Bacoli. Una task force ecologica per ripulire i fondali del parco sommerso archeologico di Baia. Ieri una prima bonifica nella zona C, quella di riserva parziale nel porto. Saranno poi risanate le aree A e B, di riserva integrale e generale dov'è la città imperiale. I subacquei hanno rastrellato i fondali e riportato a galla quintali di rifiuti. Retini, lattine, pneumatici, cime, bottiglie, cassette e persino batterie per imbarcazioni da diporto. Individuati anche una lavatrice e un frigo, che dovranno essere rimossi con una gru. L'operazione ha impegnato 40 persone. L'ultima pulizia nel porto di Baia risale a due anni fa. Anche stavolta sono scesi in campo i sub del Diving Center Sea World e l'Orca Diving association di Villaricca, i lavoratori portuali e la Flegrea Lavoro. A coordinare le operazioni, il comandante della capitaneria di porto di Baia, Paolo Iudice: «Questo scempio è da attribuire a miticoltori e diportisti che buttano in mare di tutto e al cattivo funzionamento degli impianti pluviali. Del resto, il porto di Baia è una conca che, grazie ai venti di scirocco e grecale, raccoglie i rifiuti del golfo». Il rischio per l'ecosistema marino è alto: la prateria di posidonia oceanica sta arretrando per la scarsa ossigenazione delle acque. E anche la fauna è in pericolo. «Con la nostra partecipazione vogliamo sensibilizzare al rispetto del mare», dice Antonio Emanato del Sea World.