I libri aprono le porte. Le porte aprono le biblioteche. Le biblioteche aprono allaccoglienza, al dibattito, alla comprensione, allo scambio, alla ricerca, con ununica parola: aprono alla cultura. Ma non quella di cui frequentemente i politici nostrani si sciacquano la bocca, gli eventi, lo choc di una serata, un fatto grande come una montagna, la star arrivata infine qui, nellisola lontana e perciò fatto unico, eccezionale, ma il senso vero e profondo della cultura. La ricerca, lirrequietezza delle risposte, la condivisione, la crescita e lo sviluppo di un popolo. Se le biblioteche riprendono la loro funzione di agorà, luoghi di scambio e di cultura il progresso è per tutti, non solo per una parte politica. Lassociazione Presidi del libro, Sicilia, ha organizzato a Palermo, in occasione della "Giornata mondiale del libro", lapertura di alcune biblioteche pubbliche e private. La giornata è stata preceduta da un interessante dibattito, alla Biblioteca Comunale, socia attiva dei Presidi del libro, in cui in particolare Ugo Magno presidente dellAssociazione e Filippo Guttuso direttore della Biblioteca Comunale hanno citato, carte alla mano, più di una statistica in cui si rovescia una convinzione spesso ripetuta, quasi un modo di dire: non è il progresso economico a generare di per sé il buon livello culturale di una popolazione ma è lalzamento del livello culturale di un popolo a generare o almeno ad essere concausa del progresso economico. Chiaro esempio ne sono i paesi scandinavi che hanno investito nella cultura - una biblioteca ogni mille abitanti - e di cui quasi tutti teniamo in tasca un Nokia. Perciò i Presidi del libro si pongono come primo obbiettivo di lavorare affinché le biblioteche siciliane non solo siano riaperte ma abbiano i soldi per restaurare i libri, un patrimonio immenso divorato dalla polvere se non peggio, e i soldi per comprare i libri, mostrarli, metterli in prestito, avere dei computer, insomma esserci. Ma innanzitutto bisogna sapere che le biblioteche ci sono; quella domenica abbiamo visto arrivare le famiglie curiose, ragazzini alla mano, e anche un poco sbigottite, aggirarsi silenziose, naso in su in mezzo agli scaffali dove loro, i libri, sembravano quasi sussurrare un benvenuto, un «dopo tanto tempo, guarda chi si rivede». Mentre i direttori delle varie biblioteche mettevano in mostra i loro gioielli con una certa aria dimportanza come quando a casa si mostra il nipotino appena nato e ha il tuo stesso naso. Così per alcune ore, le troppo poche ore di chi si è offerto come volontario per aprire di domenica mattina quei gioielli, i bambini si sono accucciati felici attorno a chi leggeva i libri e glieli mostrava, glieli faceva prendere e sfogliare in una città, unica, che non ha una biblioteca per i ragazzi. Mentre gli adulti arrivavano a gruppetti sparsi per girare e ascoltare, altri volontari e alcuni scrittori hanno aperto libri, li hanno mostrati, li hanno letti. Tutto molto semplice eppure terribilmente complicato e quasi rivoluzionario per una città dove né destra né sinistra né centro si sono mai posti il problema di quello strano parallelepipedo che si sfoglia in genere con un certo sottile piacere.