Affidare i beni ai privati mica significa che li rubano»: è lo spensierato e illetterato commento di Giuseppe Vegas, sottosegretario all'Economia, all'allarme suscitato dal «sub-emendamento» alla Finanziaria, in tema di gestione dei beni culturali, presentato dal relatore, senatore di An, Lamberto Grillotti. Il «sub-emendamento» è l'ennesima mina, messa lì a brillare dal governo con svagatezza, sotto il tesoro storico-artistico e ambientale del nostro Paese. E la dichiarazione di Vegas sigilla a perfezione, su questo fronte, l'anno che sta per chiudersi: un anno in cui il ministro dei Beni Culturali è stato totalmente soppiantato, nelle sue funzioni, dal più svelto e rapace ministro dell'Economia. Non è affatto un caso che Urbani, anche in queste ore, taccia. Un anno esatto. È nella Finanziaria 2002, in discussione a fine 2001, che fa il suo primo ingresso l'idea di cedere ai privati in «global service» musei e palazzi, castelli e giardini storici, in cambio di un affitto. E un anno fa venne giù il diluvio: oltre alla mobilitazione delle associazioni di tutela, l'appello dei direttori dei più grandi musei del mondo. Il centrosinistra riuscì a far passare un emendamento e la formulazione definitiva, all'articolo 33 di quella legge 4482001, cambiò da «intera gestione del servizio» - il «global service» appunto - a «gestione di servizi». Ma quella che si presentò in scena per la prima volta, dodici mesi fa, fu la strategia di puro sfruttamento economico, e la mentalità arpagonesca, con cui il governo Berlusconi intendeva trattare il nostro patrimonio pubblico. Il punto grosso lo segna la legge firmata appunto da Tremonti, senza che Urbani emetta un fiato, a giugno del 2002: la famigerata Patrimonio s.p.a. Infrastrutture s.p.a., che lega lo sfruttamento dei beni culturali e ambientali alla creazione delle grandi opere, dal ponte sullo Stretto alle varianti di valico. È la teorizzazione della «resa economica» che i tesori d'arte e paesistici devono produrre. L'idea è criminale: attraverso la cartolarizzazione questi tesori possono essere dati in garanzia alle banche in cambio di soldi per le grandi opere. E, se la grande opera poi non rende, addio al tesoro artistico o all'isola demaniale incontaminata. E l'idea è sovranamente sciocca: perché, come da giugno vanno ripetendo fior di economisti, il bene culturale in sé non è poi così appetibile dai privati, perché non «rende», anzi costa: gestire un museo non fa guadagnare. A meno che non se ne snaturi la funzione: l'isola di Pianosa da parco naturale diventa un club marino per soli miliardari? Mentre, in termini economici, è l'indotto del patrimonio artistico e ambientale che produce ricchezza: dal turismo, all'editoria alla gadgeteria. Naturalmente, la produce se il patrimonio lo tuteli... La legge Tremonti viene firmata da Ciampi, ma accompagnata da una lettera che chiede al parlamento di certificare che la tutela dei nostri beni resta intatta. In termini concreti, l'opposizione chiede che questo si traduca in un richiamo formale, esplicito, al cosiddetto «regolamento Melandri» sui criteri di inalienabilità dei beni pubblici. In questi mesi Urbani ha invece avviato il censimento del patrimonio. Un censimento che serve a tutelare meglio o a fare un lista dei pezzi che sono già all'incanto? Visto il tutto, giudichi il lettore. E ora, il sub-emendamento Grillotti punta, sul tema della gestione (che non ha in senso stretto a che fare con Patrimonio s.p.a.) a riproporre la filosofia tremontiana del profitto. Il «bello» della situazione, chiamiamolo così, è che, come in altri campi, all'azione devastatrice del governo risponde una reazione vitale della società civile. C'è un sito internet, www.patrimoniosos.it, che la documenta nella sua interezza. A livello istituzionale un prossimo appuntamento di rilievo sarà l'indagine conoscitiva. che il Parlamento Europeo avvierà su Patrimonio s.p.a. Infrastrutture s.p.a: primo appuntamento il 17-18 marzo 2003. E, nel 2002, sono usciti due libri-chiave per capire la vicenda - testi critici anche verso le precedenti gestioni di centrosinistra - di Salvatore Settis, Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale (Einaudi) e di Silvia Dell'Orso, Altro che Musei. La questione dei beni culturali in Italia, (Laterza). Mentre sulla questione interviene dal punto di vista del privato Rosanna Cappelli in Politiche e poietiche per l'arte (Electa).
2002, l'anno in cui Urbani scomparve e il vero ministro fu Giulio Tremontì
Il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, ha espresso un allarme per la gestione dei beni culturali in Italia, affermando che affidare i beni ai privati non significa che li rubino. Il governo Berlusconi ha presentato un sub-emendamento alla Finanziaria che punta a riproporre la filosofia del profitto, legando lo sfruttamento dei beni culturali e ambientali alla creazione delle grandi opere. La legge firmata da Tremonti, senza che Urbani emetta un fiato, lega lo sfruttamento dei beni culturali e ambientali alla creazione delle grandi opere, dal ponte sullo Stretto alle varianti di valico.
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