Firenze «chiude» i musei ma non è colpa dei custodi UNA VERA catastrofe, non ci sono altri termini. Gli Uffizi chiusi per il ponte del Primo Maggio, i musei statali sbarrati a Firenze, senza le code di turisti in attesa, sono un colpo gravissimo, il simbolo dell'assenza di una politica culturale in Italia. Che a Firenze fa molti più danni rispetto ad altre città d'arte. ALTRE CITTA sono riuscite a coprire le falle con emolumenti e accordi straordinari. Ma certe scelte vanno comunque fatte al momento giusto. Non si può puntare ora l'indice sui custodi fiorentini, accusandoli di non voler rinunciare ad un diritto nazionale, ad una festa più celebrata di quella della Repubblica. Ho provato a telefonare a dei politici in queste ore, sono tutti fuori per il ponte. E allora perché il custode deve essere considerato meno di tutti? Perché dovrebbe rinunciare a giorni passati in famiglia? La questione è di una semplicità lapallissiana. E posso ben dirlo visto che, da assessore a Milano, mi sono occupato per quattro anni di sindacalismo custodiale. Ho subito chiarito una cosa, con i custodi dei musei milanesi. Dicendo loro che avevano garantito il posto, ma non il lavoro. Sapevano benissimo che qualsiasi prestazione straordinaria avessi chiesto loro, andava pagata. E se ai custodi si chiedono cose straordinarie, bisogna offrire loro motivazioni straordinarie. Per questo oggi mi vogliono tutti bene. Non basta elargire una volta l'anno 120 euro a testa, come se il ministero dei Beni culturali fosse una piccola emanazione di un imperatore romano. Serve un dialogo quotidiano, costante. Si sapeva da mesi che ci sarebbe stato questo ponte. Per questo bisognava cominciare a contrattare da mesi. Toccava a tutti farlo. Allo Stato, ma anche alla Regione e al Comune, perché in Toscana e a Firenze qualcosa contano anche loro. La prima occasione persa da un governo di sinistra di fare una cosa di sinistra è nella destinazione del cosiddetto «moretto». Hanno scelto di distribuire quei 3 miliardi e mezzo di euro a chi brontolava, come Luca di Montezemolo. E invece andavano dati alla ricerca universitaria, ai giovani ricercatori, ai beni culturali e anche ai custodi dei musei. L'effetto moltiplicatore di risorse elargite a chi è chiamato a tenere aperti gli Uffizi o i grandi musei è incalcolabile. Quegli euro in più significano pranzi al ristorante, camere d'albergo, parcheggi pieni, una economia che gira a mule. Loro sono i motori delle città d'arte e lo sanno benissimo. E' offensivo mettersi a trattare pochi giorni prima del Ponte. Non dovrebbe essere difficile sapere, all'inizio dell'anno, quanti e quali saranno i giorni dell'emergenza, quali progetti e quali soluzioni si possono trovare per tenere aperti i musei anche fino a mezzanotte. Stato, Regione, Comune sono obbligati a farlo, a trattare con la controparte. Altrimenti si ritroveranno miseramente a fare i conti con città piene di turisti e musei malinconicamente chiusi.
E COSI' FIRENZE CHIUSE I MUSEI.
Il governo ha chiuso i musei di Firenze, tra cui gli Uffizi, a causa di una "vera catastrofe" causata dai custodi. Il custode è stato accusato di non voler rinunciare ad un diritto nazionale. L'autore dell'articolo sostiene che il custode non è stato trattato con rispetto e che il governo non ha fatto abbastanza per risolvere il problema. L'autore ricorda che in altre città d'arte, come Milano, i custodi sono stati trattati meglio e che il governo avrebbe dovuto iniziare a trattare con la controparte già all'inizio dell'anno. L'autore sostiene che il governo ha fatto una mossa "offensiva" nel trattare i custodi solo pochi giorni prima del Ponte.
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