La mostra "I Lincèi e il Tesoro Messicano", allestita nella sede di Palazzo Corsini, in via della Lungara, ha appena concluso le sobrie celebrazioni del quarto centenario. Sotto il segno storico della lince: il simbolo scelto, all'inizio, «per la vista straordinariamente acuta attribuita al felino, a cui nulla sfugge». In concreto: la vigile attenzione e la costante partecipazione, per quanto è possibile, ai gravi, inquietanti problemi che assillano il Pianeta. La soppressione, dal 1939 al 1943, la terza nel suo secolare percorso, sotto il regime fascista, per aver dato prova «della sua indipendenza, esaminando con spirito critico provvedimenti governativi riguardanti la cultura nazionale», ne ha accresciuto, alla ripresa, la determinazione, l'impegno e il vigore. L'Accademia viene istituita a Roma, nel 1603, da Federico Cesi, umbro-romano di 18 anni, marchese di Monticelli, pronipote e nipote dei cardinali Federico e Bartolomeo Cesi, appassionato studioso di scienze naturali e di archeologia. Suggella la nascita un patto scientifico con l'olandese Johannes van Heeck, laureatosi in medicina a Perugia, il fabrianese Francesco Stellati, cultore di scienze naturali e buon traduttore di Persio, il conte ternano Anastasio de Filiis, parente del giovane Federico. Nel rispetto delle intenzioni del fondatore, i Lincèi, che nel 1611 annoverano fra i soci Galileo Galilei, si considerano «discepoli della natura al fine di ammirarne i portenti e ricercarne le cause». Soprattutto si promettono «di approfondire lo studio delle discipline naturali e matematiche». Nonché di «favorire la cooperazione scientifica fra cultori di scienze e lettere in un processo di mutuo insegnamento». Oggi l'Accademia conta 540 membri, di tutte le nazionalità, compresi nelle due classi delle scienze fisiche, matematiche, naturali e delle scienze morali, storiche, filologiche, divisi in numerose categorie che comprendono 180 soci nazionali, 180 soci corrispondenti, 180 soci stranieri. Eletti per libera cooptazione, i Lincèi sono i migliori nelle loro discipline. Attraverso Fondazioni e gestioni speciali, che derivano da làsciti e offerte di privati ed Enti pubblici, l'Accademia assegna annualmente borse di studio e di ricerca; conferisce riconoscimenti prestigiosi (il premio del Presidente della Repubblica, a giugno, e i premi Feltrinelli, a novembre, sono i fiori all'occhiello); cura pubblicazioni periodiche (che possono ospitare anche comunicazioni, lavori, note di studiosi esterni), con le quali dialoga a distanza con le principali istituzioni scientifiche mondiali; promuove conferenze, congressi, convegni, seminari, simposi, a cui partecipano scienziati italiani e stranieri, aperti al pubblico (con ingresso libero); realizza attività e missioni di ricerca. Concede agli studiosi la sua ricchissima Biblioteca. Spalanca le porte del Museo della Farnesina, affrescato da Raffaello, che ospita fra le sue mura ed è frequentatissimo dai turisti specialmente stranieri. «Quello dei Lincèi non è un mondo chiuso», dice il presidente Giovanni Conso, ex presidente della Corte costituzionale. La ritrosia della gente, che talora si manifesta, non ha quindi ragion d'essere: «L'importante è sapere tutto ciò che l'Accademia fa e diffondere sempre più il susseguirsi dei programmi, che ora, grazie a un ammodernato sito internet, vengono aggiornati di continuo». I temi approfonditi, negli ultimi anni, sono stati molteplici: il disarmo, la pace, la scuola, l'università, le nuove tecnologie, la biomedicina, la competitività, le cellule staminali, ultimissimo il grave deterioramento delle 500 grandi dighe italiane. Talvolta anticipandone la drammaticità e l'urgenza di affrontarli, non lesinando suggerimenti praticabili. Per tutti: la bomba ecologica, la crisi dell'acqua, la bomba energetica. Fino ai recenti, allarmati messaggi del presidente Conso sull'assoluta necessità di reclutare 10.000 ricercatori nei prossimi cinque anni, «per dare ai giovani la sensazione che rivolgere la loro carriera verso la ricerca sia una scelta non bloccata da un'assoluta mancanza di sbocchi», e, contestualmente, di incrementare «i fondi destinati alla ricerca finanziata dallo Stato». I prossimi impegni dei Lincèi prevedono incontri e lezioni, fra l'altro, sul buco dell'ozono, sull'instabilità familiare, sulla Costituzione, sul diritto alla vita, sulla formazione post-universitaria, sui Robot, sulle megalopoli e la qualità dell'aria... Ma che fine fanno le analisi che emergono da un'attività così densa, e i consigli che vengono elargiti? L'Accademia non ha l'impressione di parlare a chi non vuole ascoltare, affaccendato in tutt'altre faccende, immerso in chiacchiere spesso da cortile, sovrastato dall'ossessione del potere? Insomma: quali risultati, garanti di quei valori di cui si dicono portatori, i Lincèi hanno contribuito a realizzare? «Relazioni e dibattiti vengono raccolti in volumi diffusi in tutto il mondo», risponde Giovanni Conso. «Nel 1992 la Presidenza della Repubblica ha indicato l'Accademia come consulente per le questioni di carattere culturale e scientifico e nel 2006 ci ha concesso motu proprio il suo alto patronato in forma permanente». Sono continui, aggiunge, i rapporti con i ministeri dei Beni culturali, dell'Università e della Ricerca («settori per noi cruciali»), dell'Ambiente, delle Infrastrutture. «A quest'ultimo proposito, proprio in occasione dei due recentissimi convegni sulla crisi dei sistemi idrici e sulle dighe, è stato ricordato come il voto espresso il 27 febbraio 2004 in un analogo convegno precedente abbia trovato spazio il 29 marzo nel decreto-legge dedicato alla sicurezza delle grandi dighe». I fatti significativi sono anche altri. Per esempio. Le battaglie per i diritti civili, e un grosso successo dei Lincèi è stata la liberazione del fisico nucleare russo Andrej Sakharov, che venne personalmente a Palazzo Corsini per ringraziare. Il cancelliere tedesco Angela Merkel che invita i presidenti delle Accademie europee per consultarli sugli indirizzi da dare al vecchio Continente in campo scientifico. Gli interventi sulle variazioni climatiche, sugli organismi e sulle piante geneticamente modificate, sulle fonti di energia... I Lincèi non costruiscono per l'immediato (un mondo di valori effimeri), ma per il futuro: come chi pianta gli uliveti "per i figli dei figli", scriveva Giovanni Pascoli. Per questo non fanno notizia e sono trascurati dai mezzi d'informazione, sottolineano. «Ma proprio per la stessa ragione sono necessari».
IL 17 agosto l'Accademia Nazionale dei Lincèi compie 404 anni.
La mostra "I Lincèi e il Tesoro Messicano" è stata conclusa al Palazzo Corsini. L'Accademia dei Lincèi, fondata nel 1603, è un'istituzione scientifica che si occupa di promuovere la ricerca e la cultura. I Lincèi sono eletti per libera cooptazione e sono considerati i migliori nelle loro discipline. L'Accademia assegna borse di studio e di ricerca, conferisce premi e pubblica opere scientifiche. I Lincèi hanno contribuito a realizzare valori come la pace, la scuola e la ricerca. L'Accademia ha rapporti con i ministeri dei Beni culturali, dell'Università e della Ricerca, dell'Ambiente e delle Infrastrutture.
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