Professor Tullio De Mauro, sta per iniziare l'anno scolastico. Qual è la situazione in Italia? . «Le cose della scuola, come quelle della lingua, non cambiano con grande rapidità e temo che noi oggi abbiamo ancora bisogno di diverse cose essenziali». Quali, per esempio? . «Dobbiamo portare tutti i ragazzi alla licenza media inferiore. Siamo già da molti anni oltre al 90, ma l'obiettivo è arrivare al 100. In secondo luogo abbiamo bisogno di un numero di giovani con il diploma di scuola superiore molto più alto. Anche la quota di laureati è scandalosamente bassa rispetto agli altri Paesi, così come il dislivello medio complessivo della scolarità della popolazione e quindi di capacità di lettura e di acculturamento. Pensi che il 40 degli italiani non ha avuto gli strumenti necessari per essere in grado di capire bene e di leggere la pagina di un giornale». . Come mai tutto questo? . «Occorre fare un passo indietro e valutare che ancora nel 1950 il 60 degli italiani era privo della licenza elementare. C'è stato un accumulo di fatti storici che hanno portato a questa situazione. E' il frutto della nostra storia nazionale».. Allora eravamo poveri e oggi lo siamo meno. E' anche questo un motivo? . «Nel 1870 in parallelo con noi c'era il Giappone, un Paese altrettanto povero e altrettanto analfabeta. La classe dirigente giapponese fece una grande scommessa con tutta la popolazione. I governi e il popolo si dissanguarono per mandare a scuola anziani, adulti e bambini. File sterminate di nonni, padri e nipoti si acculturarono. La nostra classe dirigente invece scelse di investire nelle infrastrutture che poi avrebbero portato all'industrializzazione o nelle infrastrutture militari per creare un esercito nazionale». Come possiamo colmare il divario ora? . «Ci dobbiamo rendere conto che serve un impegno assai maggiore in direzione della scuola da parte di tutto quanto il Paese. Quand'ero ministro dissi che ci voleva un investimento privato e fui frainteso, perché si pensava che i privati dovessero mettere dei denari. Invece io pensavo alla famiglia, che spende quattrini solo per divertimenti e scarpe all'ultima moda, ma non spende un euro per libri non scolastici. Il 90 delle nostre famiglie non spende nulla. Eppure il fattore più rilevante, dopo la qualità ovvia dell'insegnante, è la qualità dei libri letti e esistenti in famiglia».. Vuol dire che la classe dirigente italiana è molto più ignorante che in altri Paesi europei? . «Purtroppo sì. Siamo molto meno acculturati anche del Canada o degli Stati Uniti. Forse questo lo dobbiamo anche a una scarsissima dimestichezza con le lingue straniere. E poi alla drammatica scarsità di letture di libri». Sembra che cultura, insegnamento e lettura siano argomenti quasi invisi e impopolari fra gli italiani; è così? . «Dietro questo atteggiamento c'è una china storica molte lunga da risalire. Sono però rimasto piacevolmente sorpreso nel vedere che i giovani della Casa della Libertà si sono riuniti quest'estate in Toscana e hanno chiesto di portare al 3 l'investimento statale per la ricerca scientifica che oggi è all'1. A luglio alcuni di noi avevano scritto un piccolo documento, «un patto per la scuola, l'università e la ricerca». Sono arrivate migliaia di adesioni. Questo naturalmente mi rende ottimista».. Con il ministro Moratti lei che rapporti ha? . «L'ho vista quando ci siamo scambiati le consegne e mi pare una persona molto simpatica. Da più di un anno però la scuola soffre di una certa immobilità. Bisogna che maggioranza e opposizione lavorino insieme a un progetto che faccia fare al Paese un vero salto in avanti. Ma siamo molto lontani, sia a destra sia a sinistra».. In tutto questo clima, come sta la letteratura? . «La letteratura può fiorire anche fra le scarse letture. Negli anni '50 si contendevano il premio Strega scrittori come Calvino, Pavese, Malaparte, Gadda, Moravia, Pasolini. Mi piacerebbe molto sbagliare, ma non vedo in giro gli equivalenti. Però io faccio il linguista e non il critico letterario».. E qual è lo stato di salute della lingua italiana? . «Un nostro linguista, Giulio Lepskhy, tempo fa per troncare una certa lamentela ha detto che l'italiano non ha mai goduto buona salute come in questi anni. Un altro famoso linguista ha aderito a questo punto di vista cercando di spiegare che rispetto a cinquant'anni fa l'italiano oggi è parlato dal 95 delle persone mentre un tempo si parlava molto più il dialetto».. Quindi la nostra è una lingua viva? . «'Sì, certo, è molto vivace. Quando la scrivevano solo Croce e Einaudi la prosa era diversa. Oggi parliamo e scriviamo in cinquanta milioni, come avviene del resto in qualsiasi altro Paese».. Lei che progetti ha per il suo lavoro? . «Vorrei fare in modo che il grande dizionario Utet in sei volumi, a cui sta per essere aggiunto un settimo volume, possa raggiungere una seconda edizione rivista e corretta entro il 2005».. Ma c'è un nuovo libro di Tullio De Mauro? . «Ci sarà un libro che si chiamerà "Tullio De Mauro, una storia linguistica" in uscita da Laterza. Lo hanno scritto amici e coleghi come Cassese, Bernardini, Asor Rosa, Lepskhv, Golino».. Lei sta parlando dei suoi colleghi, ma dovunque si incontrano i suoi allievi? . «Sì, è vero. Dei miei allievi sono molto contento perché sono indipendenti. Ognuno ha una testa che funziona e non c'è nulla tra noi che assomigli a un'ortodossia da difendere. Come tratto comune c'è un grande interesse per la scuola, l'università e la storia dei nostri studi, che accomunano un po' tutti. E poi un buon lavoro scientifico comincia dal sapersi collocare bene nella storia lunga degli studi e della cultura».
Italiani, i meno colti del mondo. De Mauro: bisogna puntare al diploma per tutti
Il professor Tullio De Mauro, futuro inizio dell'anno scolastico, discute della situazione in Italia in termini di educazione e cultura. Egli sostiene che la scuola italiana è in difficoltà e che ci sono molte cose che devono essere cambiate. De Mauro propone di aumentare l'investimento nella scuola e di migliorare la qualità degli insegnanti e dei libri. Inoltre, egli sostiene che la classe dirigente italiana è molto meno acculturata rispetto ad altri Paesi europei e che ciò è dovuto a una scarsa dimestichezza con le lingue straniere e a una scarsa lettura di libri.
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