«Grazie per averci dato l'orgoglio del passato e la speranza nel futuro». La scritta che campeggia sul diploma di cittadino onorario di Buccino è qualcosa di più di un semplice attestato di merito. Già se si dovesse in qualche modo sintetizzare l'operato ventennale di Giovanna Tocco Sciarelli alla guida della soprintendenza di Salerno, è tutto racchiuso lì, in quelle poche, emozionanti righe. «È il regalo più bello che potessi ricevere, la testimonianza che l'impegno che ho profuso per la valorizzazione e la promozione del territorio non è andato a vuoto», dice commossa il dirigente di ferro che, fin dal suo insediamento nell'ottobre del 1986, si è battuta per la tutela del patrimonio culturale del Salernitano. Oggi, alle soglie della pensione, si sente soddisfatta, lascerà al suo successore la nutrita eredità di un sistema di musei e di parchi archeologici in rete, nonchè, cosa altrettanto fondamentale, un fitto intreccio di legami diplomatici con le istituzioni e le comunità locali. Archeologa sul campo e manager. Ha dimostrato che i beni culturali possono essere anche un volano per l'economia. «Ho cercato di diffondere l'amore per la storia del proprio territorio, di rendere il patrimonio culturale comprensibile a tutti, di far sì che ognuno si sentisse proprietario di questi beni e si adoperesse, quindi, per la loro salvaguardia. Spero di esserci riuscita». Lei è stata un soprintendente innovativo. «Ho avuto la fortuna di avere avuto come maestro Dino Adamesteanu. Ho iniziato a muovere i primi passi con lui, in Basilicata. È stata un'esperienza straordinaria. Ho sempre amato la storia, da bambina preferivo i miti alle favole. Volevo fare l'archeologa e lo sono diventata grazie a lui. Mi ha insegnato a leggere un territorio nel suo complesso, a immaginare interventi di ampio respiro. Mi ha fatto capire che la valorizzazione è parte intrinseca della tutela e che la manutenzione va di pari passo con la la messa in luce di un sito». L'accusa più forte che le hanno rivolta è di essere troppo rigorosa. «La fermezza è l'arma migliore per perseguire fino in fondo gli obiettivi. Accompagnata però dalla sincerità dell'agire, dal credere in quello che si fa e, soprattutto, dalla passione. Amo il mio lavoro, amo questa terra e le sue bellezze, le ho difese testardamente, ma sono riuscita a trasmettere agli altri, a partire dai miei funzionari, energia e passione. Il miglior risultato che ho ottenuto? La condivisione, la partecipazione della gente alla crescita del proprio territorio». Buccino e Pontecagnano ne sono un esempio. «Sì, due città dove i processi di pianificazione sono andati di pari passo con le scoperte. Il centro storico di Buccino dopo il terremoto doveva essere demolito e ricostruito. Mi sono precipitata lì in pieno consiglio comunale, ho cercato di spiegare che tesori avessero nel sottosuolo, ho letto lo stupore nei loro occhi, non so neanche io come sia riuscita a convincerli. A Pontecagnano le cose sono state più semplici, nel piano regolatore da subito fu inserita la necessità di indagini archeologiche. Poi dopo la scoperta della città etrusca, complice i lavori di risistemazione dell'autostrada, si è proceduto anche all'esproprio di una consistente area». E poi i fiori all'occhiello di Paestum e Velia. «Due realtà prestigiose, ormai consolidate. Anche in questi casi la pianificazione è stata l'arma vincente, come la strategia di operare come se tutta l'area archeologica fosse un monumento. Il restauro dei templi è ormai un manuale riconosciuto di recupero conservativo con tecnologie innovative». Un sogno ed un rimpianto? «Il rimpianto è che non si è avviato ancora un progetto reale di gestione con la partecipazione congiunta di istituzioni, studiosi e privati. Il sogno è di poter continuare a lavorare in questo territorio che ormai considero mio».