«Occorre che cambi tutto, perché non cambi niente»: è questa celebre frase del Gattopardo che mi par di sentire quando varco la soglia del centro storico di Bisceglie all'inizio di via Cardinale dell'Olio. «Occorre che cambi tutto, perché non cambi niente» e molto sembra cambiato proprio in quella zona: il teatro rivive, le strade Giulio Frisari e Ottavio Tupputi non sembrano più la periferia di una soglia invalicabile, ma si danno ormai, con negozi e locali, aria salottiera, e sempre lì, la biblioteca, il museo del mare, e, ancora, a due passi, in piazza Margherita l'assessorato al Centro storico. Eppure non posso fare a meno di pensare a quella frase quando riconosco sotto il nuovo trucco il vero volto di questa città nel manipolo di contrabbandieri che, nell'ormai atavico senso d'impunità, continuano a menare i loro traffici nel nodo cruciale di questo apparente risveglio. Son lì, da sempre, a marcare il territorio. È comodo averli a portata di mano, così magari sai presto a chi ti devi rivolgere se ti rubano qualcosa. Da queste parti siamo tutti così inclini all'autoindulgenza che facciamo finta di non comprendere a fondo anzi, d'ignorare la gravità morale dell'abitudine all'illecito. Fingiamo di non capire che tutti noi cittadini, indistintamente, proiettiamo sui nuovi bianchi basolati di quelle vie un'ombra terribilmente cupa. Cambiano le amministrazioni, le stagioni, i governi ma loro sono sempre lì a ricordarti che «occorre che cambi tutto, perché non cambi niente».