Dal Forno del pane di Zanardi alla nuova Galleria d'arte moderna A cominciare da Francesco zanardi, che nel 1915 costruì in via Don Minzoni il Forno del pane comunale per sopperire alla carestia postbellica, sono almeno quattro i sindaci che hanno partecipato alla realizzazione di Mambo che inaugura oggi, in quell'edificio, con l'avveniristica mostra «Vertigo». Ottant'anni dopo Zanardi, dunque, Walter Vitali ottenne i primi finanziamenti da Bologna 2000, città europea della cultura per la realizzazione della Manifattura delle Arti, e il resto è storia. Alla fine, ecco pronto, nel medesimo comparto, il «museo che mancava», secondo le parole del direttore Gianfranco Maraniello, evoluzione della «vecchia» Gam, che potrebbe cambiare il volto della città. E far sorgere è il desiderio del presidente dell'istituzione Lorenzo Sassoli de Bianchi «un quartiere dell'arte». Il nome del nuovo nato è, appunto, Mambo, acronimo di «museo d'arte moderna di Bologna», ed è lo stesso che identifica il recente progetto di riqualificazione commerciale, battezzato dall'assessore al commercio Cristina Santandrea. Due cose decisamente diverse ma che, non si scompone Sassoli, «potranno lavorare insieme. Il nome Mambo per la nuova Gam ricorda l'ho concordato nel 1996 con Vitali. L'omonimo piano sul commercio, a sua volta, potrebbe contribuire a far fiorire in zona gallerie private, librerie specializzate e tutto ciò che ha a che fare con l'arte», intanto Mambo, il museo, entrato a pieno diritto nel novero dei «colleghi» italiani di respiro internazionale come il Mart di Rovereto, il torinese Castello di Rivoli, il Maxxi e il Macro di Roma e il Madre di Napoli, farà la sua parte. L'edificio si estende lungo 9.500 metri quadrati, di cui la metà è riservata agli spazi espositivi. Forse la superficie non è molto estesa, visto che da novembre dovrà ospitare pure una parte consistente della collezione permanente della Gam ma, evidentemente, non è tanto l'estensione degli spazi che conta, quanto la loro organizzazione, accuratamente progettata dallo studio di architettura milanese Arassociati (L'intero comparto della Manifattura delle Arti, invece, è stato realizzato dalla Finanziaria Bologna Metropolitana, per una spesa complessiva di circa 14 milioni e 400mila euro ndr) in accordo con i vertici della Gam. «Importante ribadisce Sassoli è soprattutto il ruolo di Mambo. Da quando abbiamo iniziato a progettarlo sapevamo già che doveva avere una sua specificità legata al territorio. E Bologna è una città di giovani, che ospita l'università, e i giovani sono assetati di cultura, di novità, di avanguardie e così abbiamo dedicato la nuova realtà al presente, alla sperimentazione». «Un museo pubblico finanziato al 50 per cento dal Comune, inoltre, aggiunge il presidente deve avere una funzione didattica, che non vuoi dire didascalica ma che si deve fare strumento di comprensione». «Ho ereditato dai miei predecessori questo grande progetto aggiunge Maraniello e sono fortunato perché coincide con i miei interessi: offre, infatti, nuovi luoghi alla ricerca, alla sperimentazione, e, più che al sapere, alla messa in discussione del sapere: é ciò di cui avevamo bisogno». Questi nuovi spazi che, anche attraverso la facciata ristrutturata e decorata da ampie vetrate, abbelliscono la via, non si limitano a stanze e corridoi per accogliere mostre, opere ed eventi. «Questo insiste Maraniello è un luogo dove si può entrare più volte e per diverse occasioni», la sensazione di apertura è sicuramente indotta dal salone centrale alto 16 metri dove sopravvivono, restaurati, i camini del vecchio panificio. Un intreccio di scalinate porta poi alla biblioteca e all'emeroteca del piano ammezzato, con orari pressoché mattutini (dalle 9 alle 13.30, tranne il martedì e il giovedì che terrà aperto anche dalle 14 alle 17) ma che si allargheranno fino alla sera a partire da settembre. Altri luoghi d'incontro sono i labo-ratori didattici, la sala riunioni del piano interrato e il book shop. Non manca, ovviamente, il ristorante, gestito dalla torinese Société Lutéce di Torino, a disposizione della clientela dalle 10 del mattino fino a tarda sera con aperitivi e buffet. Come già anticipato, infine, gli orari di apertura di Mambo saranno molto più elastici rispetto a quelli, ridotti, dei musei cittadini: dalle 10 alle 18 dal martedì alla domenica e giovedì dalle 10 alle 22. «Tempi che si augura Maraniello dovranno contribuire a rendere più vivace tutta l'area e la Manifattura della arti. Anche a questo, infatti, stiamo lavorando insieme ai nostri "vicini" con cui abbiamo già un rapporto di stretta collaborazione, Cineteca, Dams, Salara, oltre che Museo della Musica, Sala Borsa e alte realtà culturali bolognesi».
Mambo, una storia lunga 90 anni. Qui nasce il quartiere dell'arte
Oggi è stato inaugurato il Mambo, il nuovo museo d'arte moderna di Bologna, che si trova in un edificio storico costruito nel 1915 da Francesco Zanardi. Il museo è stato realizzato grazie a finanziamenti di Bologna 2000 e ha un'area espositiva di 4.500 metri quadrati. Il direttore Gianfranco Maraniello ha spiegato che il museo è stato progettato per essere un luogo di sperimentazione e di ricerca, con un'attenzione particolare alla didattica e alla messa in discussione del sapere. Il museo offre spazi per mostre, opere, eventi e anche un ristorante e una biblioteca.
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