Sei anni di restauri per riportare allantico splendore il ciclo del Duomo. Nel quale domina la donna amata dallinquieto frate Lucrezia, la grazia ritrovata Lunghi studi e tecniche davanguardia: un intervento miracoloso perché invisibile Le parole dammirazione del ministro per i Beni Culturali «Lucrezia aveva bellissima grazia et aria» scrisse Vasari della giovane monaca che infiammò il «tanto venereo» carmelitano fra Filippo Lippi. Una bellezza che ancora oggi si legge negli affreschi che lartista eseguì nel Duomo di Prato, nelle Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista dipinte tra il 1456 e il 1465, durante quellamore «che svergognò le monache», tra ritardi, deroghe e interruzioni per tormentate vicende personali del pittore, la nascita di due figli, lintervento del papa per scogliere i voti ai due innamorati e un matrimonio mai celebrato che tuttavia rese Lucrezia musa e modella dei dipinti di Lippi. Ora quella «grazia et aria» è tornata evidente dopo sei anni di restauri del ciclo di affreschi della cattedrale pratese, e il volto di Lucrezia spunta dolce ed etereo nei tre ritratti di Salomè. «Eccola giovanissima come Salomè in ginocchio che consegna la testa del Battista, quando la conobbe nel '56 nel convento di Santa Margherita, bellissima e luminosa come Salomè che balla e infine matura e già madre dei due figli nella figura di sinistra. Solo così si spiegano le tre facce diverse che Lippi ha dato a Salomè» spiega Isabella Lapi Ballerini, la studiosa che ha curato e diretto i difficili interventi sulle superfici pittoriche con Cristina Gnoni Maravelli, illustrando le Storie al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, al presidente della Regione Claudio Martini, al sindaco di Prato Marco Romagnoli, al presidente della Provincia Massimo Logli, al vescovo Gastone Simoni, alla presenza dei soprintendenti Cristina Acidini, Bruno Santi e Paola Grifini, del direttore regionale Mario Lolli Ghetti e dei tanti pratesi che hanno affollato ieri la celebrazione che ha restituito alla città lintero complesso restaurato, sia nella struttura architettonica che nei cicli degli affreschi delle cappelle. Ed è con orgoglio che Prato riscopre la sua storia antica, mette in mostra i suoi tesori darte con il genio e la passione di Filippo Lippi, rispolvera almeno per un giorno la battuta «Firenze periferia artistica di Prato», guardando al presente di città industriale nata su un patrimonio antico di ingegni. Una festa per «Prato città della modernità che ritrova le sue radici di senso spirituale e civile nel "romanzo" affrescato da Lippi, ma anche capitale del collezionismo darte contemporanea e città dellinnovazione» sottolinea il ministro Rutelli, ammirando le scene capolavoro del Rinascimento, gli affreschi tornati carichi di tonalità rosa e rosse, e soprattutto di quel candore o «biancheggiare che intride i volumi e li gonfia daria come nellimpalpabile figura di Salomè» osserva Lapi Ballerini. Un recupero lenticolare avvenuto dopo lunghi studi, analisi effettuate in collaborazione con i tecnici dellOpificio delle pietre dure, Cnr e vari istituti universitari per mettere a punto le metodologie per curare distacchi di colore e solfatazioni, individuare solventi idonei a rimuovere resine di precedenti restauri. Una complessa operazione di pulitura che ha rimosso strato dopo strato il nerofumo, reso omogenea la superficie pittorica, con il miracolo di un restauro eccezionale proprio perché invisibile, eseguito dagli esperti di Cbc di Roma. Lavori interamente finanziati dal ministero con 950 mila euro, con un contributo della Provincia e della Diocesi di 300 mila euro, di cui 70 mila per allestire «il cantiere dautore» realizzato dallartista Emilio Farina che ha permesso ai visitatori laccesso sui ponteggi durante gli interventi sui 400 metri quadrati di pittura a secco per poter ammirare ugualmente il ciclo pittorico. Una sorta di ponteggio-opera contemporanea in legno che verrà sistemato nella chiesa di Sasseta vicino a Prato. «Purtroppo lintervento di restauro ha premesso di constatare la perdita di alcuni particolari e dettagli di cui sono rimasti solo i fantasmi - aggiunge Lapi Ballerini - Un fenomeno dovuto alla tecnica a secco usata da Lippi, fermata con leganti e non data sullintonaco fresco che assimila il colore, alle stratificazioni e addizioni di colore del suo fare appassionato». E si deve a Lippi, sommo maestro - «che prese la mano da Masaccio» come scrisse ancora Vasari nelle Vite e «fece in questo lavoro le figure maggiori del vivo dove introdusse poi agli altri artifici moderni il modo di dare grandezza alla maniera doggi» - se appunto "la grazia" entra nella pittura Rinascimento, proprio per la rappresentazione delle sue figure di donne sognanti e tenere che annunciano lo psicologismo di Leonardo, anticipano Botticelli e la grande pittura narrativa di Benozzo e Ghirlandaio. Ed a partire dal ciclo di affreschi della Cappella maggiore del Duomo (visitabile da lunedì al sabato 10-17, domenica 15-17, ingresso 3 euro compresa audioguida), Prato invita ad un itinerario in città alla scoperta di Filippo Lippi e dei suoi collaboratori che qui realizzarono dipinti in chiese e monasteri (info Apt 057424112). Mentre il presidente della Provincia Massimo Logli scommette su turismo e cultura per annunciare «una nuova stagione per lo sviluppo» del più grande distretto tessile dEuropa: «Stiamo lavorando alla realizzazione nel 2008 di un grande evento internazionale legato al tessuto, che coinvolge anche importanti istituzioni museali come lHermitage e permetterà di costituire un centro e un archivio sui tessuti antichi e moderni».
Prato festeggia la riapertura degli affreschi di Filippo Lippi
Il ciclo di affreschi della Cappella maggiore del Duomo di Prato è stato restaurato dopo sei anni di lavori. Il restauro è stato curato da Isabella Lapi Ballerini e Cristina Gnoni Maravelli, e ha richiesto la collaborazione di tecnici dell'Opificio delle pietre dure, Cnr e istituti universitari. Il ciclo di affreschi, che include le Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, è stato restaurato con tecniche moderne per mantenere la sua bellezza originale. Il restauro è stato finanziato dal ministero con 950 mila euro, e ha permesso di riscoprire la storia antica di Prato e di mettere in mostra i suoi tesori d'arte.
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