La Città si accende. Il cielo di Roma avrà nuove lune e costellazioni che rimanderanno i loro bagliori sulle pietre antiche e moderne dell'Ara Pacis. Altrove, in piena estate, in una piazza della vecchia Garbatella «uno dei più bei quartieri del mondo» per il nostro sindaco, una scultura d'acqua sorprenderà gli abitanti del quartiere, mentre in autunno strutture modulari in cemento ecologico attraversate da neon dialogheranno con i templi barocchi. Storia, Presente, Futuro: tre fonti di energia sulla quale ogni società si gioca la propria trasformazione. Parole di Francesco Bonami, il curatore del progetto "Enel contemporanea" presentato ieri in Campidoglio che prenderà il via l'11 maggio, con un'installazione della canadese Angela Bulloch dal titolo "Repeat refrain" (la strofa ripetuta), per poi proseguire - in questa prima edizione a cui ne seguiranno altre - con i lavori di Jeppe Hein (piazza Sauli, dal 5 al 19 giugno) e di Patrick Tuttofuoco (piazza del Popolo, dal 18 ottobre al 4 novembre). Il contemporaneo interagisce con tre luoghi simbolo della città. L'arte esce fuori dai musei e si mostra in piazza. «Un'iniziativa che dimostra come si possa utilizzare l'energia in modo positivo, come possibili virtuosi interventi di promozione culturale - ha detto il sindaco Veltroni - Una manisfestazione che contribuisce a rimarcare la vocazione di Roma come città dell'arte contemporanea». Il futuro è qui e adesso. «Tutte le forme di espressione artistica - ha detto Piero Gnudi, presidente del gruppo sponsorizzatore - arricchiscono il patrimonio culturale del nostro Paese. L'arte contemporanea costituisce un forte stimolo all'innovazione e alla modernità, obiettivi prioritari per un'azienda che, come la nostra, guarda sempre al futuro». Ma ecco cosa succederà sulle sponde del Tevere, lì dove Richard Meier ha costruito l'immacolata teca dell'altare della pace. Angela Bulloch si è posta il problema, inevitabile quando si parla di Roma, di creare un'opera pubblica, visibile all'esterno e allo stesso tempo in grado di permanere con un monumento così carico di storia. Non accanto, non dentro, ma al di là. In cielo. Un pallone aerostatico di 5 metri di diametro e 15,70 metri di circonferenza verrà collocato a sei metri di altezza dal tetto del museo, in prossimità dell'altare. Il pallone diventa così simbolo elevato ad oggeto sacrificale in onore della storia che ha visto come protagonista l'Ara. Un oggetto sacrificale che non muore, ma fluttua nell'aria tra immagini e giochi di luce, un valzer di raggi che avvolgono la sfera, una danza di effetti accompagnati da video e diapositive raccolti dall'artista in vari osservatori astronomici per inscenare ogni sera un'eclissi lunare, sempre la stessa ed esclusivamente nel cielo di Roma, come il ritornello di una canzone dedicata alla città.