I custodi:"90.000 dai musei aperti, noi costiamo 30.000" "Perché lassessore Gozzini non convoca un tavolo?" "Qui si dà sempre tutto per scontato, lautonomia legata dai meccanismi interni" I sindacati contro Acidini: "Siamo stati convocati troppo tardi" «Colpa nostra se i musei sono chiusi per il ponte? No davvero. E mancata totalmente la programmazione dei custodi da parte del Polo museale fiorentino. Non cè stata alcuna pianificazione su date critiche rispetto allenorme afflusso di visitatori. Eppure i nodi strategici del calendario 2007 erano ben in evidenza da tempo». Questa volta i responsabili sindacali della funzione pubblica non ci stanno. E attaccano chi gli attribuisce le "responsabilità politiche" della chiusura dei maggiori musei fiorentini. Un fronte unico di Cgil, Cisl e Uil contro i vertici della soprintendenza, contro il Consiglio di amministrazione del Polo museale, formato dalla soprintendente Cristina Acidini, Serena Padovani e Giovanni Lenza. E non solo. Tutti i vecchi nodi vengono al pettine: lorganico del personale ridotto del 30 per cento che cozza contro i turni di riposo e ferie del personale, la gestione burocratica di una struttura che pur vantando autonomia in verità è tuttaltro che efficiente e manageriale, i vistosi ritardi delle contrattazioni, la mancanza di fondi e i pagamenti effettuati con grande ritardo. Eppure i musei di Roma e Venezia sono aperti anche oggi. Lì la contrattazione ha funzionato allora? «Da noi il primo maggio è una festa sentita. E comunque, anche se qualcuno dei custodi avesse voluto aderire alliniziativa nazionale delle aperture straordinarie pagata con i fondi del ministero, qui è mancata la possibilità di verificarla e discuterne» rispondono Enzo Feliciani della Uil e Giulietta Oberosler della Cgil. Eccoci, alla fine si scopre che il soprintendente Acidini ha convocato i sindacati troppo tardi, «il 24 aprile, quando i termini erano già scaduti e non si poteva contrattare proprio nulla perché al ministero le verifiche erano già in corso» precisa Oberosler. Un errore, pare dovuto allarrivo in ritardo, il 21 aprile, dellordinanza ministeriale. Su questo particolare la soprintendenza tace. «Il fatto è che a Firenze si dà sempre tutto per scontato - aggiunge Feliciani - La verità è che i vertici della soprintendenza non hanno capacità di programmazione, il consiglio di amministrazione è costantemente alle prese con i revisori dei conti che sollevano problemi di natura giuridica, lautonomia è imbrigliata in meccanismi interni che non permettono la rapidità di attuazione e di spesa che dovrebbe avere unazienda». «Quello che manca è la decisionalità, la capacità di Acidini di svincolarsi dai centralismo ministeriale» rincara Leandro Nencetti rappresentante di Unsa-beni culturali. «Non è vero, il consiglio di amministrazione funziona, ha le sue regole e tempi, deve interagire con il ministero e armonizzare le sue funzioni. E anche lautonomia ha le sue regole e procedure, verifiche e passaggi da fare» ribatte Cristina Acidini, ricordando i tentativi fatti per trovare custodi volontari per le aperture del 1 maggio e ieri, lunedì 30 aprile, turno di riposo. «E vero, abbiamo tentato una contrattazione con la soprintendente Acidini per aprire lunedì, ma è finita male. Lamministrazione ci ha risposto che ci avrebbero pagato con i nostri fondi, con quelli destinati ai nostri progetti locali di formazione e qualificazione. E abbiamo detto no». Eppure gli incassi per il Polo museale non mancano, e dovrebbe preoccuparsi di tenere aperti i suoi musei il più possibile. «Abbiamo fato un conto sommario - aggiunge Oberosler - Un giorno di apertura per Uffizi e Accademia impegna circa 140 custodi e prevede una spesa lorda di circa 30 mila euro. Se si calcola che in questi giorni di pressione turistica entrano oltre 10 mila persone al giorno, lincasso dei ticket è pari a 90 mila. Una cifra che permetteva eccome ampi margini di aperture. E invece, niente di fatto». Feliciani della Uil insiste: « Ad inizio anno, calendario alla mano, va fatta una programmazione precisa. Noi siamo disponibili a trattare e discutere date e orari, in modo chiaro. E il progetto lo deve preparare la soprintendenza, con fondi suoi che magari non ci vengano pagati un anno dopo, come è accaduto in altre occasioni. Mi viene in mente il 2 gennaio dello scorso anno capitato di lunedì. Abbiamo stabilito le aperture con lallora soprintendente Antonio Paolucci. Straordinari che sono stati pagati solo a febbraio di questanno». Infine la Cgil chiama in causa anche lassessorato alla cultura di Palazzo Vecchio: «Perché lassessore alla cultura non convoca un tavolo di coordinamento e programmazione con la soprintendenza invece di attribuirci la responsabilità politica delle chiusure?».