«Sfida vinta, ora guardiamo avanti Sarà la Salara a completare l'opera» Passato da tre amministrazioni, quindi da tre diversi assessori alla cultura, ora l'ex Forno del Pane divenuto Museo d'arte moderna viene inaugurato. E al fianco del premier Romano Prodi, del ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, del sindaco Sergio Cofferati oggi ci sarà Angelo Guglielmi, l'assessore alla cultura che ha raccolto il testimone della trasformazione dell'edificio di via Don Minzoni in Mambo. Assessore, allora ci siamo. Bologna aspetta da anni questo momento. «L'attesa è tanta, è vero. E non verrà delusa. La nuova sede è molto bella. Non che quella vecchia disegnata da Leone Pancaldi fosse brutta però. Questo nuovo edificio ha comportato anni di lavoro, è stato curato nei particolari, sono state accolte correzioni utili e provvidenziali in corso d'opera. In genere in Italia quando nasce un edificio è già vecchio. Questa volta abbiamo evitato questo destino, che pare abbastanza ineluttabile nel nostro Paese. L'inaugurazione poi gli darà il lustro che merita». Mambo può contare su una superficie molto più ampia della Gam e su una collocazione più felice. «Il luogo è davvero interessante. Completerà un centro di produzione audiovisiva più o meno unica in Europa perché nella Manifattura delle Arti ci sono anche la Cineteca e i laboratori di musica e di teatro del Dams. Dunque qui si celebra la caratteristica dell'arte contemporanea come confluenza di più linguaggi diversi, quello visivo, sia cinematografico che legato all'arte figurativa, quello musicale e quello teatrale. Il nostro auspicio è che diventi un centro capace di definire le nuove frontiere dell'arte». Tre istituzioni nello stesso luogo. Cosa ci si può aspettare per il futuro? «Ci aspettiamo la costruzione di un programma di produzioni comuni. Il prodotto contemporaneo è una confluenza di linguaggi diversi, dunque ci si aspetta anche una serie di proposte integrate. Le tre istituzioni sono state riunite nello stesso luogo proprio con questo intento. Questo non vuole dire però che ognuna non possa seguire anche la sua strada. Penso a spettacoli, a installazioni, a rassegne che siano frutto di un lavoro integrato che dia davvero il senso dell'arte contemporanea». La Gam aveva una collezione permanente, frutto di lasciti e donazioni, che non potrà essere ospitata interamente dal Mambo. Che scelte verranno fatte? «La vecchia galleria era uno spazio espositivo, Mambo è anche un museo. Ma come non conserverà il Museo Morandi, che pure fa parte della Gam, così non conterrà altre opere. Penso ad esempio al lascito di Virgilio Guidi che avrà uno spazio a sé, probabilmente una sala di Palazzo d'Accursio quando questo sarà liberato dagli uffici comunali che si trasferiranno all'ex mercato ortofrutticolo. A quell'epoca Palazzo d'Accursio avrà numerosi spazi che andranno riutilizzati. Nell'attuale palazzo comunale ci sono già la collezione permanente d'arte antica, il Morandi e potrebbe arrivare, ma è una nostra proposta di cui occorrerà discutere, la parte del permanente della Gam dedicata all'Ottocento, visto peraltro che qui dovrebbe essere trasferito anche il museo del Risorgimento e la biblioteca ora a Casa Carducci. Sono proposte, occorrerà confrontarsi per trovare le collocazioni migliori». E cosa ne sarà della Salara? «Il sindaco ha detto che quando si troverà un luogo che gli attuali abitanti riterranno soddisfacente la Salara potrà essere liberata e destinata a diventare, come previsto in una prima ipotesi, la parte espositiva di Mambo. Gli attuali abitanti non saranno sloggiati. Gli era stato proposto, come pourparler Villa delle Rose ma non l'hanno ritenuta adatta alle loro esigenze». Molti in città fanno notare che il Comune aveva già dato il nome di Mambo a un progetto per nuovi insediamenti commerciali in aree del centro storico. Era opportuno un secondo Mambo? «Il nome è stato scelto dal presidente Sassoli de Bianchi parecchio tempo fa. A me piace, suona bene e da un'indicazione più precisa del luogo, museo d'arte contemporanea».