Con una grande luna che tra una settimana si illuminerà sopra l'Ara Pacis, parte la prima edizione di Enel Contemporanea, una iniziativa che segna l'ingresso di Enel nel mondo dell'arte, con una serie di opere realizzate ogni anno da artisti di fama mondiale. «L'Enel è da sempre attenta all'arte, perché è un'azienda che si rinnova, cambia, è contemporanea di se stessa. Le nostre stesse centrali elettriche, quelle vecchie, sono autentici capolavori del Liberty e dell'Art Déco. L'arte contemporanea costituisce un forte stimolo all'innovazione e alla modernità, obiettivi prioritari per un'azienda come la nostra che guarda al futuro», ha detto il presidente dell'Enel Piero Gnudi, che ieri ha presentato l'iniziativa in Campidoglio insieme al sindaco Walter Veltroni, all'assessore capitolino alla cultura Silvio Di Francia e al curatore dell'evento Francesco Bonami. «Questa volta non si tratta di una semplice sponsorizzazione - ha aggiunto Veltroni - ma di una vera e propria produzione. Il Comune ed Enel hanno discusso insieme i progetti, scelto insieme i luoghi, seguito insieme la realizzazione delle opere». Costo dell'intera operazione? «Il Comune ci mette le piazze», precisa il sindaco. Gnudi invece non sa ancora quantificare la somma che verrà investita nel lavoro dei tre giovani artisti. Ad inaugurare la serie delle installazioni, 1' 11 maggio, sarà Angela Bulloch, artista inglese nata nel 1966 e conosciuta a livello internazionale per i suoi progetti pubblici e le sue spettacolari mostre allestite nei musei di tutto il mondo. A Roma si confronta con l'edificio che contiene l'Ara Pacis, realizzato dall'architetto americano Richard Meier e considerato una delle più discusse architetture contemporanee (ancora due giorni fa l'artista Julian Schnabel, nel presentare la sua mostra a Palazzo Venezia si è scagliato contro la teca di Meier definendola «un gigantesco split», un motore per climatizzatori). Bulloch ha immaginato un pallone aerostatico di cinque metri di diametro, che verrà collocato sopra il tetto della teca, in corrispondenza dell'antico altare. Il pallone, nelle intenzioni dell'artista, dovrebbe diventare così «un oggetto sacrificale in onore della storia che ha visto come protagonista l'Ara». L'oggetto non solo fluttuerà nell'aria, ma prenderà vita attraverso un repertorio di immagini e di giochi di luci e ombre che, proiettate, illumineranno la sfera ricordando suggestive visioni di fasi lunari. Jeppe Hein, nato a Copenhagen nel 1974 e noto per aver fatto dello spazio il suo atelier, interverrà nell'area della Garbatella, con un'opera visibile dal 5 giugno. Ha scelto piazza Da-miano Sauli, sulla quale si affaccia una scuola, per realizzare un struttura con pareti di acqua che si alzano e si abbassano a seconda dei movimenti dei visitatori. Patrick Tuttofuoco, nato a Milano nel 1974, affronterà in autunno la sfida di piazza del Popolo immaginando un cantiere proiettato sul futuro, come ha spiegato il curatore Bonami, «un simbolo della città che cresce, creato con una serie di moduli prefabbricati in cemento ecologico e illuminati da luci al neon fotovoltaiche, sui quali sarà anche possibile scrivere».