Con il restauro del film di Dino Risi Il segno di Venere, e dopo diciassette anni dintensa attività, chiude i battenti lAssociazione Philip Morris Progetto Cinema che ho avuto il privilegio di fondare insieme a Mario Cecchi Gori e allallora presidente di Philip Morris International Aleardo Buzzi. Non che non ci siano più film italiani bisognosi dessere difesi dallusura del tempo e strappati, talvolta, ad uninevitabile fine. Al contrario. Delle circa diecimila pellicole prodotte in Italia dallavvento del sonoro a oggi, sono moltissime quelle che rischiano di scomparire. Noi ne abbiamo salvate, tutto sommato, una quantità irrisoria rispetto a quanto resta ancora da fare. Tuttavia siamo orgogliosi daver ripristinato i negativi originali di molti importantissimi film, da La signora delle camelie di Gustavo Serena a La terra trema di Luchino Visconti, da Sciuscià di Vittorio De Sica a Una giornata particolare di Ettore Scola, da Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli a Signore e signori di Pietro Germi, passando per Il cappotto di Alberto Lattuada, Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni, Una vita difficile ancora di Risi, Pane amore e fantasia di Luigi Comencini, Il bellAntonio di Mauro Bolognini, Larmata Brancaleone di Mario Monicelli e altri capolavori della cinematografia italiana sino ai documentari giovanili di Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, Elio Petri, Valerio Zurlini, Citto Maselli, Florestano Vancini, Giulio Questi, Gianfranco Mingozzi Ovviamente non sempre siamo riusciti a realizzare i nostri propositi e a salvare tutte le opere le cui condizioni critiche abbiamo potuto accertare. Nonostante la determinazione e lentusiasmo con cui Alessandra Giusti, alla quale va tutta la nostra gratitudine, ha diretto lintera attività dellassociazione, la complessa realtà patrimoniale dei film talora non ci ha consentito di operare come avremmo voluto. Personalmente rimpiango il mancato restauro di Le mani sulla città di Francesco Rosi, Roma ore 11 di Giuseppe De Santis e Processo alla città di Luigi Zampa, del quale risulta addirittura introvabile il negativo. Ma prima della nascita di Progetto Cinema, il problema della conservazione del nostro capitale filmico aveva riscontrato solo rarissimi e del tutto occasionali interventi di restauro, uno per tutti ricordo lo straordinario recupero del Carosello napoletano di Ettore Giannini a opera di Cinecittà. In seguito alla nostra azione, a cui spesso sè aggiunta la collaborazione della Cineteca Nazionale, è nato tutto un fiorire di altre realtà coinvolte nella meritoria opera di soccorso dei film italiani minacciati dalla distruzione. Progetto Cinema, in buona sostanza, è riuscita a creare in pochi anni una coscienza collettiva intorno alla questione del restauro cinematografico. Vogliamo sperare che una multinazionale come la Philip Morris abbia avuto buoni motivi per azzerare i finanziamenti a uniniziativa così importante, così amata dalla comunità del cinema italiano, così necessaria per assicurare ai giovani di domani lopportunità di godere degli stessi film che hanno segnato la storia dei loro padri. È davvero triste dover prendere atto di tale decisione proprio in unepoca in cui le nuove tecnologie digitali possono offrire sorprendenti soluzioni per garantire una vita meno effimera ai film del passato. A tutti i nostri film, aggiungo, e non soltanto ai capolavori riconosciuti. Poiché nessuno, in linea di principio, dovrebbe arrogarsi il potere di decidere quali opere cinematografiche abbiano diritto a una lunga esistenza e quali debbano invece disintegrarsi sotto la cenere dellindifferenza. Per raggiungere tale scopo bisognerebbe fondare altri cento sodalizi come quello che oggi muore. Pertanto faccio fatica a credere che possa svanire nel nulla lintero patrimonio di esperienze acquisito in quasi ventanni grazie anche al contributo di personalità come Peppino Rotunno, Lino Miccichè, Enzo Siciliano, Tullio Kezich, Steve Della Casa, Valerio Caprara, Enrico Lucherini, solo per citare alcuni tra i molti che hanno partecipato alla vita dellassociazione Progetto Cinema. Voglio sperare che altri soggetti privati, sensibili alla causa della conservazione del nostro cinema, facciano un passo avanti per raccogliere leredità e rilanciarla con nuova energia.