IL TESORO mediceo riapre la scontro tra Comune e soprintendenza. Per arricchire la mostra dedicata alla gioielleria che verrà inaugurata a giorni a Palazzo Pitti, il soprintendente al polo museale fiorentino Antonio Paolucci ordina distaccare due dipinti dallo Studiolo di Francesco I de' Medici, il «guardaroba di cose rare et preziose» che si trova a Palazzo Vecchio, tra il salone dei Cinquecento e la camera da letto dei granduchi. Lo fa senza neppure scrivere al sindaco, contro il parere della direttrice dei musei comunali Chiara Silla e dell'assessore alla cultura Simone Siliani, ricordando solo che le opere sono di «sua» proprietà. L'assessore scrive più volte al soprintendente facendo presente lo «stress evidente» a cui verranno sottoposti i due dipinti su tavola raffiguranti «La pesca delle perle» e la «Bottega dell'orafo». Uno «stress» non necessario visto che la mostra si tiene a soli cinquecento metri di distanza. Ma il soprintendente non risponde. Agli uffici comunali si presenta invece la ditta incaricata dalla soprintendenza, per avvertire che il «distacco» avverrà l'l 1 settembre. Domani. E l'assessore alla cultura perde la pazienza. S'infuria contro Paolucci: «Non solo si respinge da parte di codesta soprintendenza ogni forma di collaborazione con la nostra amministrazione scrive nell'ultima delle due lettere inviate al soprintendente ma si ritiene di dover agire senza neppure un minimo di garbo istituzionale e di buona educazione. E' di nuovo rottura. Le lettere di Siliani rimangono senza risposta. E il silenzio fa da contraltare al rumore di fine luglio, quando tra Comune e soprintendenza si accese il dibattito sulla riforma in senso federalista della gestione dei beni culturali. Al sindaco che rivendicava la proprietà del David, quasi un gesto provocatorio per tornare a porre la questione dell'autonomia del patrimonio culturale e della «regionalizzazione» delle soprintendenze, Paolucci rispondeva con toni da sfida: «Sarà la nostra Stalingrado». E adesso il caso dello Studiolo rivela che lo scontro tra tutori statali e amministratori della città non è ancora risolto. Perfino il dibattito, guarda caso sul tema dell'autonomia dei beni culturali, programmato lunedì pomeriggio alla festa della Margherita del Saschall finisce in un niente di fatto: sia Siliani sia Paolucci hanno preferito non presentarsi. Ma la rottura c'è e tale resta. Pur di evitare il «distacco», l'as,sessore aveva controproposto al soprintendente un biglietto speciale a prezzo ridotto o perfino simbolico per tutti i visitatori della mostra di Pitti, «in modo che si possa conoscere ed apprezzare l'interesse del valore artistico e storico dello Studiolo». Una sorta di biglietto cumulativo «mostra più Palazzo Vecchio», più o meno allo stesso prezzo dell'ingresso alla mostra. Ma Paolucci non ha accettato. E il responsabile cultura di Palazzo Vecchio, lamentando di non aver ricevuto neppure una risposta negativa, risponde ora per le rime: «Se la soprintendenza ritiene che le esigenze espositive siano superiori a quelle relative alla tutela dell'opera d'arte, e ritiene di sottoporre i dipinti allo stress del caso, sia chiaro che l'amministrazione si ritiene sollevata da ogni responsabilità».
Quei dipinti sono miei e li smuro anche se sono in casa tua
Il soprintendente Antonio Paolucci ordina il distacco di due dipinti dallo Studiolo di Francesco I de' Medici, un guardaroba di cose rare e preziose, dal Palazzo Vecchio. La direttrice dei musei comunali Chiara Silla e l'assessore alla cultura Simone Siliani si oppongono al distacco, ma Paolucci non risponde alle loro lettere. La ditta incaricata dalla soprintendenza avverte che il distacco avverrà il 1 settembre. L'assessore Siliani si infuria contro Paolucci e lo accusa di agire senza garbo istituzionale e di buona educazione. Il caso si aggiunge allo scontro tra Comune e soprintendenza sulla riforma in senso federalista della gestione dei beni culturali.
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