Un mare di Ferrari - cento -in una sola volta. Facile immaginare quante foto siano state ieri scattate in piazza del Duomo per l'annuale raduno del club milanese dei ferraristi. In giro per il mondo è dunque andata una miriade di immagini delle auto più belle e, sullo sfondo, del Duomo miseramente ricoperto dal suo telone di cantiere. È quasi un anno che la facciata del monumento simbolo di Milano è impacchettata per restauro, e così rimarrà per un altro anno e oltre. Nel frattempo, folle di persone che mai hanno visto la cattedrale, torneranno a casa con le immagini banali di un immenso e banale sipario. Milano, insomma, nonostante l'inevitabile, accresciuta apertura verso forme diverse di comunicazione, non è riuscita a fare nel 2003 ciò che le venne facile nel 1988, quando la facciata principale di un Palazzo Marino anch'esso in restauro fu coperta con un telo riproducente la sottostante architettura, m uno straordinario effetto di trompe l'oeil che ben evocava l'opera di Galeazzo Alessi. A suo tempo, si fece così anche per gli arconi della Galleria e per i portici settentrionali, e anche i lavori al palazzo Trussardi, di fianco alla Scala, furono temporaneamente dissimulati da una cortina dipinta, anticipatrice del futuro carattere dell'edificio. Sul Duomo, no. Il monumento è stato incaricato, per così dire, di fare per due anni da parete cieca in una piazza che, nel frattempo, ne vede di tutti i colori. Dov'è, allora, il tocco che dovrebbe contraddistinguere una città d'arte? Eppure, tante volte si è insistito nell'attribuire la definizione anche a Milano. In una città d'arte universalmente riconosciuta come Venezia, si è preferito - come mostrano le foto di Nino Leoni - non nascondere lo splendore architettonico ma, anzi, esaltarlo, perfino ricorrendo, nel caso del cortile del Palazzo Ducale, a un dipinto del Canaletto. Al telo dipinto si è fatto ricorso anche per Ca' Foscari e per la Torre dell'Orologio in piazza San Marco. Anche il Duomo milanese è stato ritratto nei secoli da grandi pittori. Perché non ricordarlo in una clamorosa occasione come questa? Per il Duomo, si è invece parlato - e si è fatto, nello scorso Natale - di proiezioni sullo "schermo". E si è anche ipotizzata - e si è fatto, sul fianco della cattedrale - l'affissione di cartelli pubblicitari Non è la stessa cosa. «In linea di massima - dice lo storico dell'arte Flavio Caroli -, ogni occasione è buona per dare immagini d'arte. Alla luce del risultato di Venezia, si può dire che, quando sotto il telo di un cantiere c'è un'architettura-capolavoro, bisogna restituire quella immagine. Il telo dipinto, ovviamente fatto anch'esso a... regola d'arte, sollecita la curiosità e moltiplica l'interesse per il monumento in ristrutturazione o in restauro». Appunto: un'occasione perduta.
A Venezia? Vedremmo il Duomo
Il Duomo di Milano è coperto da un telone di cantiere per il restauro, mentre il club dei ferraristi tiene un raduno in piazza del Duomo. Le foto scattate mostrano le auto Ferrari in giro per il mondo, con lo sfondo del Duomo coperto dal telone. Milano non ha fatto come Venezia nel 1988, quando la facciata di un Palazzo Marino fu coperta con un telone riproducente l'architettura sottostante. Alcuni hanno ipotizzato di proiettare immagini d'arte sullo schermo del Duomo, ma questo non è lo stesso che restituire l'immagine dell'architettura. Un telone dipinto, invece, sollecita la curiosità e moltiplica l'interesse per il monumento in ristrutturazione.
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