Aprirà il 20 dicembre dopo sette anni di restauri Il soprintendente Andreassi anticipa le innovazioni del contenitore museale La sede del San Pasquale ospiterà anche iniziative e mostre temporanee le tappe Entro la fine del 2007 linaugurazione degli spazi del primo piano: a lavori ultimati la superficie espositiva a disposizione sarà di oltre quattromila metri quadrati le novità Lallestimento sarà interamente rinnovato. Via le sale monotematiche sui reperti, il percorso di visita si svilupperà secondo criteri a carattere tematico -------------------------------------------------------------------------------- Il museo archeologico di Taranto riaprirà i battenti a dicembre. Almeno in parte, in attesa di tornare a splendere completamente con limmenso valore dei tesori che da troppo tempo sono rinchiusi nei suoi magazzini. Il prossimo 20 dicembre sarà riaperto il primo piano della sede storica del museo nazionale, a sette anni dallavvio dei lavori che lo avevano ridimensionato sino alla chiusura per consentire la ristrutturazione ormai irrimandabile, alla luce dei problemi di staticità della storica sede del San Pasquale, nella centralissima corso Umberto. Una decisione sofferta anche se per salvaguardare il prestigio e i turisti, una esposizione ridotta dei reperti era stata allestita nel palazzo Pantaleo della città vecchia. Allappuntamento con la riapertura, il museo si presenterà con un nuovo allestimento e un percorso ispirato da principi di maggiore modernità e consequenzialità. Non ci saranno più le collezioni e le sale monotematiche sui reperti, ma il percorso espositivo si snoderà seguendo alcuni temi. In questa maniera, lo sviluppo dellurbanistica, delleconomia, della religione guideranno i visitatori nellaffascinante percorso scandito dai reperti collocati nelle sale a tema seguendo la cronologia. A Taranto potranno essere ammirati nuovamente, quindi, i pezzi che risalgono allepoca del popolamento, allincirca il Quarto millennio a. C., sino al periodo tardo antico. Collezioni che richiamano in città appassionati di tutto il mondo, incuriositi dal fascino dellantica cultura della Magna Grecia, ma indubbiamente attirati dal fulgore degli ori di Taranto. Ma la visione moderna con la quale si imposterà il nuovo allestimento, esclude la riproposizione di una sala dedicata esclusivamente agli ori. Quei tesori, invece, saranno distribuiti lungo il percorso seguendo i temi che saranno individuati per guidare i visitatori. «Abbiamo inteso storicizzare lesposizione spiega il dottor Giuseppe Andreassi, soprintendente ai Beni culturali di Taranto per evitare, come avveniva in passato, di estrapolare i reperti dal loro contesto per entrare a far parte di collezioni. Con questa logica siamo sicuri di interessare maggiormente il visitatore senza stancarlo. Anzi siamo certi di affascinarlo e di convincerlo a tornare più volte a visitare il nostro museo». Quando a dicembre riaprirà il primo piano, comunque, buona parte degli ori di Taranto torneranno fruibili. Gli appassionati potranno certamente riammirare lutensile in bronzo ed oro (risalente al IV secolo a.C.). Un pezzo unico al mondo di "schiaccianocciole" risalente a quellepoca. Stesso discorso per la "Ceramica Laconica", che testimonia linfluenza di Sparta e della colonizzazione, e per le collezioni di enormi vasi attici a figure nere su fondo rosso. Ancora da decidere, invece, la sala da dedicare allo Zeus portato alla luce nel 1961 dalle acque di Ugento, forse il reperto più famoso del museo ionico. Probabilmente sarà collocato nella hall, come un emblema da consegnare ai visitatori. Larcheologico, comunque, da dicembre, si proporrà come un polo museale dinamico con ampi spazi dedicati alle mostre temporanee a cui sarà riservata unala del pianterreno. Al secondo piano, invece, quando sarà riaperto, è stata inserita una sala che ospiterà attività didattiche. Sono questi i dettagli del progetto di ristrutturazione partito prima del 2000 e costato circa venti milioni di euro. Un investimento miliardario nel quale va compreso anche quanto speso per il recupero dellattuale sede della Soprintendenza ai beni culturali in città vecchia. Proprio lo spostamento di quegli uffici ha consentito di recuperare spazi nella sede del museo che, una volta terminato, potrà contare su una superficie espositiva di oltre quattromila metri quadrati.