Comune, Musei civici e Soprintendenza per i beni archeologici insieme per valorizzare il volto romano della città antica L'obiettivo: una passeggiata archeologica attraverso duemila anni di storia lIl sindaco: «Disegno sinergico, affidato alla prossima amministrazione» lI progettisti: «Il primo impegno è preservare il valore di un'area unica» Alla fine, quando il progetto sarà realizzato, lungo via Musei si snoderà una vera e propria passeggiata archeologica. Si comincerà da Palazzo Maggi-Gambara (a destra del Capitolium) che sarà la chiave d'accesso all'itinerario. Si potrà ammirare il tempio tardo-repubblicano (I secolo avanti Cristo) sotto casa Pallaveri, a sinistra del tempio capitolino. Ci si potrà aggirare fra le colonne e le celle del Capitolium di epoca flavia (I secolo dopo Cristo), poi ci si potrà inoltrare nei camminamenti attorno alla cavea del teatro di epoca imperiale (I-III secolo d. C.). Da qui cominceranno le possibili divagazioni: nelle viscere di palazzo Martinengo - la ex questura - che conserva tracce delle terme. Oppure in piazzetta Labus, dove si affacciano i resti della basilica romana. O, allungando un poco l'itinerario, si potrà arrivare alle domus dell'Ortaglia di Santa Giulia, per osservare uno spaccato domestico di epoca romana. La stagione dei cesari e dei consoli, delle legioni e dei sesterzi, ha lasciato tracce importanti ai piedi del Cidneo. Sfogate le furie celtiche, tramontato l'anti-romanismo di facile presa, non resta che accettare un dato di fatto: è stata la civiltà romana a consegnarci le prime tracce di una riconoscibile dimensione urbana di Brescia. Anzi, di «Brixia», per usare il toponimo latino. Niente a che vedere con la città eterna, è chiaro. Eppure persino il ministro dei Beni culturali, l'ex sindaco capitolino Francesco Rutelli, è rimasto colpito da queste «emergenze». E ha promesso di impegnarsi a trovare, nelle pieghe del bilancio del suo dicastero, gli euro necessari per incoraggiare il recupero di questi resti. Per buona sorte - o preveggenza, dipende dai punti di vista - - ell'incontro con il vicepremier il sindaco Corsini, i vertici dei Civici musei e della Soprintendenza per i beni archeologici hanno potuto esibire un piano dettagliato per il recupero dell'area. Un piano costoso, che supera i 5 milioni di euro, per valorizzare un sito in cui negli ultimi anni - fra fondi comunali e fondi Frisl - sono già stati investiti quasi 3 milioni di euro. Le fondamenta del recupero e della salvaguardia insomma sono gettate. Ma resta molto da fare per il restauro e la musealizzazione. «Il disegno che abbiamo sottoposto a Rutelli - sottolinea il sindaco di Brescia Paolo Corsini, che non casualmente è anche assessore alla Cultura - è frutto di una collaborazione istituzionale fra il Comune, la direzione dei Civici musei e la Soprintendenza. Nei prossimi giorni approfondiremo gli aspetti finanziari con dirigenti del ministero». Corsini sottolinea che il disegno è figlio della politica culturale che da dieci anni caratterizza la città: «Accanto agli eventi come le grandi mostre e i grandi festival come quello del circo contemporaneo - insiste il primo cittadino - abbiamo sviluppato un programma coerente di recupero del volto monumentale e di valorizzazione del patrimonio storico della città, da Santa Giulia alla Queriniana, dalla Loggia al Castello. Il progetto su Brescia romana sta in questo solco». Mentre il tempo dell'amministrazione-Corsini sta spirando, il sindaco non si fa illusioni sul fatto di vedere compiuto il progetto durante la sua permanenza a palazzo Loggia: «Sarebbe già importante - sottolinea - se in questo anno riuscissimo a definire il quadro dei finanziamenti e ad arrivare a un progetto esecutivo di intervento. Potremmo consegnare alla prossima amministrazione un disegno compiuto, che potrebbe essere realizzato nel volgere di pochi anni». Certo, nell'altalenante diagramma delle passioni bresciane per le radici romane, questa è una stagione complessivamente positiva. C'è attenzione e curiosità, senza sconfinare nel fanatismo o nella mitografia. Una stagione di innamoramento collettivo per le tracce romane fu naturalmente quella rinascimentale, a fine Quattrocento: a partire dal 1480 vengono inseriti nelle facciate dei palazzi del Monte Vecchio, Monte nuovo e Carceri in piazza Loggia iscrizioni e figure in bassorilievo tuttora visibili, che formano il primo museo en plein air, un lapidario che ha resistito ai secoli. Altra stagione di infatuazione di massa filo-romana è nel primo Ottocento, con una campagna di scavi senza precedenti. Nel 1825 viene portato alla luce il pronao del capitolium e il 20 luglio del 1826 viene scoperto, sul lato occidentale del tempio, il ripostiglio da cui affiorano la Vittoria alata e le teste degli imperatori. Agli anni Trenta del Novecento, con immaginabili intenti declamatori e celebrativi, risale la discutibile ricostruzione del capitolium: in una struttura in cemento armato vennero inseriti i pochi resti, formando un puzzle lacunoso che ha tuttavia il merito di restituire l'imponenza che l'antico tempio aveva, in cima alla scalinata che dominava il foro. I tempi delle ricostruzioni scenografiche però sono lontani. I curatori del progetto oggi si accostano a queste pietre con ben altro spirito: «Il valore intrinseco dell'area - scrivono - impone che tutte le funzioni che in essa possono essere individuate siano subordinate e coordinate ad esso, nel pieno rispetto dei monumenti, dei resti e del loro significato». Niente stravolgimenti, insomma. La bellezza delle pietre e dei luoghi è sufficiente per assicurare nel cuore di «Brixia» una passeggiata archeologica di rara bellezza. Discreta e maestosa al tempo stesso.