Ancora una volta il presidente della locale sezione di Italia Nostra ("Zona franca cavallo di Troia" su Repubblica di sabato) prova a prendersela con chi scrive, coi consueti accenti catastrofici e con le malizie che gli vengono suggerite dal ruolo che si è attribuito. Così, mentre esordisce riconoscendo a Giuseppe Ossorio la positiva posizione di difendere la possibilità di avere due zone franche invece di una, spende il resto dellarticolo a contestare la mia interpretazione a favore del centro storico. il centro storico è già promosso ufficialmente e in sede parlamentare a prossima zona franca urbana, ma curiosamente (è un evidente eufemismo) la zona franca non è ancora confermata dal consiglio comunale (unico organo significativo, peraltro), anzi esclusa più o meno espressamente da una delibera di giunta nella quale sindica invece la zona orientale. E i suoi sospetti di quello che chiama «un cavallo di Troia» si appuntano sulladesione che a tale indicazione sarebbe venuta da settori a suo tempo legati al famigerato "Regno del possibile". Nel ricordare perciò a quanti come lui avessero la memoria corta, che chi scrive fu specificamente incaricato dallAniai (Associazione nazionale ingegneri e architetti italiani) di esaminare il suddetto progetto, al quale dedicò alcuni scritti pesantemente critici comparsi sia sulla rivista dellAniai stessa, diretta dal compianto ingegner De Caprariis, sia sulla rivista "Napoli Nobilissima", mi compiaccio con lui per la confusione che viene alimentando. Infatti egli appare - e la cosa dovrebbe essere paradossale, in un contesto di coerente e avvertito impegno dialettico - addirittura un sostenitore dellindirizzo dellamministrazione, perché plaude allatteggiamento del sindaco e del vicesindaco, che sembrano (sembrano: è giusto e opportuno attendersi una migliore valutazione) volere escludere il centro storico da tale possibilità, perché - dice Donatone - già dotato di ogni norma necessaria. Ora, la cosa appare curiosamente contraddittoria: nel momento in cui il parlamento vara una norma finanziaria che contiene una specifica indicazione per Napoli, che cosa pensa di fare lamministrazione locale? Non già accettarla e promuovere, insieme con chi ne ha caldeggiato e realizzato la positiva conclusione, lavvio operativo del riconoscimento, ma invece rifiutarla, per indicare piuttosto unaltra area, praticamente esterna al centro storico, a bassa densità abitativa, costituita da capannoni industriali e aree dismesse, nelle quali ci si accinge a riempire «i vuoti urbani», per parafrasare unespressione usata da Santangelo. E tutto questo - dice Donatone - sarebbe stato fatto per rispettare il dettato del piano regolatore ed evitare le ciminiere nel centro storico E noi dovremmo seguire Italia Nostra in queste allucinazioni? Mi permetto di eccepire una diversa interpretazione. Ho limpressione - ma Donatone estende a tal punto le sue competenze che non riuscirò certo a convincerlo - che il piano regolatore di Napoli sia il risultato di unattenta concertazione politico-economica, per mezzo della quale da un lato si è contentato un certo ambientalismo locale con lestensione smisurata e ridicola del centro storico, passato da 720 a 1904 ettari, dallaltro si sono ritagliate due belle fette di territorio a est e a ovest, dove far giocare, e pesantemente, i soliti e prevalenti interessi immobiliari, in tal modo incoraggiati e divenuti in qualche misura supporter dellattuale amministrazione. Il Pua di Bagnoli, contro i già molti 600 mila metri cubi del defunto preliminare di piano, che fu bloccato dagli attuali sostenitori dellamministrazione, ne prevede infatti 2 milioni e 600 mila. Lo stesso pateracchio è stato operato a scala particolareggiata, dove la concessione di una notevole area a parco viene "equilibrata" con gli alberghi sulla spiaggia e il famigerato porto canale. Nel centro storico invece i cittadini possono esercitare il cosiddetto "intervento diretto", cioè giocare con le bambole, magari con laiuto occhiuto quanto superficiale (per natura e di fatto) del progetto Sirena. In sintesi, il prg - del quale già in altra occasione ho avuto modo di contestare anche le norme operative, tra laltro spesso errate o contraddittorie - è uno strumento imperfetto e incompiuto, messo su per assicurare il governo della città in un difficile periodo di transizione dalla cosiddetta prima repubblica. Ma i guasti che si producono con le cose fatte male sono sempre guasti: il fine non giustifica i mezzi. E la rinuncia alla zona franca nel centro storico, per favorire glinteressi suddetti, se sarà confermata - ma noi speriamo tenacemente di no - ne è una prova evidente. Il convegno promosso dai comitati e dagli Istituti storico e filosofico, che si è chiuso sabato, ha stabilito un importante nesso operativo con lUnesco, con lIcomos e con lIccrom, i cui rappresentanti hanno più volte ribadito che la riqualificazione urbana non deve passare sulle teste dei cittadini, ma essere con essi attentamente concertata, fermi restando i principi della conservazione dei valori e del restauro. Perciò, anche in vista della prossima operatività degli strumenti Por appositamente previsti dalla Regione Campania per il centro storico di Napoli, e di cui lassessore Laudadio ha dato notizia, noi restiamo fiduciosi che lamministrazione locale sappia cogliere la necessità assoluta di dare credito ai cittadini che essa amministra, e soprattutto che essa sia in grado, nel prossimo futuro, di varare un piano organico e strategico dinterventi attentamente coordinati e cadenzati, che ci mettano in condizione di presentare, alla visita annuale che lUnesco si è impegnato a fare, uno stato davanzamento rispondente ai criteri di progressività e certezza dei risultati che gli organismi internazionali si attendono
NAPOLI - Le allucinazioni di Italia Nostra: risposta a Guido Donatone
Il presidente della sezione di Italia Nostra di Napoli, Donatone, ha scritto un articolo in cui attacca chi scrive, accusandolo di voler "salvare" il centro storico di Napoli con la creazione di una zona franca. Donatone sostiene che il centro storico è già promosso ufficialmente e che la zona franca non è stata confermata dal consiglio comunale. Inoltre, sostiene che il progetto di zona franca sarebbe stato realizzato con l'aiuto di settori legati al "Regno del possibile", un termine che Donatone utilizza per indicare un gruppo di persone che sostengono la creazione di una zona franca.
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