Il fenomeno riguarda tutto il mondo civile: la città, inesorabilmente, invade la campagna. I prati, i boschi, i giardini, gli alberi, i campi sono distrutti dalle case. Il cemento invade lo spazio, lo divora. Unimmensa periferia conquista ogni distesa: già adesso, in Europa, la superficie costruita sarebbe più vasta, dicono gli esperti, della superficie allo stato naturale. E al fenomeno assistiamo, su vasta scala, anche in Liguria. Genova fa la sua parte. Lespansione della città verso Nord è arginata dalla montagna: ma a Est e a Ovest le riviere sono diventate estensioni dei quartieri cittadini, in una successione continua di case (e di box, per ospitare le automobili di chi abita nelle case). Come difendersi? Solo in qualche luogo privilegiato, come Portofino, grazie a una speciale situazione giuridica (lEnte del Parco coi suoi poteri), è stata possibile finora, anche se ardua, la difesa dellambiente: anche lì, la pressione per costruire non si allenta (sui progetti più recenti di costruzione, lalbergo e i posteggi, gli amministratori della Regione mantengono un pavido silenzio, si direbbe che aspettino il momento favorevole per colpire). Non si può fare purtroppo una legge speciale per tutta la regione: forse si potrebbe, ma coloro che la amministrano non osano, magari perché sono amici dei costruttori. Non rimane che la difesa singola, caso per caso. Lavanzata della periferia è inarrestabile, le località rivierasche sono destinate a diventare quartieri urbani, come Sampierdarena o Sestri. Bisogna almeno darsi da fare, con tenacia, per evitare il peggio. LItalia era bella. In breve tempo, in molte regioni, è diventata brutta. E stata deturpata. Cè ormai poco da salvare: vogliamo almeno salvare quel poco?