Ieri il sopralluogo; in arrivo i nuovi finanziamenti, iprogetti d'utilizzo futuro Sopralluogo al Castello in una giornata di pioggia che lo rendeva ancora più triste, segnato dalle crepe e dalle rughe dell'abbandono. Ma qualcosa si sta muovendo: il cantiere che si occupa del recupero di questa straordinaria architettura medievale marcia ormai a pieno ritmo. Per esempio sono stati sostituiti 1200 metri quadrati di tegole sui 4500 complessivi e il lavoro è stato subito collaudato dal temporale. Per esempio c'è stata la messa in sicurezza della chiesa ottocentesca che stava crollando, per esempio si sta intervenendo sugli affreschi che decorano una grande ala dell'antico Palatium dei Carraresi, i re di Padova. Ieri Matteo Villa, vice presidente del coordinamento di Padova della Margherita, braccio destro in città del deputato Andrea Colasio, con il Soprintendente Guglielmo Monti e il dirigente Edi Pezzetta, ha accompagnato negli androni, sui ballatoi, nelle torri e per i camminamenti del Castello in una giornata da vendetta di Dio, Ettore Pietrabissa, uomo di banca, già vicedirettore generale dell'Abi, ora al vertice di Arcus, sinapsi operativa del Ministero dei Beni Culturali, strumento di intervento per il sostegno e il lancio di iniziative e progetti importanti e innovativi nel panorama della cultura italiana. Ritornerà in città a giugno ed è stato vivamente impressionato dal grande monumento medievale nel cuore della città, semiaccecato da anni di destinazione carceraria. Il restauro del Castello è un'annosa telenovela, ma il lavoro di pressing di Andrea Colasio ha ottenuto importanti risultati sia in termini finanziari che nel traslocare la competenza dal Ministero di Grazia e Giustizia a quello dei Beni Culturali. Si ricorderà che l'ex ministro Castelli aveva deciso la cartolarizzazione dell'ex carcere per costruire nuove galere. Il Castello venduto ai privati avrebbe potuto diventare un centro commerciale o un luna park. Colasio ha "fatto musina": 3,5 milioni di euro vengono dalla legge 291 del 2003; 2 milioni e 700 mila euro dalla Finanziaria 2005; 750 mila dalla Fondazione Cassa di Risparmio sono stati spesi per evitare il collasso della struttura. «Sto cercando di organizzare un gruppo di lavoro - dice Matteo Villa - una cellula operativa che, in Comune, lavori solo per il Castello. Inoltre pensiamo di portare a Padova dai 7 ai 10 milioni di euro in tre anni e altri 8-10 milioni dovrebbero venire dalla Fondazione. Gli investimenti in cultura sono un volano per le economie locali e il Castello può diventare un grande polo culturale con capacità di attrazione su tutto il Nordest. Gli eventi che oggi si accendono in Salone, che già di per sé è uno spettacolo architettonico e pittorico, potrebbero essere trasferiti al Castello, spostando l'asse culturale della città, arricchendo ulteriormente il cuore urbano». L'esplorazione. Lo spazio centrale su cui si vedono i resti di un "panottico" in miniatura per sorvegliare l'ora d'aria dei detenuti è grande come un campo di calcio, una grande piazza; il porticato carrarese non esiste più ma se ne leggono i segni. La torre del Rivellino muniva il lato est del Castello, che era chiuso ad ovest da una porta fluviale, con un imponente ponte levatoio. All'interno della torre orientale più vicina a piazza Castello sono stati individuati i resti di una scala, gli scavi hanno permesso di individuare la quota della fondazione al tempo dei Carraresi che si colloca 80 centitnetri più sotto dell'attuale piano di campagna. Ciò permette di immaginare un manto di affreschi più esteso e fastoso dell'attuale con splendidi motivi ornamentali. Il Castello carrarese non è una fortificazione ma un vero e proprio Palatium collegato alla Reggia Carrarese dell'area del Duomo dal "passetto", via di fuga o di collegamento, strada sopraelevata che scavalca un intero quartiere ci-tadino. Qui vennero ospitati dai signori di Padova fino a 600 dignitari, personale delle ambasciate che Francesco e Novello invitavano alla loro corte per alleanze. Sempre nella torre del Rivellino c'è la sala affrescata con il carro rosso dipinto sul soffitto, stemma gentilizio della signoria e una cornice di panneggi attorno alla prospettiva di un giardino. Edi Pezzetta fa notare i danni provocati da una bomba che centra il muro dalla parte della chiesa di San Tomaso e induce il Cerato a rafforzare con il cemento tutta la soffittatura. Profumata di legno la travatura a vista, com-pleamente rifatta di una delle sale, un capolavoro che ci riporta indietro nel tempo. Quello che manca ancora, a nostro avviso è un piano di gestione e anche un grande progetto organico firmato da un architetto di luminosa professionalità. Al di là del contenuto di questa scatola delle meraviglie, sarebbe importante aprire alla città un luogo sconosciuto, farne meta di visite o passeggiate, attrezzarlo con negozi, in tinta e dignità con il monumento. Il 26 maggio tutte le deputazioni del Rotary di Padova visiteranno il Castello e proporranno un convegno nella chiesetta di San Tomaso.
Castello dei Carraresi, procede il recupero
Ieri, il Soprintendente Guglielmo Monti, il dirigente Edi Pezzetta e il vicepresidente del coordinamento di Padova della Margherita, Matteo Villa, hanno visitato il Castello carrarese. Il Castello, che era stato destinato a destinazione carceraria, sta subendo un restauro importante grazie ai nuovi finanziamenti. I lavori sono stati collaudati dal temporale e sono stati sostituiti 1200 metri quadrati di tegole. Il Castello è stato messo in sicurezza e si sta intervenendo sugli affreschi e sugli affreschi della chiesa ottocentesca.
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