche tempo fa nota come dei «Casti amanti» - a Pompei s'era fatto realizzare al primo piano dell'abitazione e proprio di fronte al triclinio (l'ambiente riservato a cene e banchetti) un giardino pensile dove crescevano rigogliose piantine di bosso e prato naturale. Dieci metri quadrati in tutto, poggianti sulla cisterna usata dai fornai nell'ambiente sottostante, e tuttavia significativi per comprendere quale e quanto fosse sviluppato nell'antichità il concetto di «verde» privato o pubblico che dir si voglia. Quello spaccato, assieme ad altri, è stato ricostruito nella «limonaia» dei giardini di Boboli, a Palazzo Pitti, a Firenze, per la grande mostra su «Il giardino antico da Babilonia a Roma» che ha aperto ieri e rimarrà visitabile sino al 31 ottobre di quest'anno. L'esposizione, che è proposta dal Polo Museale fiorentino, dal Museo di Storia della Scienza e dal Laboratorio di Ricerche archeobotaniche della Soprintendenza di Pompei, presenta circa cento tra affreschi, bronzi, statue, vasi dipinti, provenienti dai maggiori musei italiani e europei, tra cui il British Museum e il Louvre di Parigi. Ma, essenzialmente, propone ricostruzioni, alcune a grandezza naturale, del tutto uguali a giardini e viridari di Babilonia, Pompei, Oplonti, Ercolano, Roma. E così, di Pompei è stato ricostruito, nelle dimensioni originarie, il giardino della Casa dei Vetti, con i getti d'acqua zampillanti dalle statue - fontane, così come venne disegnato all'atto della scoperta nel 1895. «La riproduzione dell'ambiente - racconta Giovanni di Pasquale dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze - consente di vedere in azione l'impianto idrico che all'epoca funzionava solo per pressione visto che il castellum aquae (il serbatoio) si trovava a pochi metri». «Ma permette anche di capire come fosse evoluta la branca scientifica dell'idraulica - sottolinea Annamaria Ciarallo, responsabile del Laboratorio di Ricerche archeobotaniche della Soprintendenza di Pompei - e quanto bene fossero sfruttate le sue leggi appunto nella creazione di giochi d'acqua straordinari per bellezza e suggestione». Come ad esempio nel giardino pompeiano di Loreio Tiburtino (la casa però apparteneva a Octavio Quartio) dove venne costruito un grande canale a imitazione del fiume Nilo, abbellito da fontane e statuette: l'ambiente periodicamente, secondo gli archeologi, veniva allagato per consentire cerimonie in onore di Iside di cui il proprietario era sacerdote. Di Babilonia, l'antica capitale della Mesopotamia vengono riproposti i «Giardini pensili» che vennero realizzati da Nabucodonosor su terrazze della reggia, anche se la tradizione li vuole costruiti dalla regina Semiramide. Secondo recenti ipotesi, quelle mirabili architetture di verde invece che a Babilonia si troverebbero invece a Ninive. Dovunque fossero stati costruiti, però, quei giardini furono considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. Per la Magna Graecia sono presenti reperti prestati dai musei di Reggio Calabria e di Policoro.