Sono i fiori all'occhiello di Milano. Peccato, però, per quell'occhiello così malridotto. Due basiliche storiche - Sant'Ambrogio e San Lorenzo -, due gioielli artistici e archeologici per i quali i giapponesi scarpinano ore sotto il solleone, già con le prime piogge tornano ad essere assediate da auto, caos e sporcizia. Se non peggio. I casi, naturalmente, non sono equivalenti. Ma sono emblematici dello stesso problema: lo stridente, ma non irrisolvibile, contrasto tra un tesoro architettonico - nonché luogo sacro - e l'ambiente urbano che lo circonda. È amaro lo sfogo di monsignor Erminio De Scalzi, vicario episcopale e abate della basilica di Sant'Ambrogio: «La basilica è una perla incastonata in una piazza che è deposito d'auto in doppia fila, con giardini abbandonati, marciapiedi sconnessi, paracarri messi davanti al sagrato senza un progetto». Ha toni pacati l'osservazione del vicario episcopale. Che precisa: «La mia non è una polemica: è un invito, una cortese richiesta». Un suggerimento, per chi vorrà ascoltare. «Se c'è una piazza a Milano da mettere in ordine - puntualizza - è questa: non esiste nemmeno la segnaletica che indichi dove devono sostare i pullman. Davanti alla caserma hanno messo quella rotonda enorme. Non c'è un progetto che dia senso a questo luogo, tra i più altamente simbolici della città». Quanto al parcheggio sotterraneo che dovrebbe rimediare alle tre o quattro file d'auto, viene da pensare a quali sorprese (magari archeologiche) potranno riservare gli scavi. Se Sant'Ambrogio dovrebbe essere più amata, non ci sono parole per commentare lo sfascio del sagrato di San Lorenzo alle Colonne. «Tutte le sere - denuncia il parroco, don Augusto Casolo - dalle 300 alle 500 persone stazionano qui, suonano i bonghi, ma anche i cassonetti Amsa, si danno al piccolo spaccio e al consumo di alcolici». La clamorosa protesta dei residenti, ormai di un anno fa, aveva strappato al vicesindaco la promessa di una presenza costante delle forze dell'ordine. «Vengono, ma solo fino a mezzanotte - lamenta don Casolo -, e non possono fare concretamente nulla per mettere fine al degrado». Il parroco ha scattato le foto del sagrato alle 5.30 del mattino («ero andato a dormire alle 3.30: impossibile prima»): «È un tappeto di bottiglie, cocci e pattume di ogni tipo». «In questo momento - dice al telefono nel pomeriggio piovoso - una trentina di punk-a-bestia si stanno preparando spinelli sotto il portico». E fosse finita qui. «Quotidianamente - confessa - devo scopare escrementi. E lavare il sagrato».