L'idea è questa: un nuovo museo in una città che è tutta un museo, ma questo magari sotto terra, creato per raccogliere l'anima di Michelangiolo, insieme alle sue opere fiorentine, con posto d'onore al David ormai avvezzo ad attirare su di sé la generale attenzione. Costo, 50 milioni di euro; tempo previsto per la realizzazione, 2 anni e mezzo, spese a carico di una cordata italo-norvegese che si riserverebbe la gestione per 30 anni per poi consegnar tutto al Comune. La statua più celebre del mondo dovrebbe esser sistemata su uno sfondo nero, «come l'immaginò Leonardo da Vinci», assicura l'architetto padovano Fernando De Simone, un esperto in lavori sotterranei, il padre della pensata che ha appena consegnato al comune di Firenze. «All'Accademia, il David può essere ammirato soltanto dal basso ma l'idea dell'artista era che dovesse esser visto da più prospettive. L'attenzione a ogni particolare da parte dell'artista e numerosi documenti lo provano». L'idea non piace né poco né punto al soprintendente Antonio Paolucci il quale, «traducendo un concetto complesso in parole semplici», la bolla come «una cazzata. Perché? Il David sta lì, lo ha messo De Fabris. Un capolavoro di museografia celebrativa ottocentesca». Parole che sembrano l'eco della polemica sul metodo di pulitura che verrà adottato a giorni e che, dopo aver vissuto ore infuocate, pare sul punto di riaccendersi. Anche in parlamento dove Vittorio Sgarbi, già sottosegretario ai Beni culturali, assicura che presenterà una interrogazione «per capire non soltanto quale tipo di legittimazione ha dato il ministro Urbani, ma anche come sia potuto avvenire che, da un metodo di restauro che era sicuramente non invasivo si sia passati all'altro. Il che non vuoi dire che l'altro sia sbagliato ma se già sappiamo che il modo di pulire non sarà qualcosa di rivoluzionario, cioè non cambierà l'aspetto dell'opera, non si capisce perché bisogna usarne uno che comporta maggiori rischi». Sulla questione aveva appiccato l'incendio il critico americano James Beck, professore alla Columbia University, uno molto attento e rigido di fronte all'ipotesi di metter le mani sulle opere d'arte. Ora ripete che «dopo 11 anni di test, non c'è un idea chiara di come la statua esca dal restauro». Il contesto, naturalmente, è anche politico, e Simone Siliani, assessore alla cultura del Comune di Firenze, il tono un po' piccato, sottolinea come «la soprintendenza ha già deciso tutto. Ma il problema è che la soprintendenza, considerando il David proprio, non ha sentito neanche il bisogno di chiederci un parere, neppure di informarci, il che è molto discutìbile, perché a prescindere dalla discussione su di chi sia il David, in questa vicenda non c'è nessuno che rappresenti Firenze: forse un rapporto con la città, con le istituzioni cittadine non sarebbe una cattiva idea. Quanto al metodo che verrà impiegato, io non faccio il restauratore, quindi non saprei dire se tecnicamente sia meglio questo o l'altro, mi limito ad osservare anche che questa supposta, assoluta intangibilità delle soprintendenze come massimi e insindacabili esperti sul restauro non sia poi così vera, perché mi sembra che anche loro siano sindacabili». Il progetto del museo michelangiolesco, naturalmente, è tutto da soppesare e valutare, e Siliani precisa: «Per il momento mi è stato mandato del materiale in parte grafico, molto sintetico. Ma un elemento interessante c'è perché ci pone il problema di una lettura completa del David, mentre oggi non può che essere parziale, nel senso che può essere solo frontale, dal basso verso l'alto, mentre mi sembra di capire che in quella ipotesi esista pure una modalità di lettura, da parte del visitatore, dall'alto verso il basso, con un meccanismo anche elicoidale per cui uno ed può girare intorno, lo può comprendere meglio. Naturalmente, un conto è fare un progetto a tavolino, e ci si può sbizzarrire, altro conto è scontrarsi con la storia, con il fatto che il David è situato all'Accademia, attualmente, che la Soprintendenza e il comune lo hanno collocato lì nel 1873 e che viene concepito come proprietà dello Stato, delle Soprintendenze: per cui, una proposta fatta soltanto al Comune oggi non avrebbe nessunissima possibilità di successo perché dovrebbe quantomeno confrontarsi con lo Stato, con le Soprintendenze e il Ministero. In ogni modo, sull'idea del fondo nero, avrei qualche dubbio, nel senso che mi sembra sia una statua solare, che ha bisogno di spazi e di luce. Però è davvero molto difficile dare un parere a botta, mentre le cose vanno comprese, spiegate, viste». L'architetto De Simone assicura che i dubbi glieli ha cancellati Leonardo, che «vedeva» il bianco del capolavoro sul nero dello sfondo. Ecco, alla fine l'idea è questa.