I residenti della frazione intervengono sulle scelte relative alla valorizzazione del sito preistorico Arano difende la necropoli Illasi. Attorno alla necropoli neolitica, antica di almeno seimila anni, scoperta un mese fa in località Arano, nella frazione Cellore, cresce l'attenzione degli studiosi, ma anche la tensione dei paesani che temono venga trasferito altrove tutto quanto è venuto alla luce. «Giù le mani dai tesori di Arano», recitava infatti il volantino che ha invitato in sala parrocchiale tutti gli interessati. Non c'è voluto molto a riempirla con un centinaio di persone, attente per un paio di ore alle relazioni degli esperti sui ritrovamenti e alle intenzioni dell'amministrazione comunale. La necropoli è stata scoperta grazie a un sondaggio chiesto dall'amministrazione comunale, su indicazione della Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto. Sotto 70 centimetri di terra, in precedenza coltivata a vigneto, sono emerse inizialmente una decina di tombe perfettamente conservate, che ad oggi hanno superato la trentina. Le dimensioni sono eccezionali per il periodo e fanno presupporre la presenza nelle vicinanze del villaggio preistorico. È stata individuata anche una struttura diversa da una sepoltura - probabilmente un luogo di culto - ma gli archeologi chiedono ancora tempo per potersi esprimere. L'eccezionalità del ritrovamento ha già acceso la fantasia di molti, ma soprattutto ha attivato l'iniziativa dei cittadini che si stanno costituendo in comitato per essere interlocutori con le istituzioni. All'incontro organizzato dai promotori del comitato sono intervenuti Giulio D'Ambrosio e Flavio Turco in rappresentanza dell'amministrazione comunale; Mario Zampedri, vicepresidente del consiglio provinciale; Maurizio Brunelli, presidente della sezione di Verona dell'Archeoclub d'Italia; Renato Fasolo, archeologo sperimentale, titolare di Archeoland. «Siamo in una fase interlocutoria. Dovremmo incontrare a giorni Luciano Salzani, direttore del nucleo operativo di Verona della Soprintendenza per conoscere i risultati del lavoro finora fatto e quali siano le prospettive per il futuro», rivela D'Ambrosio, mentre Turco suggerisce di ricreare un'area protetta da strutture fuori terra all'interno della lottizzazione, come è avvenuto in un caso analogo a Sovizzo (Vicenza). «È il compromesso a cui bisogna arrivare», spiega Brunelli, «perché non siamo di fronte a un tempio romano, ma a sepolture povere. Certo sarebbe più giusto che ci fosse qui un museo della storia della Val d'Illasi, piuttosto che tenere i reperti in casse nei magazzini della Soprintendenza. L'esempio di quanto fatto a Gazzo, con un museo locale, può essere significativo, ed è sicuro che non ci sarà problema a riempirlo con i reperti di quest'area abitata e attiva ben prima dell'arrivo dei Romani. Questa ricchezza storica è il nostro petrolio e bisogna pensare a itinerari turistici che la facciano conoscere», esorta Brunelli, che ricorda come non basti scoprire ed entusiasmarsi, ma occorra anche conservare e promuovere, operazioni per le quali servono parecchie risorse. «La valle non ha un'offerta culturale del suo patrimonio storico: per capirne qualcosa dobbiamo visitare i musei cittadini. Un piccolo museo sul posto farebbe sistema con quanto già esiste», sottolinea Fasolo, che ricorda come quanto è portato alla luce sia di proprietà dello Stato che ne dispone la conservazione. Ma la valorizzazione del territorio e delle scoperte non è compito della Soprintendenza: «Spetta alla comunità locale lasciare alle future generazioni memoria di quanto conosce e di quanto trova». Per Mario Zampedri la possibilità, offerta dalla legge urbanistica regionale, di trasferire in un altro sito i volumi concessi per la lottizzazione, è un'opportunità per conservare il luogo archeologico e ipotizzare dei progetti di valorizzazione. «Si potrebbe anche proporre ai lottizzanti lo scomputo degli oneri di urbanizzazione in cambio della realizzazione a proprie spese di un museo dove conservare i reperti. La Provincia non ha deleghe in materia di archeologia, ma ha strumenti per incentivare le iniziative a favore del turismo. E mi sembra una buona idea costituirsi in comitato per bussare con la forza dei numeri», sottolinea. Da tutti i relatori è venuto il plauso all'azione spontanea dei cittadini, una forza d'opinione di cui anche le istituzioni dovranno tener conto nelle loro decisioni. «È straordinario che in questo paese ci si sia innamorati di reperti di un periodo come il Neolitico di cui si sa poco, che generalmente non ha nulla di prezioso, intenso nel senso venale del termine, e che anche l'archeologia ufficiale tratta come insieme di reperti più che come luogo da tutelare», commenta Fasolo. L'esempio di Campagna di Lugo, villaggio neolitico in Valpantena, scomparso sotto una colata di cemento dopo che il lavoro degli archeologi aveva esaurito il compito di rilevazione e trasferimento dei reperti, si vorrebbe restasse un esempio da non imitare. «Per questo», conclude Bruno Zambaldo, uno dei promotori dell'incontro, «Il comitato che si sta costituendo non lavorerà contro qualcuno, ma insieme ad altri per costruire qualcosa che non c'è a favore di questa valle e della sua storia». Vittorio Zambaldo
ILLASI. I reperti? Devono essere esposti nel futuro museo archeologico
In una frazione della Val d'Illasi, è stata scoperta una necropoli neolitica, antica di almeno seimila anni. Gli studiosi e gli esperti hanno iniziato a studiare i ritrovamenti e a discutere delle intenzioni dell'amministrazione comunale. I residenti della zona hanno espresso preoccupazioni per il futuro dei reperti e hanno chiesto di essere interlocutori con le istituzioni. Un comitato è stato costituito per discutere delle opzioni per la valorizzazione del sito e per la conservazione dei reperti. Gli esperti hanno suggerito di creare un'area protetta e di ricreare un museo locale per conservare i reperti.
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