« II personale del ministero dei Beni culturali che si occupa di tutela e ricerca supera di poco le 1.200 unità. Il patrimonio italiano catalogato è di oltre 5 milioni di reperti (ma se si considerano anche quelli ancora nei magazzini, sono molti di più). Il rapporto è, dunque, di uno a 4mila. Senza considerare che alcuni tecnici uniscono ai compiti di tutela quelli di controllo del territorio. La conclusione è obbligata: «occorrono maggiori risorse per i beni culturali, a cominciare da quelle umane e professionali». Gianfranco Imperatori, segretario generale di Civita, insiste, anche alla luce dei risultati del Rapporto, sulla necessità di spingere sulla formazione. «La questione delle risorse umane e delle competenze professionali afferma Imperatori è l'elemento che attraversa in modo trasversale i tre grandi ambiti dei beni culturali: la tutela e la conservazione; il rapporto tra turismo, cultura e territorio; l'innovazione tecnologica e la società dell'informazione». È vero che i beni culturali come ormai da anni si predica possono essere un volano per lo sviluppo e l'occupazione, ed è altrettanto vero che partiamo da una situazione privilegiata, perché disponiamo di un patrimonio che nessun altro Paese ha, ma difettiamo di conoscenza: «Ci servono prosegue Imperatori storici dell'arte, archeologi, architetti, restauratori che abbiano una formazione di ottimo livello nel loro settore, ma che siano permeabili anche ad altri linguaggi e altri saperi. Abbiamo bisogno di un'università che formi specialisti, ma abitui anche a comprendere il valore delle altre discipline». Diversi Paesi, a cominciare da Francia e Germania, ma anche Finlandia e Svezia, stanno già investendo in conoscenze, per accrescere la loro competitività nel campo del sapere. Pertanto serve, secondo Imperatori, un new deal nella cultura: «La logica dei grandi piani stretegici per le opere pubbliche, in cui si valorizzano tutte le sinergie tra competenze diverse per obiettivi di lungo termine, deve estendersi al patrimonio culturale».
Le strategie. Parla Gianfranco Imperatori, segretario generale di Civita: Per il patrimonio serve un new deal
Il personale del ministero dei Beni culturali supera le 1.200 unità. Il patrimonio italiano catalogato è di oltre 5 milioni di reperti. Il rapporto tra personale e patrimonio è di uno a 4mila. La tutela e la conservazione dei beni culturali richiedono maggiori risorse umane e professionali. Gianfranco Imperatori, segretario generale di Civita, insiste sulla necessità di formazione per i tecnici dei beni culturali. La formazione è essenziale per i tre grandi ambiti dei beni culturali: tutela e conservazione, turismo e cultura, e innovazione tecnologica. Imperatori sostiene che i beni culturali possono essere un volano per lo sviluppo e l'occupazione, ma che la conoscenza è un elemento fondamentale.
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